Berthe Morisot, le luci gli abissi di Adriana Assini

Adriana Assini è una vecchia amica di queste pagine e, anche se con un po’ di ritardo sull’uscita di Berthe Morisot, le luci gli abissi (Scrittura&Scritture editore) non potevamo negarci e negarvi il piacere di parlarne. Un nuovo romanzo che raccoglie anche la sua passione, il talento e la professione in ambito pittorico-figurativo dell’autrice e che ci racconta la vita di Berthe Morisot, una «galassia sommersa» della pittura impressionista (qui potete leggere l’articolo a lei dedicato nel corso della rubrica che il blog ha riservato a tutte quelle donne – scrittrici e pittrici – che hanno lasciato un’impronta nella storia della letteratura e dell’arte e che il “canone” ha invece tentato di cancellare).

Berthe Morisot, terzogenita di un funzionario della Corte dei Conti nella Parigi del Secondo Impero, fu tra i fondatori del movimento impressionista. Musa particolare e amante platonica di Eduard Monet (è lei la donna ritratta ne Il balcone, gli autoritratti della donne con le violette, la donna con il manicotto, il celebre: Il riposo, e molti altri) fu a sua volta astro della nuova scuola figurativa. Ma è la sua intimità di donna e di artista che la Assini scandaglia nelle sue pagine, l’amore difficile per il pittore di Parigi (di cui sposò, a trentasei anni, il fratello Eugène), il rapporto con i colleghi Renoir, Pissaro, Sisley, Degas, ognuno meticolosamente descritto secondo i suoi vizi e le sue virtù; soprattutto il legame con sua madre, Marie-Cornélie Tomas (per cui Berthe era Bijou) e che per prima la indirizzò verso l’arte ma che pure stentava a comprenderne la sensibilità, i lati oscuri, il malessere profondo.

Berthe soffriva di anoressia, un disturbo che se oggi trova appena le parole per essere spiegato, all’epoca era quasi innominabile. Eppure la penna di Adriana Assini, sempre precisa e delicata, la descrive con puntuale raffinatezza, sia quando posa per il suo anfitrione che quando è lei stessa dietro al cavalletto, quando assiste alle esposizioni al Salon, quando si scontra con la madre e quando, alla fine della guerra tra la Francia e la Prussia, tramonta il Secondo Impero e cade Napoleone III. Quando Parigi, crocevia di menti fervide e spiriti trasgressivi pronti a rovesciare il mondo, illuminata dalle primi luci elettriche, pullulante di cabaret e café-chantant, è sconvolta dalla violenza e dall’avanzata della Comune.

L’arte è tutto ciò che può salvare attraverso le sue luci, i chiaroscuri e le ombre e “la signora della luce”, l’unica donna di un gruppo di artisti rivoluzionari, si immolerà per fare di forme e colori la sua ragione di vita, in un periodo in cui la pittura non è un mestiere per donne.

Un romanzo intenso, intriso di luce e di colore; una scrittura sfumata, un vero e proprio affresco narrativo, pigmentato, stratificato, corale. Berthe è un centro gravitazionale, ma attorno alla sua figura ruota una girandola di personaggi e vicende che si attirano e respingono secondo le regole dell’attrazione magnetica. Perché magnetica è lei, forte, determinata, carismatica come e più di un uomo.  

Adriana Assini è riuscita ancora una volta a catturare in Berthe Morisot, le luci, gli abissi, la vividezza e la malinconia, l’inquietudine e l’ariosità di una donna “en plein air”.

Il vento del Nord assediava Parigi in quella fine di novembre del millenovecentosessantanove. Piatto e muto, il cielo virava allo stesso grigio cangiante dello zinco e dell’ardesia che ammantava i tetti. Dalle finestre dell’atelier al numero 81 della rue Guyot arrivavano, stemperate, le grida dei caldarrostai e dei venditori ambulanti di giornali (…). Lei, l’enigmatica mademoiselle Morisot, tuttora nubile malgrado i suoi ventisette anni suonati e i numerosi pretendenti, posava già da tre ore, incurante della stanchezza e d’altri fastidi…»

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