Il compimento è la pioggia di Giorgia Lepore

Il compimento è la pioggia di Giorgia Lepore (E/O collana Sabot/Age) è il terzo e – purtroppo per me, perché ne leggerei ancora e ancora – ultimo capitolo della saga dell’ispettore capo Gerry Esposito. Magnifico, espiatorio, catartico come la pioggia dopo mesi di secca, questo romanzo è il più bello e il più terribile insieme, confermando la mano dell’autrice come una delle più potenti per quanto riguarda il noir in Italia.

 «Le nuvole sono una promessa. L’adempimento è la pioggia».

(Proverbio arabo)

A dicembre a Bari sembra ancora estate e, come al solito, non piove da troppo tempo. E, tuttavia, la notte di San Nicola, in un sottano del centro storico, c’è un omicidio efferato; è rinvenuto il cadavere di una ragazza di poco più di vent’anni, Ketty Camarda. Il corpo è squarciato, martoriato, il sangue è dappertutto come le tracce della presenza di bambini: giocattoli, biberon, vestiti. I bambini però sembrano scomparsi nel nulla. Almeno finché sul luogo del delitto non arriva l’ispettore Gerri Esposito, seguito dal suo capo, Marinetti, e dall’ispettrice Sara Coen, con la quale Gerri ha un rapporto che si fa sempre più complicato. E allora i bambini – Jennifer e Kevin – saltano, letteralmente, fuori. Hanno visto ma hanno davvero capito chi è stato a uccidere la madre? Jennifer giura che sia stato il padre, un pappone di quartiere, uno sfaticato, poco più che un ragazzino viziato e pretende da Jerry la promessa che lo arresti. Ma ci sono altri attori in scena, giochi di ruoli, finzioni, intrecci al limite dell’inconcepibile e l’indagine fatica a trovare e sciogliere tutti i nodi che, pian piano, vengono a galla.

Intanto il Natale si avvicina e nell’arco di poco si passa dal caldo fuori stagione a giorni freddissimi, in cui la Puglia e il suo capoluogo vengono investiti da un’insolita nevicata che non serve a coprire ma solo a cristallizzare, ora più che mai, non solo gli indizi ma (di nuovo e sempre) quell’infanzia che Gerri, sempre più cupo e perturbante (eppure così straordinariamente tenero) deve ricostruire e recuperare da qualche parte nei suoi ricordi perduti inseguendo, quasi, le tracce di un fantasma.

In questo terzo libro si nota con accecante chiarezza tutto ciò che nei precedenti era rimasto insinuato, suggerito, sottinteso ma non spiegato. Come la città di Bari, che da presenza silente diventa indispensabile rivelazione per scoprire la verità. E come in ogni poliziesco che si rispetti la sua espressione è sottile, si annida nei dettagli, nelle descrizioni, nei nomi. Abbiamo già detto che Giorgia Lepore è anche un’archeologa: l’arte di decifrare ciò che in apparenza è inintellegibile le è congeniale e sa metterla con destrezza al servizio della narrazione.

Un enigma è anche Gerri. La trasformazione di questo personaggio nell’arco narrativo dei tre romanzi è sbalorditiva: compie, insieme, un percorso di maturazione identitaria e involuzione caratteriale. Il suo cuore è avvolto da una nebbia perenne che non sembra avere alcuna voglia di schiarire, al contrario – e il rapporto con la piccola Jennifer lo evidenzia – fa di tutto per incupirlo ancora di più, fa promesse che non si capisce a chi siano, se ai figli della vittima o al sé bambino che ancora si affanna a cercare la mamma che lo abbandonò.

E questo mistero nel mistero, questo avvitamento psicologico e intimo della storia e di chi la vive, conferisce maggiore profondità (e anche una buona dose di morbosità) alla vicenda e alla sua lettura. Che diventa ipnotica, mesmerica, impossibile da lasciare anche quando si è giunti al finale. Ma sarà poi davvero questo il finale? Dell’assassinio di Ketty, senz’altro. Ma di tutto il resto? Quanto ancora può raccontarci Giorgia Lepore di questo straordinario personaggio? Il Compimento è la pioggia, ma dopo la pioggia c’è ancora bisogno di Gerri Esposito.  

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