Andare a scuola a Hollywood di Massimo Benvegnù e Mattia Bertoldi

C’è poco da fare: a settembre si torna a scuola. La campanella suona in giorni diversi a seconda dei calendari regionali ma il risultato è sempre lo stesso: zaini, penne, libri. La scuola ci attende. Anzi, vi attende, perché io ho dato il mio contributo già da un po’ di tempo. Forse è per questo che ho trovato piacevole, oltre che intelligente e stimolante, questo Andare a scuola a Hollywood di Massimo Benvegnù e Mattia Bertoldi (Las Vegas Edizioni).

Ma cosa significa andare a scuola a Hollywood? Come recita il sottotitolo, high school, college e altri disastri dell’educazione sul piccolo e grande schermo hanno influenzato il nostro modo di recepire il sistema educativo statunitense che, a torto o a ragione, esce (quasi) sempre vincente dal confronto con il nostro, portandoci a sognare grandi campi sportivi, pon pon da cheerleader e balli di fine anno. È tra questi cliché audiovisivi che i due autori provano a fare ordine e spiegare, attraverso serie tv e film che ne hanno immortalato l’immaginario collettivo per sempre, il confine tra realtà e finzione.  

Partiamo prima col chiarire come è strutturato il percorso di istruzione media-superiore e universitaria nordamericana e quali sono le differenze fondamentali con quello italiano. Massimo Benvegnù e Marria Bertoldi separano nettamente il testo in due parti: la prima dedicata alla high school e la seconda al college. Ma high school e college si possono davvero tradurre con scuola superiore e università? In senso molto lato sì. Sussistono tuttavia tante e tali differenze da rendere questa equazione solo nominale, mentre quelle che conosciamo meglio – chiamiamole incognite, chiamiamole differenze – sono le stesse che ci fanno sognare di studiare oltreoceano piuttosto che tra i vetusti banchi delle nostre scuole.

Intanto la high school: percorso quadriennale che inizia a 14 anni e si conclude a 18. Un anno in meno rispetto alla scuola italiana, dunque. Caratteristiche principali: un guidance counselor che aiuta gli studenti a pianificare i corsi dal primo al quarto anno, nessuna distinzione per classe, semmai per anno (da freshmen a senior, passando per junior), orario personalizzabile a seconda delle materie scelte (solo quattro sono obbligatorie: inglese, matematica, scienze e scienze sociali), compagni di classe (e soprattutto classi!) intercambiabili in rapporto alle discipline, l’armadietto dove depositare i libri tra un’ora e l’altra, la mensa (perché se è vero che si frequenta solo dal lunedì al venerdì, è vero pure che le lezioni terminano alle 15.00), attività extracurriculari che vanno dallo sport al teatro a… qualunque cosa vi possa venire in mente. E se (improbabile ma mettiamo il caso di) non dovesse venirvi niente in mente, ecco che Andare a scuola a Hollywood vi viene in soccorso con una meticolosa lista di serie o film da guardare e (per?) scegliere a cosa applicarvi: dall’immancabile Beverly Hills 90210 a Glee, The O.C, Dawson Creek, Twin Peaks, Una mamma per amica, Varsity Blues, Donnie Darko, Mean Girls, Greese, solo per citarne alcuni.

E il college? Per arrivarci la strada è meno semplice che qui in Italia. Le migliori università sono private e hanno rette altissime (non solo quelle appartenenti alla Ivy League). In alternativa ci sono le università pubbliche, statali (nel senso di Stato dell’Unione) o il Community collage con una resa, quest’ultimo, inferiore alle nostre lauree triennali ma sempre un gradino più in alto del diploma. Dopo aver inviato domande di ammissione, superato il SAT e l’APT (scholasting aptitude test e american college testing, altro che prove Invalsi…), ottenuta possibilmente una borsa di studio (elargite soprattutto agli sportivi, come viene ben spiegato nel capitolo: Quando gli atleti diventano reclute), si stilano programmi, si cerca il proprio posto nel campus, nel dormitorio, si fanno le selezioni per entrare in una confraternita. Meno orientante delle università italiane (il percorso formativo del college non è specializzante, per quello occorrono vere e proprie scuole di Specializzazione), i quattro anni al campus sono tuttavia determinanti nella formazione e maturazione dello studente, nelle amicizie che si stringono, persino nella vita sentimentale. Anche in questo caso gli autori guidano i lettori attraverso una filmografia ampissima e di spessore: L’attimo fuggente, A Cinderella Story, I predatori dell’Arca perduta, Fast Break, Le regole dell’attrazione, Animal House…

E dunque Andare a scuola a Hollywood cos’è? Un saggio sull’istruzione americana o una rassegna di film che vedono la scuola per protagonista? L’opera di Massimo Benvegnù e Mattia Bertoldi è una mirabile sintesi dell’una e dell’altra, perché è un fatto che nella nostra immaginazione la scuola made in USA è quella che tutti avremmo voluto frequentare, proprio come visto al cinema o in tv (o su YouTube, in tempi più recenti). Il lavoro dei due autori non è tanto separare il grano dal loglio quanto verificare tutte le combinazioni possibili tra verità e fiction scoprendo confini dove non pensavamo ce ne fossero e annullandone altri che davamo per scontati.

Un testo scorrevole, piacevole, puntuale che ridefinisce la prospettiva che abbiamo della scuola e delle sue declinazioni visivo-narrative ma che, all’occorrenza, diventa una potente guida alla visione, che sia la prima o l’ennesima volta, a film e serie eccezionali.  

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