Angelo che sei il mio custode di Giorgia Lepore

«Giorgia Lepore scava dentro di voi con le parole. Questa storia è un magnifico – e terrificante – battito del cuore…» Scrive Donato Carrisi in copertina di Angelo che sei il mio custode (collana Sabot/age di E/O Edizioni), il secondo romanzo della scrittrice pugliese che vede come protagonista l’ispettore della terza sezione della mobile della Questura di Bari, Gerri Esposito. E per una volta non si tratta di un blurb.

Alla fine de I figli sono pezzi di cuore, avevamo lasciato Gerri in convalescenza dopo essersi preso tre pallottole (gambe, torace e testa) e averla scampata per un pelo. Tra questo e la sospensione dal servizio per il pasticciaccio brutto con Lavinia, il poliziotto dalle origini incerte trapiantato nel capoluogo pugliese per volere del vice questore aggiunto e amico Marinetti, ha perso un po’ l’aspetto alla Johnny Deep per assomigliare a un cucciolo abbandonato. Sarà per questo che continua comunque a mietere vittime femminili tra le colleghe? Ci sono però altre vittime, più innocenti, che hanno bisogno delle sue attenzioni lavorative ed emotive, perché Gregorio Esposito detto Gerri questi due aspetti non riesce proprio a scinderli.

Sul Gargano, nella zona tra San Michele e San Giovanni Rotondo, è stato rinvenuto lo scheletro di un bambino morto per sgozzamento. Sul cranio sono incisi strani segni esoterici e un foro. Nel frattempo, sempre nella stessa zona, scompaiono altri due bambini. L’inchiesta è delicata, vengono coinvolte anche le procure di Roma e Torino e dalla capitale arriva persino la dottoressa Giovanna Acquarica, specializzata nella ricerca di minori scomparsi. Parlare con i genitori, confrontare foto, tracce e date è uno strazio che non aiuta Gerri a calmare le continue emicranie da post pallottola in testa ma nemmeno gli impedisce di buttarsi letteralmente sul (nel?) caso. Anche perché, quando si tratta di infanzia rubata, oltre alla testa gli duole il cuore di bambino abbandonata a cinque anni che non rinuncia alla ricerca di sé stesso.

Tra formidabili ritrovi archeologici, miti e leggende (che già da sole bastano ad aprire un mondo tutto da scoprire) sulla figura di San Michele (Quis ut Deus? Chi è come Dio?), l’angelo con la spada, l’angelo che è presente in tutte e tre le religioni monoteiste, l’angelo che condannò Lucifero, che apparve a Abramo per ordinargli di sacrificare il figlio Isacco, istruì Maometto, il difensore della fede che il cristianesimo identifica con lo Spirito Santo, Giorgia Lepore dipana una trama che oscilla tra il misticismo e la più crudele tra le violenze (quella contro i bambini) con l’equilibrio del funambolo sempre in bilico ma sempre in piedi e attraverso il caleidoscopico Gerri (sempre più tormentato, sfuggente, oppresso, crucciato, ossessivo e proprio per questo sempre più sexy…) Giorgia Lepore accompagna il lettore per strade oscure e impervie che lei però, archeologa e storica dell’arte oltre che scrittrice, conosce benissimo.

Ne scaturisce perciò un noir denso e preciso sia nell’architettura narrativa che nel ritmo (scandito dai bollettini metereologici che segnano il susseguirsi del tempo, quello sequenziale, che chi cerca un bambino scomparso non può permettersi di perdere) che nell’analisi psicologia; nelle atmosfere che avvolgono libro e lettore in un abbraccio indistricabile; nel registro linguistico in cui confluiscono senza confondersi le voci ben distinte dei personaggi (non solo Gerri) fino ad arrivare a un finale atteso come una catarsi.

Angelo che sei il mio custode di Giorgia Lepore è un romanzo folgorante che rimette in discussione il rapporto tra convinzione e verità, bene e male, amore e sofferenza, paura e fiducia.     

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