I figli sono pezzi di cuore di Giorgia Lepore

I figli sono pezzi di cuore di Giorgia Lepore (Edizioni E/O) è il primo libro di quella che per ora è una trilogia noir con protagonista l’ispettore Gregorio Esposito ma che in futuro, mi auguro davvero possa diventare una serie. Pubblicato nel 2015, è diventato oggetto della mia attenzione dopo che nel 2018 mi è capitato, per caso, di leggere il terzo volume (Il compimento è la pioggia). Ma solo nel 2021 sono riuscita ad approdare a questo inizio di saga, con mia enorme soddisfazione, potrei aggiungere.

Sullo sfondo di una Bari non olografica e non da cartolina, come spesso viene invece rappresentata, l’ispettore Gregorio Esposito, soprannominato Gerri, si trova a indagare su una serie di morti violente: ragazzine stordite con un oggetto contundente, poi soffocate con un sacchetto di plastica vicino al mare, infine gettate dagli scogli denudate e derubate.

Esposito, come già il cognome lascia intuire, di origine è napoletana. È giunto a Bari a rimorchio del Commissario Capo Marinetti dopo aver girato mezza Italia, trasferito perlopiù per la sua tendenza a sbandare con colleghe con cui non ha davvero voglia di stabilire una relazione, ma ogni volta ci casca e loro gliela fanno pagare con scientifica puntualità fino a che non è costretto a cambiare distretto, città, regione. Marinetti, però, se l’è preso a cuore, questo ragazzo poco più che trentenne, di oscure origini, e se l’è portato nella sua Bari non appena è stato, a sua volta, trasferito. Anche perché un po’ Marinetti si sente suo padre, che tanto Gerri un padre non ce l’ha né mai l’ha avuto. Ricorda vagamente la madre, che a cinque anni l’ha affidato, a Napoli, a un prete di strada e a una specie di suora laica, e di strade avrebbe potuto prenderne molte, ma tra la chiesa e il carcere ha trovato una via intermedia, la polizia.

È uno sfuggente, Gerri, non solo con le donne, alle quali la sua somiglianza non tanto vaga con Johnny Depp, al contrario, non sfugge mica. Il mistero sulle origini, i suoi modi tra lo scontroso e il riservato, il miscuglio di timidezza e irrequietezza, le ombre lunghe di un passato che nemmeno il sole della Puglia riesce a scacciare mai dal suo sguardo perso, il puntiglio nel lavoro, le manie dei diagrammi ad albero perché tutto deve seguire una logica, uno schema, tutto può collegarsi a tutto e questa scia di ragazze morte sembra avere dietro proprio questo: un piano, un paradigma, un copione scritto e fatto interpretare a forza alle vittime. Il caso lo ossessiona non solo sul piano professionale ma anche – forse soprattutto – su quello personale. Ogni ragazzina è una figlia, e ogni figlio è un pezzo di cuore, e lui che non smette di sentirsi il pezzo ripudiato del cuore di sua madre deve trovare il colpevole a ogni costo, persino a costo della vita, se necessario. Perché è proprio il rapporto con la madre il fulcro della storia, un rapporto declinato quasi all’infinito: la madre morbosa, iperprotettiva, quella indifferente, autocentrata, quella conflittuale, addirittura estranea.  

Ed è proprio questa personalità inedita di ispettore, questo personaggio costruito con carattere, espressività, consistenza narrativa a catturare subito l’attenzione (e l’attrazione) del lettore. Per alcuni aspetti eroico, per altri troppo emotivo, ma mai ordinario e sempre straordinariamente umano, Gerri Esposito risulta molto intrigante.

Il ritmo è vivace, lo stile fluido, affabulatorio, gli stacchi dei capitoli (ognuno contraddistinto dal titolo di una canzone) permettono di gestire il salto di punto di vista da un personaggio all’altro, mettendo rapidamente in chiaro il grado e la focalizzazione del narratore.

Sono molte le ragioni per cui I figli sono pezzi di cuore di Giorgia Lepore è un romanzo entratomi nel cuore. L’ambientazione nella mia città con una rappresentazione, finalmente, realistica e non folcloristica; il genere che è tra quelli che leggo più volentieri, la costruzione della trama che offre diversi spunti di riflessione. Ma è innegabile che è nel personaggio principale che risiede il maggior punto di forza del romanzo, che è di Gerri che voglio continuare a seguire le tracce per parlarvene ancora.

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