La testa mozzata di Salvatore Stefanelli

La testa mozzata, un racconto lungo di Salvatore Stefanelli (pubblicato da Delos Digital) è un ebook “rapido ed emozionante” di una sessantina di pagine difficile da ascrivere a un unico genere letterario: un po’ noir, un po’ poliziesco, un po’ thriller, ha il pregio di leggersi velocemente regalando al lettore una pausa di intrattenimento non per questo meno intrigante.

La testa mozzata e insanguinata, è quella di un cavallo che il commissario Antonio Negri intravede casualmente tatuata sulla mano di un cadavere in una corsia d’ospedale una sera che si è recato a trovare un compagno ferito. La strana figura risveglia immediatamente un confuso e lontano ricordo che, tuttavia, non si dà pace di riportare a galla. È il simbolo di una setta di assassini senza nome, legata a organizzazioni malavitose trasversali (camorra, ‘ndrangheta, sacra corona, mafia internazionale) che sta prepotentemente per entrare nella sua vita e nel suo lavoro, mettendo a dura prova anche i suoi stessi rapporti personali.

La difficoltà maggiore di questo tipo di testi consiste nel trovare il giusto equilibrio (anzi, il suo equilibrio) tra rispetto del codice imposto dal genere e trasgressione dello stesso, perché tra questi due opposti si gioca la partita dell’appeal sul lettore. Ambientazione, costruzione del personaggio e del suo background sono elementi problematici e fondamentali allo stesso tempo, proprio come la trama, l’intreccio, lo stile.

Salvatore Stefanelli ha scritto un racconto in cui tutto quanto sopra riportato si presenta con una sua cifra narrativa, una sua voce, un taglio, insomma, non equivocabile né intercambiabile con altri dello stesso genere.

L’ambientazione è una Napoli contemporanea e non stereotipata né nella sua rappresentazione sociale e antropologica e nemmeno nella sua geografia. Il protagonista, Antonio Negri, ha una sua caratterizzazione forte; più ancora ha una sua personalità che gli permette di non confondersi nella messe di ispettori, commissari, comandanti già presenti sulla piazza narrativa: ha un suo passato, i suoi segreti, ha fatto delle scelte che nel racconto trovano spazio per un confronto niente affatto scontato. La prosa è misurata, pesata sulla bilancia del linguaggio, discreta e per tanto piacevole da seguire.

Altro punto critico – soprattutto se si considera la brevità dell’opera – e altra prova brillantemente superata è il ritmo. La testa mozzata non risparmia di certo una buona dose di suspense ma, anche in questo caso, la via della ponderatezza scelta dall’autore si rivela vincente. Molti sono i punti dell’intreccio che generano tensione nel lettore: lo svelamento del mistero, una delicata indagine che sfocerà in una sfida tra la vita e la morte, il passato con cui Negri è richiamato a fare i conti: «lottando per tutto, sempre in bilico tra il dentro e il fuori della legge», il rapporto con sua moglie Nadia e quello con una vecchia fiamma, Annarella. Eppure la densità della trama non risente della concisione del racconto, semmai gli va incontro con agiatezza e abilità. Lettura breve ma intensa, La testa mozzata di Salvatore Stefanelli è un’ottima prova d’autore, un momento di lettura ricco di stimoli, incisivo ed espressivo, che non mancherà di regalare al lettore emozioni e brividi.

Ma non finisce qui! Visto che con questo articolo il blog taglia il traguardo dei trecento articoli, ho deciso di unire alla recensione de La testa mozzata, anche la segnalazione di Ribellione (Apolinnare Neiviller’s Story) sempre di Salvatore Stefanelli, in modo da coprire l’intera linea editoriale che in questi anni ha caratterizzato il progetto, tra recensioni, segnalazioni e… interviste. Perché, come da consuetudine, le nostre segnalazioni sono accompagnate sempre dall’intervista all’autore.

Torna il Cacciatore di demoni Apollinare Neiviller e stavolta dovrà affrontare il caso più difficile della sua vita. Una forza oscura
soggioga gli spiriti dei defunti e li trascina a compiere atti contro la loro volontà. Nessuno può resisterle, neppure l’amatissima figlia Giulia, sua principale alleata nell’aldilà. E tutto questo solo per appagare l’ambizione spietata di un feroce capo camorra, che scatena una guerra tra vivi e morti a Napoli pur di conquistare il potere in città, senza sapere che a muovere le fila degli eventi c’è una forza ambigua e ben più grande…
Al fianco di Neiviller nella lotta per ristabilire l’ordine e far tornare la pace, oltre all’immancabile nano Caronte, troveremo nuovi
amici – lupi mannari, janare, spiriti antichi immuni all’incantesimo della forza oscura – e Ilaria, che porterà via il cuore al Cacciatore; e non mancherà il supporto di Lucius, principe infernale che deve difendere dalla furia degli dèi ciò che gli sta più caro al mondo: l’amore di Lady.

  1. Presentati ai lettori: chi sei, cosa fai, perché scrivi?

Sono Salvatore Stefanelli, napoletano classe ’63. Amo il mondo nelle sue espressioni più belle (natura in ogni sua forma e poi letteratura, arte, artigianato, cinema, storia, sport, in una parola: Cultura). Sono un ex edicolante che la crisi del decennio ha costretto a chiudere l’attività nel 2015. Mi diletto di scrittura perché… mi piace, mi viene da dentro, forse per un desiderio inconscio di volermi far conoscere e apprezzare o solo per raccontare i miei mondi fantastici, per mostrare con i miei occhi la realtà che vedono o pensano di vedere. In verità, credo che non ci sia mai una sola risposta alla domanda: perché scrivi? Forse la più giusta è per amore. A voi poi declinare le tante verità che questa parola può assumere.

  • Al di là della (quarta) copertina: raccontaci il tuo libro dell’ispirazione alla pubblicazione.

Ribellione è solo il terzo capitolo di una quadrilogia. In realtà Apollinare Neiviller, il protagonista, è nato in un racconto che scrissi nel lontano 2011 per 100 Asylum (Scrittevolmente), un ebook antologico che vide la luce solo nel 2014. Da quella primissima storia, che ritroveremo in qualche modo nel capitolo finale della saga, ho trovato poi l’ispirazione per scriverne un primo racconto lungo, (Note rosso sangue – Nero Press Ed. 2016), un secondo (Innocenti Spiriti) è stato pubblicato nel 2018 e infine, nel 2020, questo, sempre targati NPE e sempre ebook. C’è voluto un po’ per completare Ribellione, perché, come capita spesso a tanti, sono caduto anch’io in una fase di blocco, quasi sei mesi, superata in una brillane estate in cui in meno di un mese ho scritto la metà che mancava. Poi il solito cammino di proposta all’editore, aspettare i lunghi tempi di attesa prima che si liberasse lo spazio per procedere all’editing e quindi la pubblicazione. Unica nota negativa di questo iter è che davvero avevo sperato Ribellione fosse pubblicato anche in cartaceo, visto che è un romanzo e non più un racconto lungo e vista la sua complessità.

  • Tre ragioni per leggerlo: sai trovare tre aggettivi per descrivere la storia e motivare il lettore a leggerlo?

Amore – in questa storia si presenta sotto svariate forme: lineare, complesso, famigliare, amante, divino, a braccetto con l’odio e tante altre ancora.

Tempo – Ribellione attraversa il tempo, dalle origini del mondo ai giorni nostri (dove la storia si svolge), mostrando legami e divisioni, tra gli dei e tra gli uomini, con vendette, scontri, lotte per il potere, quale che sia. Un po’ di mistero, che non guasta mai.

Oscurità – come l’amore, anche l’oscurità fa parte dell’animo umano e merita di essere seguita.

Motivi per leggere Ribellione: se avete letto i primi due, non potete fare a meno di leggere questo. Non li avete letti? (potete ancora recuperarli). Il Cacciatore di demoni, Apollinare Neiviller, si troverà ad affrontare l’ego di un boss di camorra, uno strano monsignore, la furia degli spiriti dei morti. Poi c’è l’inferno, una antichissima profezia e tanto altro. Insomma, spero di avervi incuriosito almeno un po’, quel tanto che basta per iniziare a leggerlo.

  • La tua libreria: quali sono i libri che assolutamente consigli di leggere?

Il libro a cui non rinuncerei mai è Il signore degli anelli (ho letto quasi tutto Tolkien e l’adoro). Zanna bianca o Il richiamo della foresta, di Jack London. Quo Vadis, di Henryk Sienkiewicz, forse il primo libro che ho letto.  D’italiani consiglio: tutto il ciclo di Mondo9, compreso il recente Naila, di Dario Tonani; La Bambina e il Nazista, di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli. Classici? Il nome della rosa di Umberto Eco e Pinocchio di Collodi. E la lista potrebbe continuare ma sarebbe sempre personale, invece, credo che ognuno debba farsi la propria libreria lasciando che ad affascinare sia un nome, un titolo, una quarta di copertina o la cover, da quel profumo di viaggi e misteri e amori e storie dal brivido sottile, dalla scoperta lenta delle molteplici, quasi infinite, sfumature della realtà, vicina o lontana.

  • A cosa ti fa pensare #libriquattropuntozero?

Alla curiosità di quali possano essere libri 1.0, 2.0 e 3.0. Alle varie fasi della vita e come possono cambiare le nostre letture nel corso del tempo. 4.0 è come cambiare il punto di vista mettendosi al centro delle facce di un cubo, nella speranza che un giorno si possa arrivare a vedere anche le 5.0 e 6.0. Anzi, forse un giorno, per potersi mettere al centro del cubo, nel punto focale.

I commenti sono chiusi.

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: