I Bottoni di Napoleone di Penny Le Courter e Jay Burreson

Un saggio di chimica (secondo qualcuno, addirittura un manuale propedeutico allo studio della materia) o un saggio storico? I Bottoni di Napoleone di Penny Le Courter e Jay Burreson (Tea Editore) è un saggio su come la chimica ha cambiato il corso della Storia attraverso la scoperta, la sintesi, il serendipico incontro con 17 molecole.

Piperina, eugenolo (e isoeugenolo), acido ascorbico, glucosio, cellulosa, nitroderivati, fenolo, isoprene, morfina, nicotina, caffeina, acido oleico, clorocarburi, chinina, coloranti, sale ma anche la molecola alla base del principio contraccettivo della pillola e gli alcaloidi: ecco i protagonisti di questa lettura senza dubbio complessa e altrettanto affascinante.

L’idea di partenza è raccontare il fondamento scientifico non solo di alcune tra le leggende più popolari ma anche di fatti ed eventi memorabili e decisivi. Come, appunto, i bottoni delle uniformi delle truppe napoleoniche, fatte di stagno, elemento chimico che, a temperature bassissime come quelle russe (e che la campagna di Russia fu l’inizio della fine per Napoleone… e non solo, è un fatto storicamente accertato) si sbriciola, esponendo maggiormente i soldati ai rigori dell’inverno e non lasciando altra soluzione se non la ritirata.

Come questo aneddoto ce ne sono altri a stimolare la curiosità del lettore: l’uso della noce moscata come farmaco contro la peste a causa del suo odore particolare che terrebbe alla larga i parassiti che la trasmettono, o il grembiule della moglie di Schöbenin che esplose letteralmente dopo essere stato usato per ripulire un miscuglio di acido nitrico e messo su una stufa ad asciugare dando vita al cosiddetto fulmicotone o cotone fulminante. Ma anche perché la pillola anticoncezionale funziona solo sulle donne o, sempre a proposito di donne, come la caccia alle streghe prese a pretesto la migliore abilità femminile nel comprendere e usare erbe guaritrici come la mandragola officinarum, le foglie di betel, la belladonna, il giusquiamo etc… per scatenare la sua misantropia.  

  

La formula dell’acido ascorbico, comunemente conosciuto come Vitamina C, fondamentale nella cura dello scorbuto

È un’idea suggestiva quella di una Storia dell’uomo scritta da una concatenazione di atomi invece che da una concatenazione di decisioni o eventi umani: le spezie che tracciano la rotta per il nuovo mondo ridisegnando la geografia terrestre, polimeri responsabili dell’espansione o della caduta di imperi, così come di rivoluzioni, guerre e sovvertimenti culturali ed economici. È l’idea che l’infinitamente piccolo sia alla base dell’infinitamente grande, che la natura determina le sorti dell’uomo molto più delle azioni. Pensiamo solo a quello che sta accadendo, alla pandemia in corso: l’essere umano può rispondere e difendersi ma la natura sarà sempre la più forte tra i due. E proprio pensando a quanto stiamo vivendo da un anno a questa parte che l’affermazione degli autori (chimici di professione, Le Couteur la insegna anche) sulla potenza degli antibiotici, grazie ai quali un’ondata pandemica sul tipo della Spagnola sarebbe da ritenere ormai improbabile, risalta un eccesso di ottimismo e conferma invece quanto più sopra asserito: la natura ha ancora nelle sue mani il nostro destino. Sfidarla come stiamo facendo è sconsiderato oltre che pericoloso.

Ed è stato senza dubbio il contesto contingente a farmi propendere verso questa lettura: non è completamente fuori dalla mia comfort zone ma non ne è nemmeno integralmente dentro: le parti più prettamente “tecniche”, le pagine e pagine di formule o ci si impegna a studiarle come a scuola o le si salta a piè pari. Come mi sono comportata io di fronte a queste porzioni di testo lo lascio all’immaginazione dei miei lettori comprenderlo.

Ma va anche sottolineato che la prosa scelta dai due autori è – nei limiti del possibile dato l’argomento trattato – chiara, briosa, dinamica, con una certo grado di attrattiva che bandisce la noia e sprona invece la curiosità. I Bottoni di Napoleone di Penny Le Couteur e Jay Burreson si legge come un piccolo compendio di curiosità storico-scientifiche, qualcosa che vale sempre la pena sapere se non proprio approfondire. Non fosse altro per scoprire che la tanto celebrata democrazia ateniese, base indiscussa del concetto stesso di democrazia in Occidente, la si deve (quasi) interamente alle proprietà dell’olio, alla possibilità di piantare i suoi maestosi alberi e a quella di commerciarlo.

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