Cari papà di Manuela Fuga

Nei giorni in cui il documentario presentato durante l’ultimo Festival del Cinema di Roma, “Francesco”, rilancia l’accoglienza da parte del Papa delle coppie omosessuali nella famiglia di Dio, mi fa particolarmente piacere parlarvi di un libro in qualche modo anticipatorio dell’argomento – non solo per tema ma anche per impostazione. Si tratta di Cari papà di Manuela Fuga edito bookabook edizioni, romanzo di grande dolcezza e semplicità, quella stessa semplicità tratto distintivo del Papa in carica (non a caso citato esplicitamente nel libro).

Cari papà inizia in una camera d’ospedale, l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano dove Paolo è tenuto in coma farmacologico dopo un’emorragia cerebrale. Al suo fianco ci sono il marito Giorgio e il figlio Sebastiano. Esatto. Paolo e Giorgio sono una coppia, si sono sposati in Olanda molto tempo prima che la legge sulle unioni civili arrivasse persino a essere discussa in Italia e, sempre in Olanda, hanno adottato Sebastiano, il cui vero nome è Bastiaan, bambino non voluto e abbandonato in un orfanotrofio.

Cari papà è la storia di questa famiglia, di due padri e un figlio che affrontano la vita nella sua quotidianità e nelle sue avversità: la difficoltà di crescere, il pregiudizio, l’accettazione ma soprattutto l’amore. Cari papà è, in definitiva, la storia di un amore semplice e genuino (quello tra Paolo e Giorgio e tra Sebastiano e i suoi due padri) e quello dell’amore che fatica a trovare una strada, una chiarezza, una stabilità, quello che incontra ostacoli e bivi e deve scegliere da che parte andare (Elisa, Silvia e, ancora, Sebastiano).

Il racconto di questa famiglia è il racconto di ogni famiglia. Manuela Fuga porta il lettore in una dimensione dove la straordinarietà del normale è la cifra di tutte le cose. La trama si costruisce su piccoli episodi, gesti, avvenimenti, decisioni da prendere che sono quelle che ognuno di noi vive, dimostrando così che non c’è niente di eccezionale nell’amore se non l’amore stesso, sia esso tra individui dello stesso sesso che tra individui di sesso diverso. Di eccezionale c’è solo la forza dell’amore, quella che Paolo e Giorgio imprimono a Sebastiano aiutandolo a crescere e a diventare uomo, come ogni padre, ogni genitore, dovrebbe fare.

Silvia, che fin dai primi giorni di scuola diventa l’amica intima e la confidente (ma sarà poi solo questo?) di Sebastiano un padre non ce l’ha e la sua battuta all’interno del romanzo: «Non c’è giustizia in questo mondo, perché lui aveva due papà e lei nemmeno uno» sintetizza la potenza di una verità universale, la giustizia, che specie quando ha a che fare con il binomio genitori-figli si perde in vie tortuose, grovigli e labirinti (in Cari papà sarà proprio lei ad affrontare la prova più difficile).

Io credo che Cari papà di Manuela Fuga esprima esattamente questo: non è facile essere figli, non è facile essere genitori, non è facile crescere, non è facile amare, non è facile essere amati ma, tra tutte queste difficoltà, una coppia omosessuale che decide di adottare un bambino non rappresenta il pericolo né l’ostacolo maggiore. È, anzi, forse l’unica cosa bella, pura e semplice. Così come bella, pura e semplice è la scrittura di Fuga. Così come bello, puro e semplice è il suo stile: nessuna accelerazione sul pathos, sulla morbosità, nessun intreccio complicato, qualche contrattempo (ma quelli sono inevitabili) perché l’autenticità si racconta con parole semplici e la genuinità di un amore (qualunque esso sia) si esprime con fatti concreti, piani lineari, con manifestazioni sobrie e misurate.  

Un libro da leggere con lo stesso piacere con cui si sorseggia una tisana calda, perché entrambi hanno il dono di ristabilire il fatto irrinunciabile che è nelle piccole cose che si ritrova in vero senso di tutte le cose.

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