Un Drago di nome Poirot: intervista al curatore Marco Amici

Uscito il 1 settembre scorso, il Drago della Oscarvault dedicato al più grande investigatore letterario di tutti i tempi (quantomeno il più longevo), il mitico, il grande, il solo Hercule Poirot, può, a buon diritto, considerarsi un formidabile regalo di compleanno per il centenario della nascita (letteraria, nel romanzo Poirot a Style’s Court) di questo ometto belga, con la testa a uovo e le ghette capace di risolvere il più intricato dei misteri grazie alle sue straordinarie doti mentali (le celluline grigie) e alla sua altrettanto insuperabile conoscenza della psicologia umana, un mix tra empatia (dal greco empátheia, ovvero soffrire per) e simpatia (sympátheia ovvero soffrire con) a cui non sfugge nessuna sfumatura del carattere, criminale o no, dell’individuo.

La sua storia è anche la storia della grande scrittrice Agatha Christie (ne abbiamo già parlato qui), è la storia della crime novel moderna, è Storia della Letteratura. Un regalo di compleanno migliore non poteva esserci e il volume che la Mondadori ha pensato per i lettori italiani è un piccolo gioiello di bellezza e accuratezza. E, a proposito di accuratezza, è proprio con il suo curatore, Marco Amici, che ho deciso di parlarne.

Tu hai curato il Drago pubblicato dalla Oscarvault dedicato al centenario del personaggio di Hercule Poirot. In cosa è consistita, se puoi dircelo, la curatela?

Bella domanda! In breve, mi sono occupato della scelta dell’indice dei contenuti (quindi dei racconti, ma non solo), dell’aiuto nella ricerca del comparto iconografico, nello scrivere l’introduzione e anche della traduzione di alcuni materiali. Quasi dimenticavo, ho scritto anche i copy delle pubblicità fittizie che si trovano qua e là nel testo, un lavoro divertentissimo!

Per quanto riguarda la compilazione dell’indice dei racconti mi sono concentrato prima di tutto sul catalogare l’opera omnia di Agatha Christie: romanzi, racconti, novelle, opere teatrali e quant’altro, così da poter avere sottocchio tutto il materiale disponibile. C’è voluto un po’, soprattutto per confermare le informazioni che già avevo. E questo è stato d’aiuto anche per gli altri step.

Una volta compilato il foglio excel finale (d’altronde stare a contatto con Hercule Poirot quasi giornalmente rende maniacali come lui) ho iniziato a fare ricerca: sapevo che molti dei suoi racconti e dei suoi romanzi vennero pubblicati anche a puntate su diverse riviste, allora ho cominciato a cercare chi potesse saperne di più – perché c’è sempre qualcuno che ne sa di più, fortunatamente! – e, una volta confrontato quello che sapevo e quello che ero riuscito a scoprire mi sono confrontato con la redazione degli Oscar Mondadori, senza la quale questo gioiellino non avrebbe mai visto la luce.

Abbiamo quindi deciso insieme di includere Poirot e il mistero della regata (mai pubblicato in italia), le versioni alternative di diversi racconti, un racconto breve che in realtà è una bozza di Due mesi dopo – che in Italia era apparso solo in un volume di John Curran (uno dei maggiori studiosi viventi della Christie, n.d.r) – e di aggiungere anche il racconto lungo che poi sarebbe diventato La sagra del delitto. Insieme a questi contenuti abbiamo deciso di includere una lettera speciale scritta dallo stesso Poirot al suo editore americano (una vera chicca!).

Successivamente ci si è subito concentrati sul comparto iconografico: le immagini che ci sono all’interno (e non la copertina e i risguardi) del libro.

Anche in questo la ricerca fatta in precedenza è stata necessaria (e aggiungerei salvifica): la maggior parte delle riviste in cui questi racconti vennero pubblicati ormai non esiste più oppure; se ancora esistono, i loro archivi non sono disponibili per la consultazione o peggio, non esistono! Ma avere sottomano i dettagli di pubblicazione può aiutare, proprio come gli indizi aiutano l’investigatore a trovare la soluzione al caso sul quale sta lavorando.

Il primo passo è stato scrivere all’Agatha Christie Archive Trust per vedere se loro avevano del materiale, e fortunatamente c’era qualcosa, poi si è passati alla ricerca forsennata. Questa fase è stata la più divertente, almeno per me: cercare online immagini pubblicate 70, 80 o addirittura 90 anni fa è un’attività entusiasmante. Ho passato intere giornate a cercare traccia di qualche immagine che potesse essere utile su siti di aste online, di libri dell’usato, di appassionati lettori di Agatha Christie (e non solo!). È incredibile pensare a quante risorse ci sono a portata di clic, ma bisogna sempre stare attenti, perché non è tutto oro quel che luccica.

Questo ovviamente per quanto riguarda le illustrazioni dei racconti. Per le immagini delle pubblicità il discorso è stato diverso. Anche in questo caso la mia ossessione christiana è venuta in soccorso non solo mio, ma anche di Lucia Impelluso, Emanuela Barboni e Sergio Giuliese, ai quali non devo solo dire grazie per il lavoro fatto ma ai quali devo chiedere scusa per tutte le mail e le richieste fatte.

Negli anni a causa della mia passione ho comprato libri su libri dedicati a Christie, al genere giallo, alla storia del genere e così via. Questi sono stati una vera miniera d’oro di informazioni e ispirazione!

La soddisfazione più grande di tutto questo processo è stata ritrovare, quasi per caso, il disegno originale dell’illustrazione mai pubblicata di Poirot and the Regatta Mystery, l’inedito pubblicato nel Drago. Fortunatamente ci è stato dato il permesso di usarla, e ne sono veramente felice.

A seguire, una volta selezionate le immagini, rintracciati i diversi proprietari e sistemate le questioni legate ai copyright, ho lavorato sui testi per le traduzioni, e per i testi delle pubblicità. Per i copy ho deciso di seminare tra i diversi annunci degli easter egg al Christie-Universe, come lo chiamo io, il canone christiano: ci sono rimandi a Miss Marple, Parker Pyne, a diversi racconti di Poirot e altri romanzi di Agatha Christie. Non vi rivelo quali però, dovete capirli leggendo!

E infine, come paradosso, ho scritto l’introduzione. È difficile scrivere una vera e propria lettera al lettore, ma anche qui mi sono rifatto a chi ne sapeva più di me: Alberto Tedeschi. In molti numeri del Giallo Mondadori proprio Tedeschi, insieme agli altri della redazione di Mondadori, firmava lettere, introduzioni e comunicazioni ai lettori. Tutte mai seriose, mai tronfie, ma sempre divertenti e ammiccanti, senza però scadere nel banale. Spero di aver fatto lo stesso.

Quando e come è scattata la scintilla tra te e Agatha Christie?

Questa è semplice: ero in seconda superiore e uno dei libri che dovevamo leggere per le vacanze era Assassinio sull’Orient Express. Conoscevo Agatha Christie solo di nome, non avevo mai letto nulla di suo, avevo visto in tv qualche spezzone degli episodi con Hercule Poirot, ma niente di più. Inizio quindi la lettura e niente, rimango incollato alle pagine. Vedere questo strano ometto belga e la soggezione che i diversi protagonisti hanno di lui durante le sessioni di interrogatorio, l’ambientazione lussuosa e claustrofobica, il filo rosso che collega le indagini: non potevo staccarmi dalla lettura. Ricordo ancora che l’ultimo capitolo, quello della spiegazione finale o meglio, delle spiegazioni, l’ho letto sul bagnasciuga al mare. Farei prima a dire letto e riletto, visto che non ci potevo credere, non credevo che uno scrittore potesse fare quello che aveva fatto Agatha Christie. Così è scattata la scintilla: dopo Orient Express ho letto Macabro quiz, poi Il Natale di Poirot e piano piano li ho recuperati tutti. E li rileggo ancora.

Nel Drago, troviamo anche un racconto inedito da te tradotto (Il mistero della regata). Non è la prima volta che ti cimenti con la traduzione di Agatha Christie; già l’hanno scorso eri tra i traduttori de L’ultima seduta spiritica, raccolta di racconti che introduce il lato più “occulto”, se così si può dire, della prolifica fantasia della Christie e quest’anno hai firmato i contenuti inediti per l’edizione speciale per il centenario di Poirot a Style’s Court. Puoi dirci quale o quali sono le difficoltà maggiori nell’affrontare la traduzione di un mostro sacro della letteratura mondiale come Agatha Christie?

La difficoltà principale è proprio approcciarsi a una scrittrice così famosa, così letta, così amata. Non è semplice mettere mano in territori sconosciuti, non lo è nemmeno rilavorare su cose che invece fanno parte dell’immaginario collettivo.

La traduzione de La moglie del Kenita in L’ultima seduta spiritica è stata difficile – era la mia prima traduzione – ma anche abbastanza semplice: conoscevo la storia, l’avevo già letta, ero a conoscenza del contesto in cui era stata scritta e di quello all’interno della vicenda. La peculiarità di questa storia è il fatto che sia ambientata nel Sud Africa in piena Seconda Guerra Boera-Inglese: ci troviamo lontani dalle country house, dai garden party, dai merletti e dalle crinoline. Siamo nel Veldt, e in lontananza rombano i cannoni. Mantenere un certo ritmo e rimanere fedeli ai riferimenti culturali è stato il compito più difficile. C’è anche da dire che a prima vista la scrittura di Christie può risultare abbastanza semplice, sia in inglese sia in italiano, ma in realtà non è proprio così: c’è sempre una costruzione particolare, la ricerca di una parola o un’espressione di natura ambigua. Insomma, non è una passeggiata.

Tradurre i materiali inediti per Poirot a Styles Court della collana Oscar Moderni non è stato semplice invece, perché c’era più di un obbligo da seguire: prima di tutto il capitolo inedito doveva essere ovviamente leggibile come se fosse parte integrante del romanzo (tradotto in Italia da Diana Fonticoli), ma allo stesso tempo doveva rimanere aderente a quello originale. Ho riletto il romanzo in inglese diverse volte e ho riletto la traduzione di Fonticoli, per mantenere dove possibile le scelte fatte da lei per evitare confusione.

Tradurre le parole di Hercule Poirot e il suo modo di parlare è come camminare sui carboni ardenti: in inglese la costruzione sintattica delle sue frasi è molto particolare, d’altronde la sua lingua madre è il francese. Non per questo si rivolge in maniera sgrammaticata, anzi, sceglie molto bene le sue parole, il suo è uno strano tipo di Broken English, che però sparisce magicamente una volta che si trova a esporre la soluzione di un caso, proprio come avviene in questo capitolo inedito. Lui si trova alla sbarra come testimone e, nonostante la legge inglese dell’epoca non lo permettesse (cosa che portò l’editore dell’epoca a chiederne la modifica), racconta al giudice e alla giuria come secondo lui si sono svolti i fatti.

Ho dovuto tener conto delle diverse formule ricorrenti durante i processi, dei diversi ruoli all’interno della magistratura, per non parlare di un indizio che finalmente torna nella vicenda tale e quale alla versione originale (vi invito a capire a cosa mi riferisco!).

Chi traduce Agatha Christie deve cercare di mantenere quell’apparente semplicità all’interno del testo: lei tesse piano piano, frase dopo frase, una ragnatela invisibile di indizi, false piste, convenevoli e dettagli apparentemente futili che però incastrano il lettore. E noi lettori ci caschiamo ogni volta.

Leggendo il libro, mi sono resa conto che, attraverso i racconti, la figura di Hercule Poirot emerge molto più nettamente che nei romanzi. Le sue manie, l’ordine, il metodo, le celluline grigie, ma anche la sua umanità, ironia, vanità, spiccano con grande nitore. Sei d’accordo?

Decisamente! D’altronde la maggior parte di questi racconti vengono dalla prima produzione di Christie (anni ‘20/’30) e all’epoca era prassi riempire i propri personaggi (specialmente se investigatori privati, detective, poliziotti, lord o signorine) di tic, di manie, di nevrosi, per renderli riconoscibili e far entrare subito il lettore in sintonia con essi. Nei romanzi invece non c’è bisogno, e questo è dovuto alla lunghezza diversa. Poirot viene sempre descritto in maniera ironica, e questo serve per un preciso motivo: come si può prendere sul serio un ometto basso, con dei baffi enormi e impomatati, vestito come un pinguino con la testa d’uovo perennemente inclinata? Per di più con un accento strano, quasi francese ma non proprio? Ed è proprio quello che pensano tutti quelli che vengono incontro all’investigatore, che usa questo stratagemma per prenderli sottogamba e togliere loro la terra sotto i piedi una volta dimostrato che le sue celluline grigie funzionano magnificamente.

Per conoscere il personaggio di Poirot, meglio iniziare dai racconti o dai romanzi, secondo te?

 

Per parecchio tempo non ho mai consigliato di leggere le opere di Agatha Christie in ordine cronologico, ma ultimamente mi rendo conto che per quanto riguarda Hercule Poirot questa è una modalità di lettura obbligatoria: comincerei dal suo primo romanzo, Poirot a Styles Court, per poi passare alla raccolta dei racconti pubblicati originalmente nel 1923, Hercule Poirot indaga. I racconti nel Drago seguono l’ordine cronologico originale, quindi possono aiutare a vedere come Poirot cambia di decade in decade.

Che idea ti sei fatto, a prescindere da tutte le biografie, autobiografie, scritti vari, della Agatha Christie persona? Quanto ritroviamo di lei nei suoi libri?

Come rispondere? Probabilmente che non lo so, non ho idea di che tipo di persona potesse essere Agatha Christie: attraverso i suoi libri e le sue storie vediamo una persona che non si vergogna di giocare con le regole, infrangendole e creandone di nuove. Vediamo personaggi sfacciati, che sfidano il contesto sociale e lo status quo per ottenere qualcosa di più. Ci sono le eroine giovani come Tuppence, Anne Beddingfield, Lady Bundle Brent, che sono degli ottimi esempi di emancipazione femminile, per non parlare delle critiche non troppo velate all’Impero britannico e alla guerra.

Ma allo stesso tempo leggendo le sue autobiografie ci rendiamo conto di come per certi versi Christie fosse molto conservatrice anche se aperta al cambiamento. Una contraddizione vivente, basti pensare al fatto che Christie è stata ed è tuttora la scrittrice (e la drammaturga) più famosa del mondo, eppure di lei abbiamo pochissime interviste, le potremmo contare sulle dita di una mano. Per quanto ha nascosto alla stampa, ha però rivelato se stessa nei libri. Troviamo tantissimo di lei, della sua vita e del suo animo profondo nelle sue storie, soprattutto nei romanzi firmati con lo pseudonimo Mary Westmacott. Vengono definiti romanzi rosa, ma sono semplici libri di narrativa e come tali vanno letti. Anzi, in alcuni di questi Agatha Christie dimostra di essere una scrittrice a tutto tondo, rivelando involontariamente tantissime sue paure e suoi pensieri. Questi forse sono la finestra sulla vera essenza di Christie.

C’è un’età, secondo te, in cui è, o quantomeno sarebbe, meglio approcciarsi alla produzione della Christie?

Tantissimi lettori si sono avvicinati ad Agatha Christie e ai suoi libri all’età di 9/10 anni. Può sembrare presto, soprattutto quando si pensa a romanzi come Dieci piccoli indiani, però penso proprio che quella sia l’età ideale, perché una volta letto uno non si può non continuare. D’altronde le storie di Agatha Christie non sono tanto diverse dalle fiabe e dalle favole: si comincia con una situazione calma che viene disturbata da un evento (omicidio, furto, rapimento), arriva l’eroe (Miss Marple, Hercule Poirot e gli altri) e dopo diverse prove ristabilisce la pace.

 Nel bookstagram, insieme a Davide, sei conosciuto come Radicalging, uno dei profili (l’opinione non è solo mia) più consapevoli, preparati, ricchi di contenuti validi, ma anche di iniziative, tra le quali ricordiamo – ma solo per restare in tema, perché sono veramente tante e veramente belle – la #readchristie (una sfida di lettura lunga tutto l’anno e che è già alla sua seconda edizione), la Challenge fotografica #candelinegrigie che nel mese di settembre ha celebrato tutte le ricorrenze legata alla Christie e ai suoi personaggi e libri. Insomma, sei (anzi siete) sempre molto attivi, vulcani di idee (ricordiamo anche la Radical Book Fair a maggio). Ma quante ne pensate? E quante ne fate? Quale carburante alimenta tutto il vostro entusiasmo?

Ne pensiamo decisamente troppe, perché molte delle nostre idee alla fine non vedono la luce, ma solo per un motivo: le giornate sono solo di 24 ore, le settimane di 7 giorni, i mesi già hanno durata diversa, ma alla fine ogni anno è sempre fatto da 365/366 giorni. Nonostante tutto però portiamo avanti un bel po’ di progetti: come hai detto tu c’è la #ReadChristie, il primo grande progetto che abbiamo portato sul nostro profilo. Non è però una nostra idea al 100% però! Nel 2018 veniamo contattati dall’Agatha Christie Limited, l’azienda fondata dalla stessa Agatha nel 1952 e che gestisce tutti i suoi diritti (letterari, cinematografici e affini) per partecipare a questa challenge: 12 consegne per 12 mesi, 12 letture per scoprire Agatha Christie e le sue opere da diverse angolazioni. Noi ovviamente abbiamo dovuto metterci il nostro. Ogni anno selezioniamo dai 12 ai 13 profili ai quali inviamo una cartolina di quelle inviateci dalla ACL, insieme a una lettera e a un indizio. Queste persone partecipano insieme a noi e inoltre devono trovare la soluzione all’enigma che abbiamo creato. Per quest’anno avevamo lasciato degli indizi che rimandavano a Poirot e il mistero della regata, per far capire che sarebbe arrivato in Italia, in qualche modo. Questo approccio alla #ReadChristie è abbastanza diverso a quello consono, non ci risulta che altri abbiano deciso di rendere più personale questa challenge e a quanto pare sta funzionando, visto che seguendo l’hashtag ci siamo resi conto che i fan italiani che partecipano anche grazie a noi sono tantissimi!

Diciamo che quello che ci spinge a fare progetti simili, come #EinaudiTO per esempio, che ci sta accompagnando in questo anno particolare facendoci scoprire e riscoprire figure legate a Torino e alla casa editrice Einaudi, oppure #OpereDiBottega, che ci ha fatto innamorare di Fruttero & Lucentini e ci ha dato tantissime soddisfazioni (una su tutte l’intervista in tre parti alla figlia di Carlo Fruttero, Carlotta), è la passione dello scoprire sempre qualcosa di nuovo, del non fermarsi alle cose in primo piano, ma a scavare sempre più a fondo.

Questo è anche il pensiero dietro i nostri gruppi di lettura, spesso organizzati insieme a Stefania di @libri_come_il_pane: scegliamo sempre dei titoli che per noi hanno un certo valore, che si collegano alle nostre passioni e che ci possono portare a scoprire qualcosa di nuovo. Molto spesso è capitato di creare un GDL su un titolo che avevamo scoperto leggendo un romanzo per un altro GDL e così via, seguendo sempre un filo.

Poi ovviamente c’è il riscontro che abbiamo riguardo ai nostri contenuti, ma non soltanto in termini di like e commenti, che lasciano un po’ il tempo che trovano. Fa sempre piacere vedere il proprio articolo condiviso in una newsletter, l’intervista fatta a questo o a quell’autrice rimbalzata da qualche casa editrice o da qualche sito del settore. Riguardo a questo la soddisfazione più grande è stata sicuramente la #RadicalBookFair, la fiera dell’editoria online che abbiamo messo su e che ha coinvolto quasi 30 tra professionisti e professioniste dell’editoria italiana e non solo: forse il momento più bello è stato proprio intervistare Roberto Saviano in diretta, o forse discutere con Annnamaria Biavasco e Valentina Guani della loro nuova traduzione di Via col vento per Neri Pozza (che è stata protagonista del GDL che ci ha accompagnato durante i mesi più duri di quest’anno).

Ma forse alla fine quello che conta è divertisti, e nonostante tutto noi continuiamo a farlo, facendo quello che più ci piace.

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