Redenzione di Chiara Marchelli

C’è una frase in Redenzione, l’ultimo libro di Chiara Marchelli pubblicato da NN Editore che fa così: «Ma spesso, ha imparato, quando la gente sembra mite, sotto ardono braci roventi che, ad avvicinarsi troppo portano via la pelle» e che descrive perfettamente l’effetto che fanno i libri di questa autrice: se Chiara Marchelli sia o sembri mite lo ignoro, ma i suoi romanzi sono davvero braci roventi che ad avvicinarsi troppo scorticano l’anima. Uscirne indenni, non è possibile.

Redenzione, la prima indagine di Maurizio Nardi, sembra un giallo psicologico come tanti, con un delitto, una scomparsa, un’indagine, piste e indizi per arrivare alla soluzione ma questo è solo un livello narratologico, forse il più semplice (i puristi della detection troveranno forse alcune pecche). Insieme, con un intreccio avvincente, troviamo altri livelli di complessità sempre crescente: il racconto del dolore, della follia, dell’anoressia; quest’ultimo, in particolare, è esibito come – almeno per quanto mi riguarda – mai l’avevo letto prima se non sulla mia stessa pelle e meriterebbe tutta una discussione a parte che, proprio per il mio passato, non mi sento in grado di affrontare in questa sede con la dovuta lucidità.

«Più ti assottigli tu, più la linea che ti separa dal resto si ispessisce. È come proteggersi dalle esperienze per non soffrire. Dire no. E quindi dire no al cibo, agli istinti, alla vita, alla conoscenza all’abbandono. Se è sempre no, pensi di proteggerti e quindi di non soffrire più.»

Ma procediamo con ordine.

A Volterra – siamo nell’estate del 2019 – arriva Giorgia Sala. Valdostana di origine, milanese d’adozione, da tre anni trascorre il mese di giugno in un appartamento in affitto. Come al solito, arriva il 2 giugno, con l’unico pensiero di recupera le chiavi dalla vicina di casa Bice, sedersi sul terrazzo con un bicchiere di vino e rilassarsi, «separarsi dalla realtà» come Alice quando attraversa lo specchio. Ma resta con la macchina bloccata in fondo allo sterrato e solo con l’aiuto di Malina riesce a risalire il piano. Malina abita proprio sotto Bice, è stata via da Volterra per anni ed è appena tornata. Giorgia e Malina sono quasi coetanee, legarsi in un rapporto di amicizia è inevitabile, confidarsi anche. L’una confida il proprio passato segnato dall’anoressia, l’altra l’internamento della madre nel manicomio di Volterra, la separazione forzata. Entrambe si scambiano le stimmate di un dolore che non può mai dirsi veramente superato.

Nello stesso periodo, un’altra donna scompare da Volterra per essere poi ritrovata in un fosso morta per strangolamento. Il comandante della locale caserma dei Carabinieri, il Luogotenente Maurizio Nardi è chiamato a occuparsi delle indagini, ma proprio quando il caso sembra risolto, anche Giorgia scompare.

In un giallo psicologico, la caratterizzazione dei personaggi è fondamentale, è tutto. La caratterizzazione di questi personaggi lascia a dir poco senza fiato, un lavoro di intaglio sopraffino, di esplorazione, approfondimento, un’analisi di tipo junghiano che restituisce la complessa galassia psichica ed emotiva di personaggi che si percepiscono come persone. Vive, presenti, significative. In questo senso, Maurizio Nardi è il campione di questa attitudine narrativa che contraddistingue la Marchelli da molti suoi colleghi. Con lui si compie la transizione dal giallo psicologico al giallo esistenziale, dove a essere indagate sono le possibilità e il loro carattere problematico. Uomo non comune, asistematico, spinoso, Nardi incarna l’individuo come singolo e irripetibile, realtà autentica e tangibile, irriducibile tanto alla mera possibilità quanto alla necessità contingente rappresentata dal ruolo che interpreta e dalle circostanze che lo assistono.

In questa dimensione l’esegesi del dolore delle due protagoniste femminili – Giorgia e Malina – acquista una sua cittadinanza non tanto per il suo valore catartico o espiativo ma proprio in quanto possibilità di redenzione. Redimersi dall’anoressia, redimersi dalla follia sono possibilità sulla cui realizzazione si svolge la partita tra la trama e il genere letterario di afferenza (partita che resta aperta durante tutta la lettura), ma anche tra la storia e il lettore che sarà chiamato a confrontarsi con una raffigurazione del male talmente imperscrutabile da doversi sovente fermare, tirare il fiato, e chiedersi non “chi è stato” ma “perché è stato”.

E su questo punto, alla conclusione del romanzo, la Marchelli è chiara: si può trovare il colpevole, il perché della colpevolezza sfuggirà comunque. Il finale non è un punto di chiusura, ma di ripartenza verso una meta assolutamente insondabile.

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