Quella casa nella brughiera di Ngaio Marsh

Dame Edith Ngaio Marsh è stata una scrittrice e regista teatrale neozelandese, autrice di libri gialli, molto popolare nel mondo anglosassone. Contemporanea di Agatha Christie, fece parte – come la più amata scrittrice di crime fiction – del Detection Club e nominata Dame Commander of the British Empire (di nuovo, come Dame Agatha Christie). Insieme alla stessa Christie, a Dorothy L. Sayers, e Margery Allingham è considerata una delle regine del giallo. Suo è il personaggio di Roderyck Alleyn, il detective gentiluomo della Metropolitan Police di Londra protagonista di 32 romanzi, tra cui questo Quella casa nella brughiera recentemente (2019) rieditato in Italia dai Gialli Mondadori (altre opere dell’autrice sono nel catalogo della Elliot Editore).

Quella casa nella brughiera è stato pubblicato per la prima volta nel 1972, ma come la maggior parte delle opere di Marsh, l’atmosfera – nonostante vari riferimenti al presente storico – sembra cristallizzata agli anni Trenta, ciò che contribuisce non poco al fascino della trama. Siamo a Natale, in un villa immersa nella brughiera, Halbreds, dove Troy, la moglie di Alleyn, è ospite dell’eccentrico antiquario Hilary Bill-Tasman per eseguirne il ritratto. Oltre a lei, in occasione della vicina festività, sono attesi anche la fidanzata di Hilary, Cressida Tottenham, una strampalata coppia di zii –  i Forresters, noti anche come zio Flea e zia Bed, che viaggiano sempre con una valigetta contenente tutti i loro gioielli e i documenti importanti – il loro servo Moult e Albert Smith, il socio di Hilary. Il clou dei festeggiamenti è rappresentato dalla distribuzione dei regali ai bambini del vicino villaggio che saranno consegnati, sullo sfondo di un grande e scenografico albero di Natale, dallo zio Flea travestito da druido. Peccato che all’ultimo momento lo zio Flea sia impossibilitato a recitare la parte tanto agognata e si faccia sostituire da Moult. Ancora più peccato è che, subito dopo la grande messinscena, Moult scompaia nel nulla.

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Giocoforza, i primi sospettati della misteriosa scomparsa saranno i servitori della casa, tutti ex detenuti del vicino penitenziario di Vale che Bill-Tasman ha assunto per sperimentare una forma di redenzione e reinserimento sociale. Certo, nessuno di loro aveva in simpatia Moult, considerato troppo snob e particolarmente intollerante nei loro riguardi. Certo, poco prima della scomparsa si verificano in casa una serie di piccoli incidenti che ricordano esattamente i crimini commessi da questa bizzarra messe di domestici. Ma quanto vicino bisogna scavare per trovare la verità? È facile accusarli; trovare le prove, tuttavia, è tutta un’altra cosa, è un compito arduo, un compito per Roderyck Alleyn che intanto ha raggiunto sua moglie Troy…

Quasi la metà del romanzo – e questo può forse essere un piccolo inciampo – è dedicata alla descrizione degli ospiti, della casa, delle dinamiche inter-relazionali, alle atmosfere. Tuttavia lo stile della Marsh è talmente vivace e raffinato allo stesso tempo, la trama ben scritta e la collezione di personaggi eccezionalmente eccentrici e divertenti, che le pagine scorrono fin troppo velocemente e senza mai tediare il lettore. Al contrario. Ciò a cui si assiste è un vero e proprio studio di caratteri (benché la “psicologia” non sia il metodo preferito di indagine di Alleyn), una rifrazione prismatica delle diverse personalità, per cui, quando finalmente si arriverà nel culmine del mistery, saranno molti gli elementi a disposizione per cogliere gli indizi essenziali alla soluzione del caso. I personaggi sono a turno divertenti, spaventosi e esasperanti. La presenza di comprovati criminali in scena è un meccanismo originale per motivare la truculenza, la menzogna e l’ostruzione.

Inutile cercare paragoni con la Christie, non tanto perché una è superiore all’altra (tra i lettori più accaniti del genere poliziesco la discussione è, e sempre sarà, ancora in atto), ma perché diversi sono i modi della narrazione e persino gli scopi, a ben vedere. Piuttosto, Quella casa nella brughiera di Ngaio Marsh può costituire una formidabile occasione di aprire gli orizzonti del panorama del giallo classico, realtà letteraria quanto mai complessa e profonda e ancora tutta da scoprire.

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