I cieli di Philadelphia di Liz Moore

Il primo libro che una casa editrice decide di mandare alle stampe e, quindi, in libreria, in lettura, ai lettori, dopo un periodo come quello di una pandemia tanto imprevedibile, addirittura accidentale, eppure esasperante, agghiacciante sotto tanti più punti di vista di quanti ne possiamo contare, non deve necessariamente essere un segnale, un memento mori per ricordarci che la cesura tra un allora e un adesso è molto più evanescente, impercettibile e rarefatta del comune sentire (o volere?) e più pronta, semmai, a ricordarci che la partita tra l’allora e l’adesso, tra il tum e il nunc darà come risultato un futuro pronto a sfuggire nuovamente al nostro controllo. Tutto questo solo per dire che I cieli di Phidadelphia di Liz Moore con cui la NN Editore è tornata al suo pubblico dopo lo stop forzato ha inteso, invece, interpretare quel segnale di cui prima come un monito per sé e per gli altri.

ADESSO: Micaela Fitzpatrick è un agente trentatreenne del 24 distretto di polizia di Philadelphia. Ha un figlio, Thomas, di 4 anni, e si è appena trasferita in una casa più piccola e modesta per riuscire a far quadrare un bilancio messo drasticamente in discussione dall’improvviso interrompersi dell’arrivo degli assegni di mantenimento da parte del padre del bambino. Inoltre è stata costretta a cambiare partner sul lavoro dopo che il suo storico compagno di pattuglia è stato ferito in servizio.

ALLORA: Gee non è mai stata la migliore delle nonne per Mickey e Kacey. Tiene il riscaldamento a «dodici gradi, quel tanto da impedire alle tubature di gelare», e fa di tutto per indurire il cuore delle due nipotine rimaste orfane di madre quando avevano rispettivamente quattro e due anni. Il padre se n’è andato, obiettivo nemmeno troppo velato del rancore di Gee per la quale Daniel Fitzpatrick è responsabile di aver iniziato la figlia all’uso di droghe, ciò che poi ne avrebbe causato l’overdose mortale.

ADESSO: Durante il solito giro in pattuglia, Micaela scopre il cadavere di una giovane donna sui binari di Gurney Street. Sulle prime sembra l’ennesima vittima di overdose, ma a un esame più attento si accorge che è stata strangolata. È la prima di una serie di vittime, tutte donne, prostitute e drogate che vengono ritrovate cadaveri nel quartiere di Kensington, a Philadelphia. Ognuna di loro, o la prossima di loro, potrebbe essere Kacey, a sua volta prostituta ed eroinomane, scomparsa da qualche settimana. Ogni volta, ogni singolo ritrovamento, è una ferita per Mickey sia come sorella che come poliziotta. Trovare l’assassino, con qualsiasi mezzo, diventa un imperativo categorico.

ALLORA: Dopo la morte della madre e l’abbandono del padre, Micaela sente che la responsabilità di crescere Kacey ricade interamente su di sé. Le due sorelle crescono unite anche se profondamente diverse: Kacey è estroversa, intraprendente, la ragazza più popolare della scuola; Mickey è timida, insicura, impacciata. Quando Kacey inizia a bucarsi, Mickey si improvvisa sua guardiana, salvatrice, ma questo è un ruolo davvero troppo grande e difficile per lei. Infatti:

«Ufficialmente io e Kacey non ci parliamo più. Da cinque anni. Da allora ci sono state alcune rare occasioni, tre per l’esattezza, in cui al lavoro sono stata costretta a interagire con lei, io nelle vesti di poliziotta e lei in quelle di indiziata, e ogni volta mi sono sempre comportata con dignità, come una professionista qualsiasi, mandandola a processo o rilasciandola, come farei con qualunque altro criminale»

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Ma ora che la vita di Kacey potrebbe essere in pericolo, Micaela non può più separare il lato privato da quello professionale, il passato e il presente si attorcigliano in una matassa che deve essere sbrogliata fino in fondo per scoprire la verità.

Definito un romanzo di frontiera tra detective story e saga famigliare, I cieli di Philadelphia di Liz Moore trascende la mera appartenenza al genere, riversandosi con perfetto sincretismo nel thriller psicologico tanto quanto nel bildungsroman, ciò che lo rende un testo di incredibile versatilità e compiutezza al tempo stesso.

E questo spiega bene anche come mai il libro sia andato in ristampa una settimana solo dopo la sua uscita. Del resto, l’inesausta ricerca della verità, i personaggi di forte umanità (vulnerabili, tormentati, annaspanti tra abissi e volontà di riscatto), il ritmo incalzante (capitoli brevissimi, sintassi chiara e dinamica), l’ambientazione vivida (uno spazio chiuso come il quartiere di Kensington, un confine emblematico del sogno americano) sono tutti elementi narrativi di grande impatto. Eppure, senza la precisione della prosa, le rigorose traiettorie che incrociano le relazioni delle protagoniste, il pathos e le emozioni suscitati dallo sviluppo della trama, questo piccolo gioiello splenderebbe un po’ meno, segno che l’equazione del libro perfetto è non solo possibile ma anche pienamente risolvibile.

Inclusa l’incognita del momento della pubblicazione, quando allora e adesso sono una frattura da ricomporre cercando di lasciare meno cicatrici possibili.

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