Su e giù per le scale di Monica Dickens

Monica Dickens è la pronipote del più celebre Charles ed è nata a Londra nel 1915. Ricca di famiglia, a causa della sua indole un po’ ribelle, fu espulsa dalla scuola femminile di St. Paul prima di aver debuttato in società. Il suo caratterino la spinse a cercare di guadagnarsi da vivere e Su e giù per le scale è il primo romanzo/memoir dedicato a questo suo viaggio nel mondo lavorativo.

Avendo imparato a scuola un po’ di cucina decise di cercare lavoro come cuoca tuttofare e poi domestica; si affidò ad un’agenzia predisposta al collocamento e cominciò qualche lavoretto occasionale entrando in contatto con diverse personalità borghesi londinesi.

Grazie alle sue doti drammatiche inventò più personaggi da interpretare: dall’orfana in difficoltà, alla domestica referenziata e snob. In tutti i lavori svolti non mancava mai di combinare qualche pasticcio. Facendo suo il detto “occhio non vede” la polvere veniva ammassata tutta sotto i mobili, le macchie di fuliggine impresse con le mani sporche per sbaglio sui muri venivano coperte dai mobili, bolle di sapone finivano spesso nei brodi e costosissimi vini insaporivano l’arrosto. La cucina divenne il suo regno, alternato alla pulizia della casa, allo spolverio dei soprammobili e al riordino generale.

Un grembiule tirava l’altro: da cameriera a cuoca, da cuoca a domestica, con una velocità impressionante. Così Monica, detta Monty e chiamata nelle maniere più disparate, signora Dixon per esempio, iniziò a servire prima presso una donna ricca e sola, a cui faceva la corte un uomo non proprio del tutto galante, che riservava le sue attenzioni anche alle cameriere. Poi iniziò a lavorare presso uno stilista famoso, con una particolare mania per la cagnolina, il voler vivere nella camera da letto con il camino acceso e le finestre sigillate, con l’argenteria e il pentolame comprato nuovo con il proprio denaro.

Non mancavano i rapporti con il resto della servitù e della società commerciale: dal lattaio, al droghiere, dal venditore porta a porta di aspirapolvere, agli operai che ristrutturavano una delle case.

E le esperienze furono molteplici, in città e in campagna, a servizio del singolo o di tanti. La stanchezza portò spesso Monica a licenziarsi, per motivi per lo più finti; ma dopo il riposo tornava la noia e la voglia di fare. In fondo il profumo della cucina ancora la chiamava, così come gli abiti e il vestiario di chi cammina su e giù per le scale, dai piani alti ai bassifondi delle case più ricche.

Conobbe padroni più o meno gentili, situazioni più o meno disagevoli, ma continuò a gestire il proprio lavoro con alti e bassi, imparando di volta in volta come è meglio organizzarsi e cosa è meglio fare. Il lettore legge le avventure di Monica e ride con lei per le situazioni assurde che si vengono a creare. Leggiamo di questa donna ricca di buona famiglia, che di lavorare non avrebbe alcun bisogno, che si rimbocca le maniche, conosce bene quale posto spetta ai domestici nelle ville dei signori e si adegua ad esso.

Una donna che è distratta, pigra, che non si arrende davanti alle difficoltà ma cerca di sviarle in qualche modo, una donna che fa ridere per il suo modo di fare e il suo carattere. Dopo un anno e mezzo decide, in preda alla gioia, che è arrivato il momento di tornare alla sua vita e chissà, di partire per una nuova avventura.

Su e giù per le scale di Monica Dickens è un romanzo leggero, un resoconto divertente pieno di umorismo e gag che fanno sorridere il lettore, che alla fine non potrà che sentire un po’ la mancanza di quest’eroina.

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