Rosa d’autunno di Mary Westmacott (aka Agatha Christie)

Rosa d’autunno (conosciuto anche come La rosa e il tasso) è uno dei romanzi che Agatha Christie scrisse sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott, generalmente etichettati come romanzi rosa. E non v’è dubbio che in Rosa d’autunno ci sia una buona dose di romanticismo, ma l’interesse umano, l’analisi lucida e acuta della società e della politica inglese alla fine della Seconda Guerra Mondiale, prevalgono qui con un’intensità che colpisce il lettore molto più della storia d’amore.

Nella piccola cittadina di St Loo, in Cornovaglia, tutti si aspettano che Isabella Charteris, imperturbabile e aristocratica fanciulla, sposi suo cugino Rupert al suo ritorno dalla guerra. I due si conoscono fin dall’infanzia; lui è bello, forte e profondamente innamorato di lei. Il matrimonio appare scontato, inevitabile, e loro sono una coppia perfetta.

Ma quando sulla scena appare John Gabriel, eroe di guerra e candidato borghese alle prime elezioni del dopoguerra per svecchiare le fila del partito conservatore, le cose potrebbero cambiare. John è l’opposto di Rupert, è un uomo di spietata ambizione, appetiti travolgenti, «opportunista senza ritegno», che chiaramente desidera Isabella, ma disprezza tutto ciò che lei rappresenta.

«Non sono un grande oratore. Non ho il pedigree. Sono nato con un solo grande talento […]. Il coraggio. Pensa che se non avessi avuto una medaglia al valore, sarei mai stato scelto come candidato per i Tory?»

Isabella, da parte sua, sa, fin dal primo momento in cui si incontrano, che John può distruggerla, ma non sa resistergli. I prezzo dell’amore è alto per entrambi: per lei significa abbandonare per sempre i suoi sogni di una famiglia e di felicità; per lui significa distruggere le sua possibilità di carriera e tutte le sue aspirazioni politiche… Ne vale davvero la pena? È possibile «vivere e basta»?

A narrare la storia è Hugh Norreys, rimasto invalido dopo un’incidente in cui ha perso l’uso delle gambe e ora convalescente nella casa si campagna di suo fratello. Forse proprio in virtù delle sue condizioni, Hugh finisce ‒ suo malgrado ‒ per diventare il confidente dei protagonisti, lo specchio dei loro sentimenti turbolenti, l’osservatore privilegiato non solo dei fatti così come si presentano nella loro oggettività, ma anche dei numerosi mutamenti in atto nella provincia inglese in epoca post bellica. Senza contare che, pian piano, egli stesse finisce per sentirsi irresistibilmente attratto da Isabelle…

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Tragico, ossessivo, intessuto di un umorismo sapido, come lo sono tutti i “crimini del cuore” di Agatha Christie, ciò che maggiormente colpisce di questo romanzo è la sorprendentemente lucida caratterizzazione dei protagonisti, le osservazioni inattese e il modo in cui un mondo in transizione è stato catturato dalla sua abile penna.

«E poi da bambini si impara a dire “Io”. Ma quell’ “io” non riesce ad arrivare fino in profondità. Si continua a vivere senza essere “io”, bensì uno spettatore. Ci si vede come in una serie di fotografie»

Anche l’ambientazione ha un peso notevole: la trama si colloca nel bel mezzo di un piccolo villaggio senza pretese procedendo a dissacrare spietatamente, attraverso l’analisi psicologica dei personaggi che a volte lascia senza fiato e sopraffatti, tanto è complessa, l’ipocrisia nascosta sotto l’imperante conservatorismo, gli schemi predefiniti di una società ormai sorpassata ma dura a comprendere la sua fine. E l’espediente delle elezioni serve meravigliosamente allo scopo.

«Mi ero immerso nel mondo della politica – e la politica, in posti come St Loo, è per lo più femminile. È un universo di calcolo degli effetti, di persuasione, di mille piccole sottigliezze, unito a una dose elevata e di lungo e noioso lavoro che è, anche questo, contributo femminile all’esistenza. È un mondo in miniatura, in cui l’universo esterno di sangue e violenza trova posto solo come scenografia su un palcoscenico. Sullo sfondo di questo conflitto non ancora concluso, eravamo impegnati in una battaglia provinciale e fortemente personale. E lo stesso succedeva in tutta l’Inghilterra, sotto il camuffamento di nobili stereotipi. Democrazia. Libertà. Sicurezza. Impero. Nazionalizzazione. Lealtà. Mondo Nuovo… era queste le parole, i motti.

Ma quelle elezioni (…) erano condizionate da pressioni molto più forti e molto più urgenti delle parole e dei nomi – dei motti (…).

Quale schieramento mi darà una casa? (…) Quale partito darà ai miei bambini le migliori possibilità per il futuro? Quale eviterà altre guerre e la morte del mio uomo, se non dei miei figli?

Forte ed elegante, la prosa di Christie è allo stesso tempo moderna e classica (numerosi sono i riferimenti a Shakespeare, specialmente all’Otello), scientifica e poetica, coinvolgente e remota. Non è la tipica Agatha Christie. Nessun mistero. Nessuna deduzione. Rosa d’Autunno non è, però, nemmeno la classica storia d’amore. Con personaggi davvero unici, il libro offre una visione approfondita della natura umana, in cui l’amore è solo un pretesto per una riflessione più intensa e più potente.

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