Gotico Americano di Arianna Farinelli

Un romanzo sul razzismo, sul fondamentalismo, sulla diversità, sulla libertà di essere sé stessi e sulla libertà come concetto generale, sull’uguaglianza e, soprattutto, sull’amore e sulla famiglia. Tutto questo è Gotico americano di Arianna Farinelli (Bompiani Editore nella collezione Munizioni diretta da Roberto Saviano), nata a Roma nel 1975 e trasferitasi negli Stati Uniti nel 2001 dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze politiche e ora docente alla City University di New York.

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Quadro e cornice sono l’America di oggi, quell’America che da sogno per molti si è trasformata in un posto per pochi eletti e in un incubo per i più; quell’America il cui simbolo, ancora più del dollaro e certamente molto più della Liberty Statue sembra essere qui la leggenda biblica di Giona finito nel ventre della balena («Ti ho seguito fin dentro alla pancia della balena, sotto tre strati di oscurità»), Giona che in mussulmano è Yunus.

È il novembre del 2016, la notte delle elezioni di Trump come quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Bruna, che insegna Scienze politiche in un college di New York, è appena stata in tv per commentare i risultati, ma l’angoscia che prova rientrando a casa non è dovuta alla vittoria del candidato repubblicano bensì al segreto del suo ventre. È incinta, ma il bambino non è di suo marito Tom, uomo debole, incapace di ritagliarsi una dimensione propriamente individuale all’interno di una famiglia fintamente perbenista, radicalmente conservatrice come tanti immigrati delle generazioni venute dopo la prima, e ipocritamente patriarcale (ma di fatto matriarcale) come quella dei Bene. Tom che non può essere né marito né padre perché intimamente è ancora figlio. Da tempo Bruna ha intrecciato una relazione con uno dei suoi studenti, Yunus, giovane afroamericano a sua volta tormentato dalle ombre lunghe di un rapporto padre-figlio brutalmente e precocemente interrotto. Ma Yunus si è unito all’Isis ed è partito per Mosul, un gesto imprevisto che nella vita di Bruna rimette tutto in discussione. Un’altra volta. Dopo il trasferimento negli USA, il matrimonio con Tom, i due figli Mario e Minerva – l’uno alle prese con una disforia di genere, l’altra con un’intelligenza fuori dal comune ‒, i conflitti con la famiglia del marito, un lavoro che si ostina a rimanere precario.

A ognuna di queste sfaccettature della sua vita corrisponde un tema che nel romanzo affiora e galleggia in superficie, talvolta incrociando una traiettoria con un’altra, perché l’America è un oceano di contraddizioni che non possono non convivere e allo stesso tempo non possono non collidere e talvolta è necessario che qualcosa sia sacrificato, come Jona/Yunus che è costretto a gettarsi in mare per evitare il naufragio dei suoi amici e finisce nel ventre della balena. Yunus appunto, che prima di partire ha lasciato a Bruna un memoriale che è al tempo stesso una requisitoria contro l’ipocrisia delle democrazie occidentali, un romanzo nel romanzo, che continua con il diario della sua permanenza a Mosul. È lui che richiama il quadro di Grant Wood, American Gothic:

Facce bianche di vecchi impauriti che pensano di proteggere il mondo con un forcone, ma il loro mondo già non esiste più.

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Il mondo di Bruna è il mondo che quel forcone vuole colpire, il mondo della tolleranza interraziale e soprattutto della comprensione interpersonale. È il mondo in cui Mario, la farfalla intrappolata nella crisalide sbagliata, può essere Maria senza preoccuparsi delle aspettative e dei giudizi altrui; quello in cui l’intelligenza di Minerva può rivelare la sua natura di arma a doppio taglio senza che nessuno si ferisca; quello in cui una donna bianca e matura può amare un ventenne afroamericano e farci un figlio. E soprattutto è quello in cui ogni figlio può sentirsi amato a prescindere da tutto.

Perché al centro di tutto, nel romanzo d’esordio, di Arianna Farinelli c’è proprio il rapporto binario padre/madre e figlio; c’è la famiglia come suprema fonte d’amore; ci sono Giona, la balena, la misericordia e la punizione. Ci sono, soprattutto, le ipotesi irrealizzate:

Se tu, Bruna, mi avessi amato un po’ di più. Se tuo marito avesse amato te i tuoi figli. Se la Novantaseiesima strada non fosse ancora il confine tra ricchezza e povertà, se il capitalismo fosse davvero una marea che solleva tutte le barche, se i neri fossero almeno usciti dai ghetti per non tornarci mai più, se non avessimo continuamente bisogno di crearci dei nemici.

Con prosa rigorosa e ritmo incalzante, Gotico Americano di Arianna Farinelli racconta un’America in cui l’alien number non identifica più solo il cittadino immigrato, ma un intero Paese che sta diventando alieno a sè stesso.

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