Lizzie Leigh di Elizabeth Gaskell

Elizabeth Gaskell è un’autrice che ci piace tanto. L’avrete capito dacché non è la prima volta che parliamo di una delle sue opere su questo blog (per esempio quie qui). Inoltre, il recupero del lavoro letterario di una donna, rimasto a lungo sconosciuto, è un appuntamento che non vogliamo perdere e al quale guardiamo sempre con simpatia.

Oggi tocca a Lizzy Leigh, una novella comparsa per la prima volta sulla rivista Household Words nel 1850 e qui curata e tradotta da Massimo Ferraris per Elliot Editore. Household Words, vale la pena ricordarlo, è una rivista fondata da Charles Dickens, grande ammiratore delle opere della Gaskell a suggello del talento di questa scrittrice inglese dalle caratteristiche molto peculiari.

Il racconto si apre con la morte di Mr Leigh, che prima di spirare rivela alla moglie Annie di «averla perdonata». Ma a chi si riferisce James Leigh? Con un incedere narrativo obliquo, il lettore comprenderà poco alla volta che si tratta di Lizzie, la figlia che, mandata a servizio a Manchester, è rimasta incinta a soli diciassette anni. Cacciata dalla casa in cui lavorava, è bandita anche dalla famiglia che la considera morta (il fratello minore, Tom, all’oscuro di tutto, la ritiene effettivamente morta). L’inatteso perdono concessole dal padre sul letto di morte rappresenta un viatico sufficientemente forte per la madre Annie per andare a cercarla, portando con sé gli altri due figli, William e Tom.

A Manchester, Annie percorre in lungo e in largo le vie della città alla ricerca della figlia sventurata. Ha pochi indizi su cui contare; sa di certo che ha trascorso il tempo della gravidanza in un ospizio per poveri, ma dopo? Che ne è stato dopo di Lizzie? Nel suo cuore di madre sente che la giovane è ancora viva, ma come convincere anche Will che smania per tornare alla loro fattoria a Rochdale? Il ragazzo ha un motivo particolare per voler tornare a casa: a Manchester ha conosciuto una ragazza, Susan Palmer, bella e pura come un angelo, e se ne è follemente innamorato. Teme, tuttavia, che il peccato di cui si è macchiata la sorella possa allungare la sua ombra anche su di sé, rendendolo malaccetto agli occhi di Susan e per questo ha deciso di allontanarsi per sempre da lei.

Per perorare la causa di Will, Annie si recherà da Susan, e sarà proprio quest’incontro a svelare particolari sulla sorte di Lizzie fin lì inimmaginabili. Potrà la madre riabbracciare la figlia? L’amore e il perdono possono cancellare il peccato?

Lizzie Leigh è chiaramente la narrativizzazione della parabola del figliol prodigo traslata al femminile. Delitto, castigo e perdono cristiano sono i grandi temi che si alternano tra le pagine e che lo stile della Gaskell rende con grande trasporto e partecipazione. I personaggi sono resi con un tratto preciso ma molto umano, tale da portare il lettore a condividere le emozioni delle vicende narrate.

Nel volumetto troviamo un altro racconto, affine per tematiche e pathos mostrato. Si tratta de Il Pozzo di Pen-Mortha, la seconda delle storie che Elizabeth Gaskell scrisse su Household Words. Ambientato nella campagna gallese e narrato come una favola – così da mantenere integro il valore di exemplum che contiene – racconta la storia della bella e vivace Nest Gwinn.

«A Nest bastava poco: un sorriso dolce e splendente, una parola gentile, uno sguardo allegro o di simpatia; tutto in lei piaceva e attraeva; era come la ragazza fatata che distribuisce doni inestimabili»

Ma la felicità può essere considerata un atto di superbia e, pertanto, essere punita con la più atroce delle punizioni?

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Il Pozzo di Pen-Mortha ha tonalità più cupe e malinconiche, che si trasmettono anche al lettore. Il lieto fine, del resto, non è mai scontato e banale nella Gaskell, ciò che rende sempre avvincente la lettura.

In entrambi i casi si tratta di due perle, forse minori per grandezza ma non per bellezza, della collana di opere che gli amanti dell’autrice non possono farsi scappare.

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