A S. Valentino le recensioni vanno in coppia: Leggiadra Stella di John Keats e Finché morte non vi separi di AA.VV

«L’amore è più forte della vita e tanto più vicino alla morte». Questa affermazione, attribuita a Dante Alighieri, mi sembra la sintesi perfetta per presentarvi i due libri che oggi si recensiscono sul blog in occasione di S. Valentino. Si tratta di Leggiadra Stella, lettere a Fanny Brawne del poeta romantico John Keats (Archinto Editore) e Finché morte non vi separi, AA.VV (Abe Editore), due perle editoriali che non potevano essere celebrate in un giorno diverso.

Iniziamo con Leggiadra Stella di Keats. La raccolta di lettere che il poeta scrisse all’amata Fanny deve il titolo al componimento dedicato alla sua fanciulla (così Fanny sarà spesso denominata anche nell’intestazione delle lettere) ed è servita da canovaccio per l’omonimo film del 2010 diretto dalla regista premio Oscar Jane Campion. Le lettere coprono un arco temporale di pochi ma intensi anni (1819-1820) mentre dal punto di vista dello spazio percorrono un itinerario che da Shanklin va a Winchester e poi a Westminster, a Wentworth Place e infine Kentish Town, alla vigilia della partenza di Keats per Roma, dove sperava, con gli auspici di un clima più mite, di guarire dalla tisi che lo affliggeva da anni e dove, invece, morì.

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Breve ma intensa, e soprattutto tragica è la storia d’amore tra Keats e Fanny, la ragazza, letteralmente, della porta accanto, come spiega magistralmente Nadia Fusini nell’introduzione. Conosciutisi grazie a un amico comune, la scintilla non era scoccata immediatamente, troppo turbato era il giovane poeta dalla recente morte del fratello. Ma quando, nel dicembre del 1818 Keats si trasferì nella parte di Wentworth Place che la vedova Francis Brawne (madre di Fanny) affittava per mantenere la famiglia, il fuoco dell’amore divampò con forza inestinguibile.

Il turbamento, la passione, l’impeto affiorano dalle parole che il poeta scrive all’amata e che hanno tutta la stessa irruenza travolgente delle pennellate di un quadro di Turner. Imperative e categoriche, le lettere raccontano un amore viscerale, possessivo, ossessionato. È forse il presagio della morte, dell’impossibilità di non poterlo esperire materialmente a rendere particolarmente violento il sentimento che non potendosi riversare sulla donna amata si riserba alla parola scritta:

«Ho avuto mille baci, dei quali con tutta la mia anima ringrazio amore – ma se tu mi negassi il mille e unesimo, sperimenterei fino a che punto posso sopravvivere all’infelicità. Se mai attuassi la tua minaccia di ieri – credimi, non sarebbe un tormento per l’orgoglio o la vanità o altre misere passioni, sarebbe un vero colpo al cuore, non lo sopporterei.»

Tra annotazioni sul suo stato di salute, l’oscillante progredire e regredire della malattia, notizie degli amici e delle conoscenze comuni, brevi descrizioni del tempo passato assieme o separati, dalle lettere appare chiaro che Keats abbia fatto dell’Amore la sua religione e Fanny ne è consacrata sacerdotessa:

«Io vedo la vita soltanto nella certezza del tuo Amore, persuadimi del tuo Amore, mia dolcissima. Se non sarò in qualche modo convinto, morirò d’angoscia.»

Affermazioni come: «Devi essere mia sino a morire sulla ruota se lo desidero» appaiono oggi il riflesso di una personalità morbosa e certo non è da escludere che la malattia possa aver – per dir così – infettato il cuore dell’uomo innamorato, ma il riflesso di quella sensibilità romantica, che è la cifra poetica di Keats, non può essere relegato a misera ombra. Seppure le lettere sono cosa altra dai poemi che lo hanno reso celebre, forse il più celebre tra i romantici, il temperamento è lo stesso: intimo, vivido e schiettamente espressivo.

Leggiadra Stella, Lettere a Fanny Brawne consegna al lettore in poco più di 80 pagine l’immagine di un uomo che ha molto amato, la figura di un Amore epicizzato dalle contingenze ma pur sempre fortemente generoso.

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Passiamo adesso a Finché morte non vi separi, un gioiellino editoriale che a mio giudizio ha solo un difetto: il prezzo davvero irrisorio di 6,90 € per una raccolta di cinque incantevoli racconti sulla vita, sull’amore e sulla morte di altrettanti autori: Washington Irving (Il promesso spettro), Gustavo Adolfo Béquer (Il monte delle anime), A. Villiers de la Isle-Adam (Vera), Alexandre Ivanovič Kuprin (Allez…!), Antonio Ghislanzoni (La tromba di Rubly). Solo la ricca iconografia vale almeno cinque volte il costo del volumetto; l’impaginazione, le epigrafi tratte da versi di grandissimi poeti (da Dante a Shakespeare a Emily Dickinson, solo per citarne alcuni) aggiungono poi un valore sinceramente inestimabile.

Tutti i racconti si muovono nella polarità opposta tra amore-morte. Sono, di volta in volta, favole, leggende, piccoli scrigni poetici che narrano di un amore che non è solo la metafora preferita dei poeti, un mito con cui «si piacquero gli idealisti raffigurare l’attrazione tra i due sessi».

Lambiti da atmosfere a tratti gotiche, da toni cupi e malinconici, ogni racconto ha una forza espressiva impressionante. Personalmente li ho amati tutti – ognuno ha saputo regalarmi un’emozione sempre diversa ma egualmente travolgente – ma se devo scegliere di soffermarmi su una particolare novella la decisione ricade inevitabilmente su Allez…!, storia di Nora, acrobata circense che si innamora del celebre clown Menotti e per seguire lui abbandona ogni cosa, seguendolo per un anno di città in città. Ma il clown è appunto solo una maschera, e sotto la maschera non c’è tenerezza bensì meschinità e bassezza e una notte l’abbandona come un padrone crudele abbandona il cane fedele e a lei, sollevando le braccia sopra la testa, e combattuta la propria debolezza, non restò che dire per l’ultima volta, proprio come al circo, Allez!

Nessun lieto fine, dunque, niente “e vissero per sempre felici e contenti”, eppure tanta commozione, delicatezza e poesia in questa magistrale raccolta, Finché morte non vi separi. Alla fine:

«La Morte è una circostanza definitiva solo per coloro che sperano nei Cieli; ma i Cieli e la Vita, per lei, non erano il loro amplesso?»

E buon San Valentino a tutti!

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