#GalassieSommerse: Neera

Nota con lo pseudonimo oraziano di Neera (la donna ingannatrice: Neera, avrai da dolerti della mia fermezza… – Epodo XV) Anna Zuccari nasce a Milano nel 1846 da una famiglia che durante il Rinascimento ha già dato i natali a illustri pittori (suo avo è stato, tra gli altri, Federico Zuccari, pittore manierista del XVI secolo), sposò nel 1871 Adolfo Radius.

La fase più intensa della sua attività di romanziera coincide con il decennio umbertino. A questo periodo risalgono, infatti, i suoi romanzi più noti – Teresa, Lydia, Marta – e la felice e intensa corrispondenza con altri intellettuali di spicco quali Capuana (del quale scrisse Un Autobiografia di Luigi Capuana), Benedetto Croce e Vittoria Aganoor, della quale abbiamo già parlato.

Già dai titoli succitati, si comprende la forte inclinazione tematica verso la figura femminile sentita quasi come una missione e indagata negli aspetti più riposti e inconfessabili, ma sempre con lucidità e limpidezza, senza velleità e indulgenze idealistiche. D’altronde, la stessa critica contemporanea sottolineò il valore documentario dei suoi romanzi. Pagina dopo pagina, storia dopo storia, protagonista dopo protagonista, Neera rappresenta le sue eroine con dolente simpatia: nubili o maritate, sono donne più che piuttosto che tentare fughe in un improbabile – e impossibile – avanti, accettano la loro condizione, o quantomeno la condizione imposta alla donna dalla coeva società, con un forte senso di consapevolezza e responsabilità, oltre che di alta coscienza morale, sublimazione di una particolare sensibilità rispetto al dualismo insito tra la condizione biologica e fisiologica della donna e la giusta rivendicazione del diritto all’autonomia e al rispetto di sé.

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Ciò non esclude che l’autrice sapesse ben rappresentare anche le emozioni e le passioni travolgenti come evidenziano personaggi come Marta (L’Indomani), Lilia (Una passione) e Myriam (Amuleto), così come la superficialità e l’egoismo nelle meno frequenti figure negative. È il caso di Lydia dell’omonimo romanzo, storia di una ricca aristocratica milanese, in bilico tra l’osservanza delle ipocrite tradizioni sociali del tempo e la legittima rivendicazione di una esistenza basata su autentici sentimenti. Questa smania di digressione, la allontana dal matrimonio, ma non dalla ricerca dell’amore a cui la giovane protagonista aspira con tutte le sue forze. Lydia, che pure e libera e padrona di sé, non sa dare un senso alla sua esistenza, che preferisce dissipare in un brillante libertinaggio prima del più tragico degli epiloghi.

Stilisticamente, Neera scrive con molto realismo ma poca cura della forma, oscillando senza capacità di soluzione tra toni alti e melodrammatici e toni bassi e colloquiali, in una prosa scorrevole e altrettanto goffa che, tuttavia, rende bene l’atmosfera cupa che fa spesso da sfondo alle sue opere così come all’amore per il dettaglio minuto che può essere considerato la vera cifra espressiva e narrativa di questa indimenticabile scrittrice.

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