#GalassieSommerse: Vittoria Aganoor

Padovana di origini armene, classe 1855, Vittoria Aganoor è tra le poetesse più stimate della letteratura italiana, ancorché galassia sommersa come tutte le altre protagoniste della nostra rubrica. Figlia del conte Edoardo Aganoor e di Giuseppina Pacini, la famiglia era emigrata, dalla natia Armenia, prima in Persia e poi in India per approdare, infine, a Padova.

Intelligenza viva, possibilità di frequentare le più importanti personalità del tempo (un nome su tutti: Benedetto Croce), un certo benessere economico dovuto allo status aristocratico della famiglia, sono tutti elementi che offrirono a Vittoria di entrare in contatto con il particolare clima poetico dell’epoca, ciò che nutrì precocemente le sue doti di poetessa.

Anelito all’infinito, misticismo orientaleggiante, vaghezza, indeterminatezza, sono i temi più presenti nelle sue poesie, la cui lettura fu in un primo momento circoscritta solamente a parenti e agli amici più stretti, oltre che ai più insigni letterati del tempo. Fu solo durante la maturità della vita che si convinse a raccogliere e pubblicare la sua prima silloge poetica, Leggenda Eterna. Versi dai toni freschi e spontanei, stilisticamente equilibrati, formalmente curati e allo stesso tempo appassionati, con un che di solipsistico intrecciato ad accenni alla condizione femminile e ai vincoli a essa posti dalle strutture sociali, ma non privi di una dimensione onirica, orgogliosa affermazione di un io che può scrivere «di testa cose che paiono di cuore» (Antonia Arslan, Dame, galline, regine – la scrittura femminile tra ‘800 e ‘900, Guerini e Associati).

aganoor

Sono gli stessi toni e gli stessi temi che si ritroveranno nelle numerose lettere. Infaticabile corrispondente, tra le sue interlocutrici di eccezione ricordiamo Neera, altra grande voce sommersa di questa galassia oscurata.

Nel 1908 uscì la sua seconda raccolta di poesie, Nuove Liriche, accolta molto calorosamente dalla critica, e che la fece crescere nella stima degli studiosi dell’epoca, una stima non sopita nemmeno dalla sua morte avvenuta nel 1910 ma decisamente mitigato e poi cancellato nei decenni a venire, non appena la letteratura da esercizio artistico e intellettuale si è fatta canone.

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