La cugina Phillis di Elizabeth Gaskell

Ricco di dettagli, e allo stesso tempo nebuloso come un ricordo, realistico ed evanescente: se cercate una lettura snella ma al contempo coinvolgente, una storia d’amore non scontata, nemmeno nel finale, La cugina Phillis di Elizabeth Gaskell (Elliot Editore) è sicuramente un libro da prendere in considerazione. Un romanzo breve e perfetto sia nell’impianto narrativo che nel farsi vettore di temi e spunti di riflessione di una certa profondità, con il suo tipico stile introspettivo, la scrittrice inglese – popolare nel nostro paese soprattutto per quel capolavoro che è Nord e Sud – riesce a tessere una trama semplice ma di particolare impatto emotivo.

Narrato in retrospettiva, Paul Manning, rievoca le vicende di quando giovane diciannovenne, appena emancipato, nel corso della sua trasferta a Eltham, nel Cheshire, per il suo primo incarico come aiuto supervisore della neonata ferrovia, incontra una famiglia di lontani cugini e il tempo trascorso in loro compagnia. Il reverendo Holman è un pastore indipendente della Chiesa d’Inghilterra che contemporaneamente all’esercizio del ministero ecclesiale si occupa del mantenimento e funzionamento di una piccola fattoria, Hope Farm; sua moglie è una donna tenera e devota e la diciasettenne Phillis una giovane tanto ingenua quanto affamata di conoscenza e dedita allo studio, in particolare quello della letteratura latina (Virgilio in primis) e italiana medievale (Dante). Se l’attrazione verso la ragazza è inevitabile, lo è altrettanto la consapevolezza che le differenze tra loro non accettano deroghe. Ma mentre Paul cerca di venire a patti con se stesso, Holdsworth, il suo capo, si dimostra meno scrupoloso e più determinato.

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Viene così a crearsi un bizzarro triangolo sentimentale in cui Paul figura come il segmento più debole, laddove Holdsworth, esercitando tutto il suo fascino e la sua spregiudicatezza, riesce a fare subito breccia nel cuore dell’intera famiglia Holman anche grazie alle sue innegabili qualità oratorie e alla sua profonda cultura, quest’ultimo aspetto – in particolare – non può non sollecitare immediatamente l’interesse di Phillis che trova nel brillante ingegnere un interlocutore particolarmente versato proprio nelle materie che più l’affascinano (galeotto fu l’Inferno dantesco e chi lo scrisse…).

Tuttavia, mai come in queste pagine di Gaskell appare evidente che ognuno è figlio del proprio tempo: Holdsworth è l’uomo nuovo, proiettato nel futuro; Phillis è ancorata alla dimensione conservatrice tipica della campagna inglese, mentre Paul cerca di coniugare i due aspetti in una sintesi possibile. Sarà proprio l’esito di questo conflitto tra vecchio e nuovo a decidere le sorti della vicenda e a tracciare il percorso dell’educazione sentimentale di ciascuno dei tre personaggi principali.

Lirico e nostalgico, con occasionali accenti di brio, specialmente nei dialoghi, La cugina Phillis di Elizabeth Gaskell è la storia di un tempo e di un luogo particolare, bucolico ed evanescente, uno stile di vita che sta per cambiare radicalmente, sopraffatto dalla marea del progresso, un tema evidentemente caro all’autrice, che pur senza la potenza e la maestosità che si avvertono in Nord e Sud, trova qui uno sviluppo più elegiaco e meno dinamico ma non per questo meno valido. Un libro che, insomma, preludendo a un capolavoro, ne porta già insite le stimmate e non potrà non essere apprezzato dai lettori che tanto hanno amato la storia di Margaret Hale e John Thornton.

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