Giovanna di Napoli – Alexandre Dumas

Prima di scrivere questa recensione mi tocca una premessa: per quanto abbia studiato storia moderna sia a scuola sia all’università, non conoscevo particolarmente la storia dell’Italia Meridionale. O meglio, ricordo che c’è stato un passaggio tra Svevi, Angioini, Aragonesi e Borbone, ma nomi particolari non ne conoscevo. Quindi quando ho letto il titolo Giovanna di Napoli di Alexandre Dumas edito da Scrittura&Scritture per la collana “Delitti celebri” mi sono detta: perchè no?

Dumas

E ho fatto bene a voler leggere questo breve romanzo storico. In circa centocinquanta pagine infatti Alexandre Dumas, più famoso per la serie sui tre moschettieri e per Il conte di Montecristo, ci delinea l’ascesa al potere di Giovanna di Napoli, nipote di Roberto d’Angiò, re che governò per circa trent’anni sul Regno di Napoli. Giovanna divenne regina a soli quindici anni, succube da tempo di una corte corrotta, circondata da donne e uomini che aspiravano a favori futuri e che la spinsero alla lussuria. Per volere del nonno aveva sposato da tempo Andrea di Ungheria, parente del legittimo erede al trono prima di Roberto: il re voleva con quest’unione rinsaldare i due rami della famiglia, sentendosi in colpa per aver in un certo senso “rubato il trono” al legittimo erede.

Questo matrimonio però era infelice: Giovanna e Andrea non si amavano, inoltre da tempo Giovanna era stata spinta dalla complicità della cameriera e della Catanese, che aveva influenzato l’affetto tra il figlio Roberto Cabanni la principessa, a comportamenti indegni per una giovane destinata a regnare. Giovanna nel mentre aveva scoperto il vero amore in Bernardo d’Artrois e ne divenne amante. Gli intrighi di potere cominciarono a intrecciarsi, perchè Andrea di Ungheria non piaceva a tanti nobili a corte, alla stessa Giovanna era odioso. Fu facile quindi organizzare una congiura ai danni del re sposo. Durante una battuta di caccia, in un convento dove era ospite la corte nobiliare con i sovrani, una notte Andrea di Ungheria fu massacrato di botte e impiccato con una corda con fili d’argento oltre la balaustra di un balcone.

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Non ci sarebbe intrigo medievale di potere senza doppiogiochisti: Carlo di Durazzo dopo aver appoggiato in segreto la congiura ne denunciò i membri che furono processati, torturati e condannati. Nel mentre il senso di colpa per l’omicidio di Andrea avvelenava l’animo di Giovanna e degli amici, lo stesso Bernardo fu spinto da una serie di eventi a togliersi la vita in prigione.

Dumas ci racconta tutti i passaggi, i rapporti di amicizia e fiducia i tradimenti, costruendo la catena che da quel regicidio, il delitto celebre a cui fa riferimento la collana di appartenenza del libro, porterà alle peregrinazioni di Giovanna come esule. La regina sempre più triste e coperta di dubbio e pettegolezzo, più o meno vero, fu poi condannata e impiccata sullo stesso balcone dove era stato ucciso Andrea e dove aveva trovato la morte lo stesso Carlo di Durazzo che tanto l’aveva fatta penare con i suoi piani.

Facciamo quindi questo salto nella storia trecentesca, soffermandoci sul destino di chi stava al potere. Dumas non risparmia il lettore nel rendergli conto dei personaggi che girano attorno a questa storia, della loro ascesa e caduta sociale, fino alla loro fine e morte. Ci parla di omicidi, torture, guerre con la passione dello storico che riporta i gossip di potere. Alla fine ci si chiede se la ricchezza e il prestigio sociale fossero davvero poi così garanzie di felicità e se tra tutti non stessero meglio i popolani, nella loro povertà e innocenza, lontani dalle macchinazioni di corte.

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