#Galassie sommerse: Berthe Morisot

Buongiorno lettori e benvenuti a questo sesto appuntamento con la galassia sommersa dedicata alle artiste. Ormai abbiamo superato la metà del progetto e ho scelto per questa fredda giornata autunnale di parlarvi di quella che è stata considerata forse la più importante Impressionista donna vissuta: Berthe Morisot.

Non credo che sia mai esistito un uomo che abbia trattato una donna come un suo pari e questo è tutto ciò che avrei chiesto – io so di valere tanto quanto loro.

Nata il 14 gennaio 1841 in una famiglia dell’alta borghesia, ebbe la fortuna di potersi dedicare all’arte fin dalla giovane età assieme alle sorelle. La madre infatti sosteneva che l’arte fosse un hobby adatto a delle giovani di buona famiglia come arricchimento culturale al pari della musica e del cucito. Per tale ragioni le tre sorelle, Yves, Edma e Berthe hanno i migliori maestri di colore e disegno che una donna del tempo possa avere. La primogenita Yves però è annoiata dalla pittura, rinuncia ben presto a pennelli e colori e si sposa. Edma e Berthe continuano invece il loro percorso di apprendimento, arrivando a copiare i grandi artisti presenti al Louvre: Veronese, Tiziano, Correggio.

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Le due vengono notate ben presto da quello che è stato considerato uno dei più grandi dissidenti dell’arte accademica presente al Salon e che alla manifestazione artistica ha sempre aspirato di poter presentare i suoi quadri: Edouard Manet. L’incontro è destinato a far nascere una bella amicizia tra i tre, amicizia che si allargherà nel corso del tempo anche ad altri esponenti di spicco del movimento che sarebbe diventato l’impressionismo. Ma è con Manet che Berthe Morisot strinse un legame importantissimo.

Ben presto Edma seguì il destino scritto nel suo essere donna borghese e abbandonò l’arte per sposarsi e diventare madre. Per Berthe iniziò la solitudine. La madre che dall’inizio aveva fatto di tutto perchè le figlie potessero approfondire e seguire le loro passioni di pittrici non accettava che però una di loro rimanesse nubile. Questo la spinse a trattare con crudeltà Berthe in numerose occasioni, arrivando a definirla perfino insignificante.

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La soluzione arriva fortunatamente: il legame che lega Berthe Morisot a Edouard Manet rimane solamente un legame platonico e artistico, d’altronde Edouard è sposato, ma il fratello Eugene, più giovane di lui, senza una particolare vocazione artistica o letteraria, si innamora di Berthe e la chiede in moglie. I due si uniscono in matrimonio nel 1874 e quest’unione fu solo che positiva per Berthe.

Non aveva più le pressioni sociali della madre, Eugene l’adorava e ammirava come artista, senza osteggiarla nel suo lavoro. Inoltre il legame con i Manet per lei era grande motivo di orgoglio. Quando nacque la sua bambina, Julie, scoprì l’affetto di essere madre e riconosceva in lei la prosecuzione della stirpe Manet.

Berthe Morisot fu molto famosa tra i pittori del tempo: fu una delle prime donne ad esporre tele al Salon e partecipò a quasi tutte le mostre impressioniste con i suoi quadri. Quadri che a livello stilistico colpiscono per i tocchi di colore, con l’assenza quasi di disegno. I temi a lei cari sono quelli familiari e femminili. L’unico uomo a cui ha dato il privilegio di essere rappresentato nelle sue tele è stato il marito Eugene. La sorella Edma, la madre, la nutrice e poi la figlioletta sono i personaggi principali e i modelli prediletti per le sue tele. Amerà la figlia come madre e come artista, rappresentandola dalla culla fino all’adolescenza, passando per i giochi dell’infanzia.

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Rappresentò anche paesaggi, in cui sono presenti per lo più figure femminili e in età matura, quando ormai la sua fama non era contestata ed era riconosciuta come simile dai colleghi uomini, allargò i suoi orizzonti al nudo.

Berthe Morisot è l’unica artista donna che io abbia studiato nell’esame di storia dell’arte contemporanea all’università e ho avuto la spinta ad approfondirla grazie al romanzo di Brunella Schisa “La donna in nero”. Era una donna fuori dal comune, che respirava arte e voleva fosse il suo mestiere: e ci è riuscita parlando dell’intimità femminile, della vita per lo più sedentaria in cui le donne erano costrette a stare. E’ una donna di grandissima bravura, una pittrice di cui non si capisce perchè non si faccia quasi mai il nome.

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Eppure anche grazie a lei è nato il movimento impressionista e ne prese parte dall’inizio alla fine, avendo legami con tutti i grandi artisti del tempo che vivevano a Parigi. La sua casa era anche luogo di incontro per disquisire di arte.

Vi lascio con una frase tratta dalla sua ultima lettera, scritta l’1 marzo del 1895 in cui si può notare il suo immenso amore per la figlia, per quella figlia che appena nata si dispiaceva non fosse maschio ma di cui subito si innamorò.

Mia piccola Julie, ti amo nel momento in cui muoio; ti amerò ancora anche quando sarò morta; ti prego, non piangere; questa separazione era inevitabile. […] Non piangere; ti amo più di quanto sappia dirti.

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