Galateo per ragazze da marito: come non concedersi quasi mai, quasi a nessuno e riuscire a non sposarsi lo stesso di Irene Soave

 

Un po’ per venia, un po’ perché gli anni passano e lo spettro della zitellaggine si mescola sempre più prepotentemente a quello dell’eterna solitudine, un po’ a causa delle ricerche in corso per la rubrica #GalassieSommerse, mi sono spesso imbattuta, negli ultimi mesi, in galatei e manuali per così dire di bon ton per signore e signorine, da La gente perbene di Marchesa Colombi a Eva Regina di Jolanda (una delle protagoniste della nostra rubrica che incontrerete tra qualche giorno). Considerando l’epoca alla quale fanno riferimento – ovvero quella a cavallo tra seconda metà del XIX secolo e prima metà del XX – rappresentano tutti, a mio parere, un documento interessante per capire l’evoluzione e l’affermazione della donna in questo periodo cruciale. Capite bene, dunque, che la lettura di Galateo per ragazze da marito di Irene Soave (Bompiani Editore) era imprescindibile…

Anche perché la prima parte di questo saggio in bilico tra ricognizione filologica e spensierata ironia è dedicata proprio all’analisi dei tanti manuali pubblicati in diverse forme e diverse epoche per seguirne i mutamenti nei principi, nella formulazione e negli obiettivi nell’era dell’instant messaging e Tinder. Che cosa è cambiato? Apparentemente niente, sono un po’ sempre gli stessi: educare le ragazze a comportamenti che la mettano nella giusta condizione per trovare marito e sistemarsi.

Si va così dai testi “classici” succitati a Il galateo di Donna Patrizia, ai consigli della Contessa Clara, da Lina Sotis ad Alba de Cèspedes, Donna Letizia (pseudonimo di Colette Rosselli, moglie di Indro Montanelli) elargiti sulle pagine di varie riviste femminili, Barbara Ronchi della Rocca, passando per Filippo Tomaso Marinetti (Come si educano le donne, un titolo che è tutto un programma conoscendo i presupposti ideologici del padre del futurismo), Madame Bovary, Colazione da Tiffany e le 50 Sfumature, fino ad arrivare alle famose Regole di Ellen Fein e Sherrie Shneider, famose perché secondo alcune fonti sono state quelle seguite rigidamente da Meghan Markle per trovare Lui, per non perderlo più, per perderlo quando vi pare. Una bibliografia corposa e ricca di stimoli che, come racconta la stessa Soave, è frutto del suo pallino per l’argomento e che ha rappresentato la spinta originale alla stesura di questo libro.

Questa parte, di necessità al limite tra nozionismo e accademismo, è stata per me la più lenta, benché affascinante. Sarebbe bello poter approfondire tutte le curiosità ma sono troppe e quindi assai improbabile riuscire a farlo. Certo, si possono selezionare i titoli e gli autori in base ai propri scopi e interessi, e anche come infarinatura generale va bene, ma la domanda per me resta senza risposta: ce n’era proprio bisogno? In un galateo per ragazze da marito cerco consigli non una lezione di Storia della Letteratura, anche perché i riferimenti filologico-bibliografici accompagnano tutto il testo a sostegno o detrimento delle tesi proposte e tutta questa sovrabbondanza di informazioni rischia di annoiare prima ancora di essere entrati nel vivo del testo.

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Ai consigli si avvicina la seconda, brevissima parte: personalità. Ovvero, quali tipi di donna sono più a rischio di nubilato perpetuo? Il paradosso, sottolinea Soave, è che tutte le caratteristiche elencate (intelligenza, perfezionismo, simpatia, cultura…) non dovrebbero, a rigore, essere considerati difetti, motivi per l’uomo di rifiutare una donna. E anzi per ogni ragazza intelligente, perfezionista, simpatica e acculturata che vive queste qualità come altrettante ragioni per non aspirare mai al matrimonio, ce ne sono dieci precise e identiche che invece sono felicemente sistemate. E quindi? E quindi questa parte cambia il passo e il tono del libro, iniziando a profilarsi il vero scopo della trattazione e l’ironia sottile dell’autrice. La verità è che non gli piaci abbastanza, si sente echeggiare nella testa e non per ciò che sei o fai ma per un imperscrutabile disegno del destino. Sarà il caso di arrendersi?

Assolutamente no. O almeno non prima di aver provato a seguire il galateo vero e proprio proposto dalla terza parte, senza dubbio la più divertente. Cercarlo o non cercarlo? È vero che in amore vince chi fugge? Che l’amore arriva quando meno te lo aspetti? Concedersi o no? Meglio fare la preziosa o la spregiudicata? Quando avrete trovato le risposte a tutte queste annose domande, Soave passa alla quarta parte per rivelarvi dove dovete trovarvi voi. In teatro, in vacanza o a tavola. E, a proposito, voi siete di quelle che pagano per sé o vi aspettate che sia lui a pagare per voi? Ed è alla fine di queste due parti che finalmente si capisce che possiamo rispettare tutte le regole, seguire i consigli di tutti i manuali di bon ton e… restare zitelle comunque. Per fortuna il Galateo per ragazze da marito di Irene Soave ci viene in soccorso anche in questo caso, quando ormai il treno è partito e non ne passerà più un altro.

Un saggio, questo, che ha per me l’unico difetto di dilungarsi troppo e talvolta ripetersi, difetto controbilanciato dalla quantità di curiosità, aneddoti, riflessioni snocciolate sull’argomento. L’autrice parla in prima persona annullando la distanza e la freddezza di una discettazione a tratti effettivamente un po’ accademica come i modelli storici da cui prende il via. Di fatto il testo è ironico, leggero; una tecnica quella utilizzata da Irene Soave che si potrebbe quasi definire maieutica: interroga, si interroga, risponde, consiglia ma subito dopo mette in luce i punti deboli e le contraddizioni della risposta, non solo perché l’amore (e il matrimonio) sono questioni irrisolvibili, ma perché quando si tratta di sentimenti, di ricerca del principe azzurro (o di un principe Windsor a caso) è meglio prepararsi all’inopinabile verità: se non gli piaci abbastanza, non ci sono regole – di galateo o altro – che tengano, smettila di tormentarti e abbraccia la tua condizione di zitella continuando a sognare. Dopotutto questo non è un saggio sul femminismo, ma nemmeno il suo contrario.  E, a proposito, voi lettrici single preferite essere chiamate signore o signorine?

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