La vita sociale delle sagome di cartone di Fulvio Gatti

La Vita sociale delle sagome di cartone di Fulvio Gatti (LasVegas Edizioni) inizia così: «Paul Pavese, lo scrittore best seller, l’ispiratore e il mentore di una generazione, alla quale aveva regalato il progetto editoriale Fabula Nuova, era sparito da alcuni giorni». E benché nella redazione della casa editrice torinese nessuno se ne dia troppo pensiero, il guaio arriva quando all’apertura del Salone del Libro ci si ricorda che Pavese deve presentare in Sala Avorio il nuovo romanzo di Matteo Bussola «che pure è un bravo ragazzo e si merita una mano, eh…». E allora scatta la caccia all’uomo, con la direttrice marketing, Samantha Neli, che si improvvisa detective per recuperare l’inafferrabile Pavese.

Intanto, però, ci scappa anche la cacca. Quella che il giovane editor Rio Cormana fa davanti a tutti durante la conferenza d’apertura del Salone, proprio mentre il neo ministro alla cultura sta annunciando che a partire dal nuovo anno tutti i cittadini avranno diritto a una quota mensile di libri, ovviamente cartacei, nella misura di duecento pagine cadauno da richiedere anche in farmacia.

Se dopo queste prime pagine del libro non siete entrati nel puro spirito di dissacrante e spudorata capacità di accettare tutto ciò che accadrà in seguito, chiudete immediatamente La vita sociale delle sagome di cartone e passate alla lettura successiva. Altrimenti seguite Samantha e sua figlia Bianca sulle tracce del misterioso Paul Pavese che ha lasciato come unica traccia di sé una cartella indecifrabile sul suo desktop computer dall’emblematico titolo Sagome. Potrebbe trattarsi della bozza del nuovo e attesissimo (da dieci anni, peraltro) romanzo dello scrittore prodigio – che in una situazione come quella che stanno vivendo all’interno della redazione di Fabula Nova sarebbe già qualcosa – oppure fornire qualche indizio su dove si sia cacciato e perché sia sparito. Peccato solo che la cartella non è apribile, protetta com’è da una password ancora più sfuggente di colui che l’ha impostata. E allora a Samantha, col beneplacito di Cartesio Durante, braccio destro di Paul e cofondatore della casa editrice, non resta che partire per Castelvecchio Tanaro, il paese di provenienza di Pavese e cercare qualcuno (o qualcosa?) che sappia cosa accidenti stia succedendo. Magari anche il perché.

Per fortuna che nel frattempo Mister Diemme, il tecnico informatico di Fabula Nova, è riuscito a estrapolare una parte dei contenuti di quella benedetta cartella, una serie di file con abbozzi di racconti, romanzi incompiuti, scritti vari di Paul Pavese che Samantha può leggere durante questa specie di vacanza forzata. E qui inizia quello che i critici veri chiamerebbero il metaromanzo, quella specie di scatole cinesi in cui la trama si auto-osserva e si auto-denuncia e con sé anche tutti i meccanismi di narrazione. Un gioco di specchi in cui l’immagine riflessa non è mai quella vera e il lettore, oramai coinvolto o travolto o addirittura intrappolato, non può che mettersi a cercare indizi su Paul Pavese nei suoi scritti e affiancare la sua indagine a quella di Samantha. Perché a un certo punto il gioco deve finire, dalla sala degli specchi si deve pur uscire e trovare una soluzione.

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La vita sociale delle sagome di cartone è un romanzo che prende in giro, con irriverenza ma soprattutto con grande intelligenza, il mondo dell’editoria. A cominciare dal titolo. I personaggi a cui come lettori tendiamo ad affezionarci (o anche a odiare qualche volta), sono – appunto – sagome di cartone che amplifichiamo nella nostra immaginazione partorendo, in alcuni casi, una vera e propria vita social(e) all’interno della quale vivono e agiscono come nella vita reale. E lo stesso vale per scrittori ed editori che attraverso i social proprio noi lettori abbiamo elevato al rango di super star. Uno dei racconti del fantomatico Paul Pavese – Così suonò Diogene – è incentrato proprio su una rock band. È un caso…? Mi piace pensare di no; Diogene, del resto, è il filosofo che ha fondato la scuola cosiddetta del “cinismo” e di cinismo, in questo romanzo (e nel mondo editoriale in genere), ce n’è parecchio. Ma, ecco, anche questo è un mio sovra-pensiero, un’intenzione che io mi faccio carico di attribuire in quanto lettrice. Perché è esattamente quello che fanno i lettori, attribuiscono… una vita sociale (o in questo caso filologica) a delle sagome di cartone.

Fa parte del gioco (il patto ormai è superato) tra lettore e scrittore o lettore-scrittore-editore. Fulvio Gatti non fa che rammentarci che gli altri attanti di questa triade ne sono consapevoli forse anche più di noi. E non è questione di avvalersene per uno scopo piuttosto che per un altro: è un gioco e dunque giochiamo.

Ci aveva già avvertiti Calvino con le sue diverse sperimentazioni. Ma i paragoni sono ingombranti e l’epoca delle sperimentazioni è finita da un pezzo. Piuttosto, come sostiene Silvio Perrella nel suo saggio su Calvino (Editore Laterza, 2001): «Uno dei temi che caratterizza Calvino […] è quello della lettura. […] Non è proprio lui la persona in cui coabitano il lettore che non ha mai dimenticato il gusto delle letture infantili, disinteressate, libere, avventurose; il lettore di casa editrice […] il lettore che esprime, sotto forma di recensione, un suo parere pubblico su alcuni libri; […] il lettore che medita anche sugli aspetti meramente filologici della lettura; infine, come scrittore, il primo lettore dei suoi testi?».

E ne La vita sociale delle sagome di cartone di Fulvio Gatti queste figure ci sono tutte anche se rifratte in personaggi diversi: c’è Rio Cormana che legge per lavoro, c’è Samantha che legge i file di Paul Pavese per scoprire che fine ha fatto il suo capo e sperare in questo modo di mantenere il posto di lavoro (perché l’editoria è il regno dei precari: c’è bisogno di sottolinearlo?), c’è sua figlia Bianca che non si stacca dal suo reader (e chissà cosa starà leggendo, poi), ci siamo noi lettori con la pretesa delle nostre duecento pagine gratis al mese da prendere (perché no?) anche in farmacia. E poi c’è lui, lo scrittore scomparso, colui che dovrebbe essere il primo lettore di se stesso e invece…

E invece leggetevi La vita sociale delle sagome di cartone: intelligente, acuto, godibilissimo. Giocate coi personaggi, con la trama, con voi stessi, scoprite che fine ha fatto Paul Pavese e chiedetevi cosa significa veramente, per ciascuno di voi, leggere.

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