Due di Irene Némirovsky

 

Due di Irene Némirovsky era uno di quei libri che mi aspettavano sul ripiano della libreria ormai da mesi e mesi (come tanti altri in effetti) e l’occasione per leggerlo è stata il mese scorso, dal momento che era una delle letture di uno dei gruppi di lettura che seguo. Questo romanzo è andato ad aggiungersi agli altri letti nel corso dell’anno scorso (Suite francese, I doni della vita, I falò dell’autunno). Irene Némirovsky è maestra nel descrivere la reazione del popolo francese alle due guerre e ha analizzato la psicologia della generazione che ha vissuto la prima grande guerra e si è dovuta rifare una vita dopo il trauma subito nelle trincee.

Protagonisti di questo romanzi, i due a cui si riferisce il titolo sono Antoine Carmontel e Marianne Sègre. Si incontrano la sera di pasqua del 1920 in una stanza d’albergo assieme a Dominique, amico di Antoine e Solange, amante da tempo di Dominique e amica di Marianne. Il piacere è il loro fine ultimo: è finita da pochissimo la prima guerra mondiale, hanno vissuto l’incertezza dei tempi, il pericolo e ora vogliono solo divertirsi. Antoine pensa di aver fatto fin troppo per la Francia, combattendo in trincea con i due fratelli più grandi Gilbert e Pascal e vive una vita dissoluta, senza lavorare, senza studiare. Ha poco più di vent’anni e vuole solo divertirsi e viaggiare. Ha già un’amante, Nicole, una giovane vedova e dopo quella sera di Pasqua sogna di fare l’amore con Marianne e di farne la sua seconda amante. E ci riesce: ma Marianne è una donna ed è innamorata di lui, ne desidera l’affetto e ne subisce l’egoismo e la crudeltà. Lo aspetta agli appuntamenti, attende che sia lui a chiamarla e a dirle quando si vedranno.

Vede la sua amica Solange, che si barcamena in una relazione con Dominique ormai da tanto, lui è un misantropo, quasi un esteta che ama solo gli oggetti e non si decide a chiederla in moglie. Poi c’è Gilbert, con cui Solange ha iniziato ad avere una relazione sessuale. Va tutto bene fino a che non scopre di essere incinta e decide di abortire. Ma siamo nel 1920 e un aborto non è nè legale nè cosa semplice, è molto pericoloso e tutto ciò va a condizionare le scelte future sue e di Marianne.

“Che cosa volevi ce facesse?” ripetè Marianne. “Riesci a capire fino a che punto una si senta sola? Immagina che la stessa cosa capiti domani a me… Chi mi aiuterebbe? Chi mi consiglierebbe? Morirei di vergogna prima di parlarne con mia madre o con mio padre… E dirlo all’amante sarebbe come forzargli la mano, spingerlo al matrimonio. E se una è innamorata e lui la tratta come mi hai trattata tu, o come Dominique ha trattato Solange, mille volte meglio morire! Tu non puoi capirlo!”

Antoine e Marianne si sposeranno subito dopo, avranno dei bambini e vedremo lo sviluppo della vita coniugale e del loro affetto, la fine della passione giovanile, l’inizio della tenerezza, non senza la crudeltà e i problemi. Tante saranno le gelosie, i tradimenti, le avventure e le preoccupazioni. D’altronde la felicità non è cosa che si può sperare davvero di incontrare, dopo aver vissuto quello che si è vissuto pochi anni prima.

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Irene Némirovsky ha una capacità di raccontare la vita delle persone e di descriverle psicologicamente in una maniera fantastica. I personaggi principali sono quelli che vengono descritti più a tutto tondo, nelle loro sfaccettature, positive e negative, ma anche chi rimane più sullo sfondo viene ugualmente descritto. Così si ha un quadro di insieme più completo e si riesce, nonostante le antipatie che possono nascere nei confronti di un carattere o di un personaggio in particolare, ad apprezzare e a cogliere la profonda umanità di ognuno di loro.

Vorrei soffermarmi anche sui personaggi femminili della Nemirovsky: nelle sue opere le donne vengono sempre mostrate come giovani per lo più assogettate ad una morale borghese che le vuole brave mogli e madri. E così è Marianne: si innamora del suo amante, lo sposa nonostante si renda conto che l’ha delusa e che il sentimento in lei è cambiato, impara a volergli bene e a rispettarlo nonostante tutto, una volta nati i figli ha una sua ragione di benessere e felicità in loro, ma comunque sa che le manca qualcosa. Capisce quando Antoine la tradisce, lo comprende, piange ma non fa scenate di gelosia, accetta la situazione. E quì il lettore comincia a credere di avere a che fare con una donnicciola stupida e debole. Ma Marianne no. Marianne è diversa. In qualche modo fa la sua mossa, ribaltando l’opinione che avevi fino a dieci pagine prima. E come lei Solange, forse unica vittima delle circostanze. Nonostante il tira e molla con Dominique alla fine sposerà Gilbert, fratello di Antoine, che la terrà quasi reclusa in casa, poichè dopo l’aborto ha cominciato a soffrire tanto e a patire, non avendo neanche più la possibilità di mettere al mondo dei figli. Eppure il suo atteggiamento, per quanto negli eventi non si riversi con qualcosa di pratico, di attivo, è un atteggiamento di arrendevolezza alle sorti della vita, alla situazione che ha scelto di vivere e che cerca di affrontare il più serenamente possibile. Quasi un modo di reagire stoico, coraggioso e probabilmente molto intelligente. Lo stesso Antoine avrà una maturazione, un percorso che lo porterà a capire che forse, nonostante la felicità sia probabilmente una cosa passeggera, il matrimonio e la vita con Marianne non sono poi così tanto una brutta faccenda.

Gli anni di vita in comune avevano compiuto, quasi all’insaputa degli sposi, il loro lavoro segreto: di due esseri ne avevano fatto uno solo. Potevano scontrarsi, a tratti odiarsi, ma erano uno, come due fiumi che hanno mescolato il loro corso.

Due di Irene Némirovwky ha confermato l’opinione che avevo già di questa scrittrice: una donna profonda, capace di scavare nell’animo umano e di restituirci un’impressione, un momento storico di cui riusciamo a carpire la difficoltà, l’estrema instabilità emotiva di uomini e donne negli anni Venti del secolo scorso.

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