#GalassieSommerse: Marchesa Colombi

Eccoci con la terza tappa di #Galassiesommerse dedicata alle scrittrici (e pittrici) dimenticate. Dopo Regina di Luanto, oggi tocca a Marchesa Colombi, una tra le poche, il cui nome non direi sia stato propriamente cancellato ma è comunque sbiadito, appena salvato dall’intelligenza e dalla lungimiranza di intellettuali come Italo Calvino che volle inserire il suo Un matrimonio in provincia, con la prefazione di Natalia Ginzburg, nella collana Centopagine da lui diretta per Einaudi o, in epoca più recente, dalla casa editrice Flower-ed che ha riproposto La gente per bene, una sorta di manuale di bon ton per ogni genere e ogni età, divertente e accattivante per struttura e, quel che più vale, sempre attuale.

Al secolo Maria Antonietta Torriani (1846-1920), Marchesa Colombi è tra le autrici specchio di questa galassia sommersa che stiamo, poco a poco, riscoprendo, sia per l’arco temporale che copre con le sue opere che per i temi affrontati nella sua bibliografia. Impegnata fin dal 1870 nel movimento femminile lombardo, insieme ad Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo italico, è stata sposata a Eugenio Torelli Viollier, fondatore e direttore del Corriere della Sera, e con le sue opere ha attivamente partecipato al dibattito sul verismo letterario che all’epoca dominava la narrativa del nostro paese (uno dei suoi più grandi estimatori è stato, infatti, Luigi Capuana).

Di Un matrimonio in provincia vi ho già parlato qui. Un romanzo breve e formativo (senza mai lesinare sull’ironia che è la cifra narrativa della Colombi) che – a mio modesto parere – dovrebbero leggere tutti, non solo i cultori della letteratura tardo ottocentesca femminile italiana, ma proprio tutti: una lectio magistralis sul verismo che, inconcepibilmente, ci è stata sottratta.

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La gente perbene è una delle prime opere della Marchesa Colombi, ma non è certo la più acerba, mentre quello che a prima visata appare come moralismo spicciolo e ottuso, e oggi potremmo persino spingerci fino a definirlo anacronistico, in realtà è il riflesso perfetto dello stile dell’autrice, per la quale la vita è troppo seria per non affrontarla con una punta di stravaganza. Ecco dunque che precetti e ammonimenti morali rivolti a bambini, ragazzi, giovani uomini e giovani donne, zitelle, anziani sono accompagnati da gustosi exempla (nel senso letterario del termine) che l’autrice/narratrice – presentandosi nei panni di una vecchia signora – elargisce al pubblico con un tocco di irresistibile irriverenza.

 Il libro è segmentato in parti che rispecchiano il ciclo della vita della donna (dalla “bambina”, alla “signorina”, dalla “signora” alla “vecchia”), a sua volta composte da brevi capitoli che si riferiscono alle diverse figure sociali (la “sposa”, la “mamma”, la “zitellona”). La prosa è scarna, permeata da un impeccabile humour, che supera ogni stereotipo del genere di afferenza – i galatei sono generalmente collocati all’interno di strutture prestabilite e attraversati da motivi topici ‒ per sfuggire a ogni retorice e, ciò che più conta, denunciare l’ipocrisia dell’epoca, stigmatizzando consuetudini e cambiamenti della medio alta borghesia italiana, così che il libro in sé si presenta come una raffinata disanima della società – italiana e non solo- della fine dell’Ottocentesca.

«Gli inglesi, più serî, più freddi di noi, malgrado le loro esclamazioni continue sulla famiglia, sull’Home, passano metà dell’anno girovagando in paesi stranieri, e pel poco tempo che rimangono at home, hanno provato il bisogno di inventare la nursery, una camera a parte, dove relegano i bambini colle nutrici e le bambinaie.»

In La voce che è in lei di Giulia Morandini, 1980 (Bompiani Editori), La gente per bene è definito «un galateo in punta di penna»

La versione della Flower-ed ripropone La gente per bene di Marchesa Colombi nell’edizione del 1893, dopo che originariamente era stato pubblicato nel 1877.

Tuttavia se Un matrimonio in provincia e La gente per bene hanno avuto la fortuna – per ragioni diverse – di trovare promotori per la causa della loro riscossa, lo stesso non può ancora dirsi per il romanzo forse più importante della bibliografia della Marchesa, che fece discutere, all’epoca della sua pubblicazione, persino il Parlamento regio. Si tratta di In Risaia (1876, tradotto anche in francese e inglese) che punta la penna (i riflettori erano ancora di là a venire) sul tema della sottoccupazione e dello sfruttamento delle donne nel duro lavoro della mondia delle risaie per quanto in una cornice edificante quale quella del Natale. Ancora una volta, Marchesa Colombi fa sfoggio di un exempla per affrontare, con puntigliosa e lucida integrità, una piaga dolente che risuonerà fin nelle aule parlamentari che per la prima volta sono chiamate a dar conto delle condizioni di estrema miseria e disumanità che coinvolge il lavoro della donna.

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Protagonista di In Risaia è Nanna, bellissima fanciulla di umili origini, che decide di cercare lavoro in risaia così da guadagnare i soldi per acquistare una corona di spilloni d’argento per il velo da sposa, sperando così da concretizzare nel matrimonio il corteggiamento di Pietro. Il duro lavoro dei campi però la fa presto ammalare mentre Pietro sposa un’altra. Addolorata e arrabbiata con il mondo, la giovane contadina sembra avviata verso un tragico destino, ma una sorpresa inaspettata le regalerà una nuova vita.

Il finale è – a dirla tutta – sulla stessa frequenza d’onda di quello di Denza di Un matrimonio in provincia: una nuova vita non significa un lieto fine, ma qualcosa a cui la donna deve adattarsi, quasi sottomettersi giacché le condizioni dell’epoca non offrono molto in più. E tuttavia, grazie soprattutto al prosare ironico e accorto della Marchesa Colombi, il respiro della storia, che poteva essere angusto e meschino, risulta invece sì amaro ma non meno poetico. Segno che la realtà dipinta dalle donne contiene sempre quel pizzico di vivacità in più.


Bibliografia: Antonia ArslanDame, Galline e Regine (La scrittura femminile italiana tra ‘800 e ‘900), Guerini e Associati

Giuliana MorandiniLa Voce che è in lei: Antologia narrativa femminile italiana tra ‘800 e ‘900, Bompiani

I testi di Marchesa Colombi, se non diversamente segnalati, sono liberamente e legalmente fruibili e scaricabili su LiberLiber.it

 

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