#Galassie sommerse – Elisabeth Vigée Le Brun

Buongiorno lettori, eccoci alla seconda puntata dedicata alla #Galassia sommersa delle donne artiste. Oggi facciamo un salto in avanti: dal caravaggismo di Artemisia Gentileschi andiamo al diciottesimo secolo, spostando l’asse geografico ad ovest. Protagonista di questo articolo è la francese Elisabeth Vigée Le Brun (sicuramente sbaglierò continuamente l’accento sulla prima del cognome un sacco di volte nel corso del testo, perdonatemi). Nasce nel 1755 da padre artista, famoso per i suoi ritratti e da madre parrucchiera.

Come Artemisia impara l’arte dei colori e dei pastelli dal padre che la adora: Louis sa che fare ritratti è un buon mestiere anche per una donna se è brava a farlo. La felicità domestica dura troppo poco purtroppo, infatti nel 1767, quando Elisabeth ha dodici anni, il padre muore. La madre, Jeanne Maissin sa cosa significhi vivere come madre sola senza l’appoggio di un uomo a quel tempo, non può lasciarsi andare alla vedovanza e si sposa quasi subito in seconde nozze con Monsieur Le Sèvre, un gioielliere benestante.

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Il percorso di studi d’arte della bambina/adolescente continua: Monsieus Le Sèvre vede come si è attaccata, in adorazione, agli strumenti del padre e percepisce la possibilità di un guadagno da questa ragazza con un’indole così ben indirizzata alla pittura. Ma il rapporto figlia-patrigno non fu mai positivo, Elisabeth lo disprezzerà sempre, rimanendo legata all’ultimo uomo che rappresenterà, almeno così sembra, l’unico amore della sua vita: Louis Vigée, di cui manterrà sempre il cognome. L’immagine paterna rimarrà sempre nel suo cuore, anche quando, costretta più dalla necessità di non diventare oggetto di scandalo come donna nubile pittrice, sposerà  Jean-Baptiste-Pierre Le Brun, pronipote del primo pittore di re Luigi XIV. Le Brun più che il talento per l’arte aveva quello per gli affari e come collezionista colpì Elisabeth, che spinta, come detto sopra, più dal bisogno che da vero affetto, acconsentì a sposarlo, consapevole che non sarebbe stata da lui osteggiata nel mestiere.

La carriera di Elisabeth decolla, soprattutto una volta che, entrata a corte, diventerà la pittrice ufficiale della regina Maria Antonietta a Versailles. Contesse, dame di compagnia, l’entourage della regina e non, saranno i soggetti dei suoi quadri, così come gli uomini galanti che la vanno a trovare per farsi dipingere. Da questi ultimi si difende dipingendoli con lo sguardo perso nel vuoto, regards perdus, non rivolto verso di lei (anche se ciò non fermerà i pettegolezzi sul suo conto, tante saranno le voci che le additeranno amanti e relazioni clandestine). Vengono raffigurate nei suoi quadri anche le cortigiane, donne bellissime che vede passeggiare la sera senza cavaliere, le donne mantenute più importanti dell’epoca, che lei dipinge piene di desiderio e passione negli occhi. Le dame che dipinge non vengono distinte per sangue, discendenza, a tutte regala un sorriso di attesa, uno sguardo che richiama il bisogno di piacere, dimostrando che le donne non sono solo l’oggetto passivo del piacere maschile: un messaggio che non si poteva certo comunicare a parole.

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Nel 1783, a ventotto anni, grazie all’intercessione del sovrano, Luigi XVI, marito di Maria Antonietta, diventa accademica: inizia a lavorare senza sosta. Il fasto, i tessuti, le mussole, i pizzi, il lusso del palazzo devono fuoriuscire sulla tela. Il suo lavoro ci permette di conoscere il costume dell’epoca, il piacere di vivere tipico dell’aristocrazia dell’ancien regime, destinato al declino a partire da quel 14 luglio del 1789.

Con la rivoluzione francese infatti, in quanto pittrice ufficiale della regina, Elisabeth è costretta ad abbandonare tutto: porta con sè solo la figlioletta Julie (nata nel 1780), la balia, i pennelli e i colori. E’ necessario fuggire prima che scoppi il Terrore, prima che i nobili siano costretti a grandi sacrifici. Fugge in Italia, patria del Grand Tour di intellettuali e artisti e lavora anche qui incessantemente. Ma il richiamo patrio ci sarà sempre, così come la nostalgia, di un mondo ormai perduto e di cui lei, con i suoi quadri, è stata grande testimone. Oltre a tantissimi dipinti, Elisabeth Vigée Le Brun ci ha lasciato anche i cosiddetti Souvenirs, una sorta di memoriale del suoi viaggio in Italia, da Torino a Napoli. Una volta tornata in Francia, nel 1802, non riconobbe più il suo Paese e lo scenario che le si parava davanti: la dolcezza di vivere in un mondo dorato e colorato era finita.

Elisabeth Vigée Le Brun morì nel 1842 a ottantasette anni, lasciando al mondo dell’arte centinaia e centinaia di ritratti.

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