#LeggiamoDemocratico – A mo’ di una presentazione

Non c’è nulla di più fragile di ciò che sentiamo garantito, conquistato, inalterabile.

Sono cresciuta con i racconti dei miei nonni materni (classe 1914 l’uno e 1920 l’altra) sugli anni della dittatura, della guerra, della ricostruzione, pensando: «Ehi, però… sono fortunata. Io sono nata con la garanzia di una Repubblica Parlamentare, costituzionale e democratica. Non c’è pericolo che viva quello che hanno vissuto loro». Persino il Muro di Berlino – l’ultimo dei pericoli intimidatori della Storia – a quei tempi era ormai caduto.

Eppure, già mentre queste riflessioni prendevano forma nella coscienza di quella che allora era ancora praticamente una bambina, qualcosa – nel mondo che io immaginavo la migliore versione possibile di se stesso – iniziava a scricchiolare: la guerra nella ex Jugoslavia, il terrorismo di matrice islamica, l’11 settembre. E intanto in Italia si transitava da Prima a Seconda Repubblica, la mafia piazzava bombe in strade e autostrade per togliere di mezzo magistrati scomodi; cadevano partiti, altri ne nascevano, ma la lontananza con gli ideali dei padri costituzionali aumentava con una strana progressione che non era nemmeno più calcolabile in generazioni quanto piuttosto in programmi ministeriali, manuali di Storia e altro ancora. Perché La Storia non è un’immagine retorica, o peggio uno o due libelli da studiare per soddisfare la pignoleria di professori e superare esami universitari. È qualcosa di vivo e palpitante all’interno della quale ci muoviamo, scandiamo il nostro tempo, conosciamo noi stessi. Non ce ne accorgiamo perché ci manca la prospettiva. Come non se ne accorgevano i nostri nonni, bisnonni e tutti quelli prima di loro. Come facciamo noi uomini e donne ad agire nella Storia se non la conosciamo? E non parlo di Crociate, Risorgimento, Rivoluzioni, Restaurazioni. Parlo di quella Storia quotidiana che tra una generazione o due finirà neri libri… se ancora, in questo paese, la Storia sarà una materia di studio.

Vi faccio un esempio: l’11 settembre io c’ero. Ho guardato la tv per due giorni di fila, senza chiudere occhio, ho visto aerei schiantarsi, torri crollare, gente buttarsi giù da un grattacielo, superstiti tratti fuori dalle macerie, ho visto l’orrore, il fuoco, le fiamme, il fumo, le lacrime, i giocattoli anneriti di bambini che quel mattino avevano preso un aereo per la morte. Quindici, forse anche meno, anni dopo ho studiato quella stessa tragedia sulle pagine del manuale per l’esame di Storia Contemporanea. E già non sembrava più la stessa cosa. All’orrore, al pathos immediato provato quel martedì pomeriggio di quasi vent’anni fa, si erano sostituite arzigogolate analisi e interpretazioni di vario genere che non avevano più nulla a che fare con le macerie fisiche e metaforiche di quel giorno terribile.

Eppure, quando poco dopo mi trovai tra le mani Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer (per dirne uno), ritrovai nelle sue pagine quello stesso senso di smarrimento, di catastrofe: la Storia raccontata dai testimoni, in forma di saggio, romanzo, prosa o qualsivoglia maniera, è l’ultima sentinella rimasta contro la nostra accidia, l’individualismo, l’egoismo e l’edonismo. Il che sembra paradossale in un’epoca dove le informazioni sovrabbondano. Ma quali informazioni? Da quali fonti? Con quali scopi? Se c’è una cosa che i totalitarismi, e gli assolutismi prima di loro, ci hanno insegnato davvero è che quanto più ignorante è il cittadino tanto più facile è manipolarlo.

«L’ultima cosa che si vuole alle elezioni è gente che pensa con la propria testa»

Lo scrive Agatha Christie con lo pseudonimo di Mary Westmacott in Rosa d’autunno, uno dei suoi romanzi rosa. Pensate un po’ quanto è palese la trasversalità del tema!

Del resto, non è un caso se già con la Controriforma si inaugurò l’Indice dei Libri proibiti; non è un caso se l’Illuminismo si diffuse grazie allo sviluppo della stampa. E non è certo un caso se il controllo dell’informazione è il primo segno di deriva totalitarista e deviazione dalla democrazia. A voi non sembra, ma ancora oggi, soprattutto oggi, è così. I Social Media Manager e gli esperti di comunicazione dei grandi partiti studiano strategie apposite per ingarbugliare le notizie, imbavagliarle, farle e disfarle come fossero fatte di plastilina e non di realtà. E noi, o una gran parte di noi, gli crede. Perché? Forse – azzardo – per mancanza di fiducia in noi stessi più che per vera e propria ignoranza. Mancanza di fiducia nella solidità e nello spessore della nostra conoscenza delle cose.  E, di nuovo, non è un caso, allora, se l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani afferma che:

«ogni individuo ha diritto a un’istruzione che deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali».

E come sottolinea Liliana Segre nell’introduzione alla stessa (Edizione Garzanti, i piccoli grandi libri): «la migliore promozione dei diritti della persona e dei popoli, lo strumento principe, è la cultura».

Perché ci sono molti modi di esperire una conoscenza, uno solo però è alla portata di tutti: i libri, la lettura. Ecco perché vi invitiamo a leggere democratico, a leggere cioè tutti quei libri, graphic, saggi, romanzi, pamphlet, fiabe che narrano, testimoniano, raccontano i temi dell’uguaglianza, della parità, dei diritti civili, del lavoro, della libertà, della Storia, della quotidianità, di tutto ciò – per farla breve – che consenta una partecipazione critica e consapevole alla cosa pubblica. Perché il significato di democrazia potrà pur essere liquidato come “governo della maggioranza” ma di fatto a nessuno dovrebbe essere consentito di governare nell’ignoranza. Sua e di chi pretende di rappresentare.

Non allarmatevi però: questa rubrica non intende fare politica in alcun modo, e nemmeno analizzare parola per parola Guerra e Pace. Al contrario! Abbiamo scelto proprio quei libri dove la presenza del principio democratico non te lo aspetti e invece c’è. Scrivo appositamente al plurale: iniziamo con le colleghe de I Bookanieri e Leggendo A Bari, ma la speranza è di portare avanti il progetto assieme a voi. Non vogliamo insegnare ma desideriamo imparare: cos’è per voi democrazia? Quali libri vi riportano ai suoi principi? Ecco, in questo senso sì: democrazia è maggioranza e noi #leggiamodemocratico.

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