Una vita da signorne di Miranda Miranda

Una vita da signorine (viaggio nella raccolta più popolare della Letteratura cosiddetta di evasione) di Miranda Miranda (edito da Scrittura & Scritture) è un saggio fondamentale per tutti coloro i quali vogliano comprendere con efficacia due aspetti fondamentali della Letteratura contemporanea: il ruolo delle donne e la funzione attribuita storiograficamente alla narrativa femminile, dai più considerata come mera narrativa di evasione, paraletteratura, non degna di occupare un solo rigo nei preziosissimi manuali scolastici o universitari. Il punto è che senza indagare a fondo questi elementi la nostra conoscenza rischia di essere incompleta, difettosa e capziosa. Ecco perché manuali come questo di cui vi parlo oggi diventano indispensabili a chiunque miri a una formazione storico-critica della materia completa ed efficace.

In Una vita da signorine, Miranda Miranda, napoletana, docente di Storia e Letteratura nelle scuole secondarie di secondo grado e autrice di romanzi storici particolarmente raffinati, racconta una stagione narrativa che, almeno nel nostro paese, ha contribuito alla formazione di schiere di lettrice (e probabilmente future autrici) ripercorrendo la collana della Biblioteca delle Signorine edita dalla casa editrice Salani tra il 1912 (quando esce il primo volume: La mano tagliata di Matilde Serao) fino alla fine degli anni Settanta, un arco storico complesso, all’interno del quale si sono scatenate due guerre mondiale, in Italia si sono avvicendati tre diverse forme di governo (Monarchia, Dittatura, Repubblica), le donne hanno ottenuto il riconoscimento del diritto al voto, è cresciuto il tasso di scolarizzazione femminile, il paese ha conosciuto un periodo di discreto boom economico, le tecnologie sono avanzate, progredendo in modi e forme forse mai nemmeno immaginati prima, le contestazioni del ’68 hanno messo in evidenza la forza della coscienza civile quado si compatta intorno a temi di rilievo internazionale. E, in tutto questo periodo, nelle case italiane gli scaffali di signore e signorine si riempivano di libri che trattavano temi come l’educazione sentimentale, l’amore, il matrimonio, i rapporti tra i sessi, rivolgendosi a un pubblico determinato e prescelto: quello delle donne, ammettendone – finalmente –il valore sia come lettrici (pubblico) che autrici, innalzandole, ovvero, a protagoniste. Protagoniste di un genere secondario – che poi avrebbe preso la definizione di rosa, romance, o, come negli ultimi tempi, in una sorta di parabola discendente e spregiativa, chick lit, ma pur sempre protagoniste e non più solo muse ispiratrici, spettatrici mute, inerti, figure da manipolare nei romanzi scritti dagli uomini secondo un’idea di donna che nulla aveva chiesto alla diretta interessata.

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Il presupposto di questa iniziativa è epocale, nel senso che le basi tengono evidente conto di: A) il volere, da parte della donna, di un genere che racconti di sé e da cui sentirsi pienamente rappresentata; B) il potere economico della stessa (è chiaro che nessun libro viene regalato alla lettrice di turno, che deve potersi permettere un bene ancora considerato superfluo); C) un’alfabetizzazione minima ma sufficiente a reggere l’impegno economico intrapreso dalla casa editrice. Vi pare poco?

«Oggi, la Biblioteca per Signorine, troppo spesso equiparata al cicaleccio melenso e insensato di pubblicazioni femminili prive di qualità, confusa nel magma della letteratura definita “rosa” che in Italia spazia da Liala ai moderni Harmony, non ha più lettrici, sia perché non è stata più riedita e bisogna trovarne i romanzi sulle bancarelle o sul mercato antiquario del libro, sia soprattutto perché gli ultimi quarant’anni sono stati sufficienti ad aprire un baratro tra le epoche passate e la nostra».

E vi pare poco il lavoro, accuratissimo, di ricerca compiuto da Miranda Miranda per la compilazione puntuale di questo volume? Un volume che non solo si presenta come documento storico letterario di inestimabile valore ricostruendo quelle che erano le condizioni della lettura femminile italiana negli anni prima citati, ma sovrascrive una sorta di canone (con una rigorosa ricognizione di fonti, autori e opere) opposto a quello ufficiale che vuole la letteratura non solo come dominio ma anche come patrimonio esclusivo degli uomini.

A testimoniare che la Biblioteca delle Signorine della Salani ha avuto nel tempo un ruolo importante non solo di intrattenimento ed evasione ma anche di formazione della contemporanea donna italiana c’è non solo la attestazione originale della Professoressa Miranda che alterna l’indagine filologica con il racconto biografico in un intreccio tra realtà e finzione, un rimbalzo da specchio a specchio di un’immagine sfuggente ma ben definita nei suoi contorni e nell’impronta che lascia di sé, ma – se posso – anche la scoperta da parte di chi scrive (mia, di Sara) che uno dei libri più letti e amati in gioventù appartiene proprio a quella collana per signorine.

Si tratta di Evangeline l’avventuriera di Elinor Glyn (autrice peraltro spesso e con cognizione di causa citata dalla Miranda) finito chissà come e chissà, soprattutto, per mano di chi nella scarnissima biblioteca di famiglia (qualcosa che – per darvene una idea – constava, all’epoca di cui vi parlo, di cinque/sei volumi a voler arrotondare per eccesso) e al quale ho potuto finalmente riconoscere un’identità ma più di tutto un ruolo, un valore che non posso sottovalutare nella mia “carriera” di lettrice.

Da questo piccolo particolare potete cogliere l’importanza di un saggio come Una vita da Signorine di Miranda Miranda nel contemporaneo panorama editoriale che ha bisogno di attestazioni sempre più vigorosi che la letteratura femminile non è un’invenzione moderna, non è una conquista del femminismo, non è figlia solo dell’emancipazione e del 68. O non solo. È una galassia sommersa ancora tutta da scoprire. E da qualche parte bisogna pur incominciare. E allora perché non da questo libro?

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