In verità è meglio mentire di Kerstin Gier

 

Nell’articolo sui libri da leggere quest’estate (qui), vi ho parlato di Kerstin Gier. Nello specifico in quel post nominavo la Trilogia delle gemme che è stata una delle poche serie fantasy che ho amato così tanto e che rileggerei (e io sono una di quelle persone che tendenzialmente non rileggono e non credono al rileggere -per il semplice motivo che la rilettura di qualcosa di già letto toglie tempo alla lettura di qualcosa di nuovo-). Ma Kerstin Gier in Germania è diventata famosa ben prima dei viaggi nel tempo e nel mondo dei sogni (protagonista della trilogia Silver) grazie ai suoi romanzi rosa.

In Italia ne sono stati pubblicati solo due e oggi voglio parlarvi di uno di questi: In verità è meglio mentire. Protagonista del romanzo è Carolin: anni 26, quoziente intellettivo 158, diploma a sedici anni, prima laurea a diciannove, ottima musicista di mandolino, grande capacità di calcolo. Il suo essere un piccolo genio non l’ha mai aiutata nei rapporti con gli altri: infatti fin da piccola le uniche persone a non ritenerla strana e a volerle bene sono stati i suoi genitori, la sorella e il fratello. Avere amici con la nomea di essere una freak sembrava una cosa impossibile, così come avere un fidanzato. Per questo, una volta iscritta a giurisprudenza a ventuno anni, dopo l’incontro con il bellissimo Leo ed essere stata notata da lui, Carolin ha deciso di mentire su se stessa. E la cosa ha funzionato bene per cinque mesi, superando gli incontri con la madre e le sorelle antipatiche di Leo, superando l’aria snob che si respirava nella famiglia, nascondendo però la propria bravura e le proprie capacità straordinarie.

Ma la verità prima o poi viene a galla. Durante la festa per i settant’anni della nonna di Leo, Carolin conosce Karl, il padre più che quarantenne di Leo, che ha lasciato tanti anni prima la famiglia: professore di storia dell’arte all’università, critico e curatore di mostre, Karl con il suo fascino da Crocodile Dundee attrae Carolin, che in seguito ad una discussione con Leo quella stessa sera, finisce a letto con Karl.

Da qui comincia una storia d’amore bellissima per Carolin, quattro anni di relazione, un anno di matrimonio, tutto meraviglioso fino a che un giorno Karl muore per un infarto. Il mondo crolla addosso a Carolin, che si ritrova cinque settimane dopo a vivere con la sorella in una situazione di depressione che tenta di affogare prima nell’alcol, poi in alcune sedute di psicoterapia con una terapeuta non molto professionale.

Ma tante sono le cose che Carolin deve affrontare, perchè una volta morto Karl, scoprirà che suo marito aveva una bella eredità e che quell’eredità che le è stata lasciata, ora è presa di mira dalla sua famiglia. Riuscirà Carolin a risolvere tutto e a risollevarsi dopo la batosta? E farsi soccorrere da un farmacista durante l’unica sbornia della sua vita, cambierà qualcosa nel suo cammino?

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In verità è meglio mentire è un romanzo leggero, forse fin troppo, si legge in qualche ora perchè il ritmo della scrittura è molto veloce, ma tutto sommato, al di là di una sana curiosità nel voler sapere come andrà avanti, non mi ha lasciato granchè come lettura. Nulla a che vedere insomma con i colpi di scena, gli amori e le storie che ho imparato ad amare nelle due trilogie fantasy citate all’inizio di questa recensione. Nonostante tutto è da apprezzare l’originalità della protagonista: non è perfetta, non è imbranata ( o almeno non la è normalmente), ha un’intelligenza fuori dall’ordinario, un brutto caratteraccio, sa di saperne più degli altri e ciò la rende un po’ bisbetica. Ma ci si riesce a immedesimare nei suoi panni, comprendendo come non debba essere semplice sentirsi costretti ad essere qualcun altro per avere contatti umani, seppur non sinceri e come sia dura perdere quell’unica persona con cui ci si sentiva liberi e se stessi.

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