Giuliano e Lorenzo, la primavera dei Medici di Adriana Assini

C’è solo una parola per descrivere questo Giuliano e Lorenzo, la primavera dei Medici di Adriana Assini per Scrittura&Scritture, e questa sarebbe: geniale.

Geniale per la capacità di intrecciare una trama storica nota e arcinota come la vita, le gesta, la morte del Magnifico Lorenzo e di suo fratello Giuliano, con una fabula assolutamente originale, un subplot incastonato nella macro trama, completo e avvincente, e soprattutto perfettamente in grado di approfondire l’azione e amplificare il senso generale del tema trattato.

Geniale per la costruzione di una struttura indispensabile alla comprensione della vicenda e dei personaggi.

Geniale per il linguaggio, una vera e propria lingua nova, appassionata, calata nel contesto, di una brillantezza tale da far splendere le immagini in maniera sottile ma che si scolpisce nella mente del lettore.

Partiamo dalla trama. Cosa c’è ancora da dire sui Medici che non sia già stato detto, scritto, narrato, raffigurato, filmato? Come dirlo in modo che il lettore senta l’emozione, la partecipazione, il palpito e il piacere della lettura? Adriana Assini ha fatto il miracolo attraverso un’intuizione narratologica di grande perspicacia e assoluta semplicità.

Nel giorno delle esequie di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi detto il Botticelli, due amici s’incontrano in via dei Calzaioli, nella bella Fiorenza. Sono Maso, un aspirante pittore, e Cosma, un audace avvocato. Mentre seguono il catafalco, stranamente spoglio e povero di colui che pure un tempo era stato uno tra i più grandi protagonisti del Rinascimento, s’imbattono nel mercante Giotto, un ricco commerciante appena rientrato in città dopo una lunga assenza, affamato di novità, di storie, di quelle vicende e vicissitudini che hanno fatto della bella città toscana la vera caput mundi delle arti e della cultura, grazie all’intelligenza e alla lungimiranza della famiglia Medici, sotto il cui patronato e mecenatismo sono sbocciati i fiori  più belli e forti e imperituri dell’arte e della cultura italica: dal Poliziano a Pico della Mirandola, da Marsilio Ficino al giovane Michelangelo.

I tre si accordano per vedersi la domenica successiva nella villa del mercante e accompagnare a ricche libagioni la storia tumultuosa degli ultimi anni. Inizia così un appuntamento che si rinnova di settimana in settimana (quasi un’eco inedito de Le mille e una notte), alla presenza anche di Madonna Beatrice, la bellissima moglie di Giotto, che non tarderà a diventare non solo l’ascoltatrice più attenta e bramosa, ma una vera e propria musa per Cosma. Mentre si tratteggiano le personalità di Lorenzo e Giuliano, le loro inclinazioni, le mosse politiche, le alleanze e le inimicizie, le congiure, i tentativi di mutare l’ordine politico della città, i rapporti col papato e con le altre dinastie e principati italiani, l’ordito tessuto da Adriana Assini trama realtà e finzione in un intreccio prezioso e suggestivo, ma anche elusivo e «obbligato alla stringatezza», perché la verità rende meglio con poche purché precise pennellate (come avrebbe insegnato, più tardi, l’impressionismo pittorico, ma non dimentichiamo che la Assini è in primo luogo acquarellista e la lezione l’ha assimilata a meraviglia fino a trasfonderla, con perizia, nella scrittura).

«Or dunque, amica mia, sto per raccontarvi una storia destinata alla massima segretezza ma che, per imprudenza dei suoi protagonisti, finì sulla bocca di fabbri, lavandaie e notai»

È un raro talento quello di saper dare pari dignità sia a personaggi inventati di sana pianta che a grandi protagonisti storici: quella della primavera di Giuliano e Lorenzo de Medici è una metanarrazione accurata che, tuttavia, non oscura i casi di Masolino e Cosma, di Giotto e di Beatrice, figure approfondite psicologicamente e caratterialmente, figure tridimensionali, di spessore, non solo profili minori, riconfermando in questo la grande attenzione e sensibilità già dimostrati dall’autrice nel precedente La Spada e il Rosario, verso tutti quegli uomini e quelle donne che la Storia l’hanno scritta senza firmarla.

ADRIANA-ASSINI

C’è, inoltre, una forte carica sensuale in queste pagine che si propaga dalla bella Simonetta Cattaneo Vespucci alla misteriosa Beatrice: donne risolute, capaci non solo di spezzare il cuore di più di un uomo ma di cagionarne involontariamente la morte; donne angelicate come le figure femminili celebrate dallo stilnovismo e innalzate a vere e proprie dee cristiane da Dante, Petrarca e Boccaccio, e ciononostante umane, molto umane, fragili, tormentate, inquiete.

Ciò che però mi ha provocato un vero e proprio godimento sensoriale (e non solo…) è stata la lingua: un vocabolario della lingua italiana inconsueto ed esclusivo, un lessico innovativo che mescola con una fluidità fuori dal comune il fiorentino del ‘500 con prestiti semantici colti, citazioni letterarie (che è una gioia seguire, scoprire e ricondurre alla fonte primigenia). Non uno sfoggio di virtù ma un’autentica dichiarazione d’amore verso una lingua, come la nostra, che si è formata esattamente in questo modo, figlia di padre nobile e madre volgare, ma bella, dolce e armoniosa come nessun’altra al mondo.

Con Giuliano e Lorenzo, la primavera dei Medici, Adriana Assini si conferma – caso mai ce ne fosse ancora bisogno – una voce rivoluzionaria nel panorama della contemporanea narrativa storica. Attenta, ardita, innamorata. Un delitto non corrispondere a questo amore.

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