Ragazzo d’oro, ragazza di smeraldo di Yiyun Li

Dopo Caro amico dalla mia vita scrivo a te nella tua, NN Editore ci riporta il raffinato talento di Yiyun Li con la raccolta di racconti Ragazzo d’oro, ragazza di smeraldo (traduzione di Eva Kampmann) in attesa della pubblicazione di Where reasons end. Perché nel mondo di Yiyun Li – scrittrice cinese naturalizzata americana – si entra a piccoli passi, con cautela, regolando il respiro, in silenzio per sentire tutta la sua fragilità trasformarsi in corpo vivo di scrittura.

«Io non sono una scrittrice autobiografica – non si può esserlo senza un io solido e spiegabile – e leggo ogni scrittore autobiografico con la stessa curiosità. Che genere di vita dà a una persona il diritto di diventare l’oggetto della propria scrittura?».

L’oggetto (ma inevitabilmente anche il soggetto) di questi nove racconti è la Cina, la patria abbandonata, la madre rinnegata finanche nell’uso della lingua (Yiyun Li scrive in inglese, ciò che marca il senso di una distanza diventata incommensurabile), un paese allo stesso tempo antichissimo e modernissimo che proprio su questa continua contraddizione di se stesso (uno dei paese più ricchi e industrializzati del pianeta governato da un regime di formazione comunista) ha plasmato il suo io affatto solido e difficilmente spiegabile.

In questo scarto tra tradizione e modernità si inseriscono i racconti di Ragazzo d’oro, ragazza di smeraldo, i cui protagonisti sono «una piccola parte di un mondo più grande» e vanno da anziani professori (Ragazzo d’oro, ragazza di smeraldo, il racconto che dà il titolo alla raccolta) ad arzille vecchiette improvvisatesi detective private per salvare matrimoni sull’orlo di una crisi di nervi (Incendio domestico), da madri negate (Prigione) a madri surrogate (La proprietaria), passando per amiche che il tempo ha allontanato (Come un fiume), vedovi che nascondono dietro un’apparente vivacità una solitudine assoluta e impenetrabile (Via Giardino, numero 3), fino ai tormentati flashback del campo militare che le ragazze diplomate che soddisfano determinati requisiti sono invitate a frequentare (Gentilezza, il più lungo, più un romanzo breve che un vero e proprio racconto, ma anche il più autobiografico o, per lo meno, quello che più ricorda le atmosfere di Caro amico).

C’è qualcosa che sanguina dentro ognuno di essi, una malinconia, un dolore sommesso: sono come messaggi infilati in una bottiglia e affidati al mare, nessuno affonda ma tutti si lasciano scivolare sulla corrente per raccontare quel frammento di vita che portano racchiuso in sé a chiunque avrà la fortuna di trovarli. Nessuno sa quale destinazione prenderanno, sarà un ansito di vento, forse uno scoglio o un’onda imprevista a determinarne la destinazione finale che, come per ciascuna delle schegge che custodiscono, non si può né immaginare né cambiare.

«Per alcune persone la punizione era la conseguenza dei loro errori; per altre, la punizione arrivava prima che commettessero uno sbaglio. Benvenuto nel paese degli sfortunati e degli abbandonati.»

Anche per questo la forma racconto è senza dubbio la più adatta ad accogliere e narrare di individui isolati, ai margini della società. Allo stesso tempo, tuttavia, quelle di Yiyun Li non sono parabole e si concludono tutte senza insegnare altro che nella realtà non c’è spazio per il proverbiale, l’edificante, o la morale delle favole; c’è solo l’irrimediabile scorrere del tempo che l’autrice ferma solo per l’attimo necessario a restituircene un’immagine, come in una fotografia.

Yiyun-Li

Fotografico è il linguaggio: pulito, preciso, piano, semplice, nitido, privo di manipolazioni: di nuovo, la prosa di Yiyun Li non ha bisogno di ritocchi o effetti speciali perché nel racconto del quotidiano l’effetto speciale stona, il ritocco stordisce e il lettore, invece, ha bisogno di restare concentrato per cogliere i dettagli di una straordinaria normalità.

Capiterà a tutti – credo – di affezionarsi a un racconto più che ad un altro. Nel mio caso Come un fiume si è ritagliato uno spazio personalissimo. È la storie di tre bambine, tre amiche, che decidono di suggellare il loro rapporto con un patto di sorellanza e immortalarlo, appunto, con una fotografia. Ma, come tutti i bambini, crescono, e le adulte che ne prendono il posto non riescono a mantenere l’equilibrio e le promesse si spezzano tragicamente. Una celebrazione incredibilmente realistica dell’amicizia, che passa come passa il tempo (non a caso il titolo originale è Sweeping past, letteralmente: spazzando via il passato) e resta solo una fotografia virata al seppia che la nipote di Ailin, Ying, tornata per le vacanze da Lisbona, dove ormai vive con i suoi genitori, trasformerà in un poster da appendere alla parete del ristorante cinese che gestisce nella capitale europea a beneficio di avventori distratti, a cui della Cina non interessa la vera storia ma solo la sua rappresentazione più folkloristica.

Esiste una Cina reale, una Cina narrata, una Cina immaginata. Quale sia più vera non è possibile dirlo. Tutte e tre e nessuna, sembra volerci dire Yiyun Li in Ragazzo d’oro, ragazza si smeraldo: la verità ha sempre gli occhi di chi la osserva.

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