“La storia di Willie Ellin” e “Emma” di Charlotte Bronte

 

Charlotte Bronte è stata una delle scrittrici più importanti dell’ottocento e, assieme alle sue sorelle Emily ed Anne, ha prodotto alcuni dei romanzi che ancora oggi vengono considerati dei capolavori. Gli amanti della sua opera conoscono già i passaggi basilari della sua esistenza: vita nella brughiera, un padre pastore, gli anni nel collegio che avrebbero suggerito molte delle dinamiche presenti nei romanzi, la morte delle sorelle Maria ed Elizabeth in collegio e poi i vari lutti: prima Branwell, poi Emily e infine Anne.

Ma prima che cominciasse la scia di morte che le avrebbe portato via le due amate sorelle minori e il fratello, le tre sorelle avevano già scritto i loro capolavori: “Cime tempestose” Emily, “Agnes Grey” Anne e “Jane Eyre” Charlotte. Un’opera però era stata rifiutata a Charlotte dall’editore, quell’opera che presenta tratti autobiografici riguardo ai due anni trascorsi a Bruxelles e alla sua simpatia per un professore sposato, “Il professore”. Rifiutata perchè per l’epoca era stata considerata troppo breve, d’altronde i romanzi uscivano in 2, a volte anche 3 volumi e Charlotte non volle allungarlo in alcun modo.

E l’ascesa cominciata con “Jane Eyre” non si interruppe: la penna di Charlotte avrebbe scritto “Shirley”, opera che analizza anche le dinamiche sociali legate all’industrializzazione inglese e poi “Villette”. La serie di morti che dovette patire la nostra scrittrice la portò ad una scelta molto difficile: una donna che aveva lottato tanto per la sua indipendenza, che credeva nella necessità di dover scrivere e di non poter coniugare, come la sua amica Elizabeth Gaskell, il matrimonio con il lavoro, dovette sacrificare se stessa.

La paura della solitudine, la necessità di avere qualcuno accanto per non morire da sola, spinsero Charlotte ad accettare la proposta di matrimonio del reverendo Arthur Bell Nicholls, quando aveva già ormai 39 anni e per molti ormai era considerata una zitella. Del periodo del matrimonio, un tempo breve, a noi sono giunte solo delle lettere, grazie all’affetto dell’amica Ellen che le custodì e non le bruciò, come le fu richiesto invece dal reverendo dopo la morte di Charlotte.

Tutto ciò che non era stato pubblicato da Charlotte in vita fu smembrato, andò distrutto e solo in minima parte ci è stato restituito, grazie a chi ancora oggi sta cercando e scavando in giro per il mondo la sua opera. Grazie al lavoro di alcuni studiosi e di chi ha voluto restituire al pubblico le altre sfaccettature di questa grande autrice, abbiamo la possibilità finalmente di leggere “Emma” e “La storia di Willie Ellin”.

Entrambe le opere non sono mai state compiute, ne leggiamo poche, pochissime pagine, ma abbiamo comunque modo di farci un’idea di quello che sarebbero potute diventare, se solo Charlotte non fosse morta così presto.

“La storia di Willie Ellin” ha un’inizio molto dispersivo: ci sono più inizi, l’attenzione viene concentrata su più persone e solo in un secondo momento su Willie Ellin, che ripercorre momenti della sua infanzia, quando viveva da orfano a 10 anni con il fratellastro violento. In “Emma” abbiamo invece il racconto di una ragazzina, dall’età non definita, che viene portata in un collegio per signorine da un ricco uomo, ricco almeno all’apparenza. Qui la giovane viene vezzeggiata e riceve tutte le attenzioni possibili da parte della direttrice e del personale: ma qualcosa cambia quando si viene a scoprire che in realtà la giovane ereditiera non ha il nome che il padre aveva detto possedere: il padre ha dato referenze che non esistono per la sua ammissione e la giovane viene quindi “smascherata”. Nel racconto è presente di nuovo Willie Ellin, che qui prende le difese della ragazza al momento della scoperta della bugia.

Come si può notare i due racconti sono collegati, forse Charlotte li avrebbe uniti in un romanzo unico, chi lo sa. Ma presenti sono le tematiche tanto care all’autrice di Jane Eyre: sia Willie Ellin che la giovane Matilda/Emma sono orfani, o comunque si trovano a vivere delle difficoltà in giovane età.

Interessanti le notizie filologiche riportate da Alessandranna D’Auria, che si è occupata dell’edizione per flower ed di questi due libretti, così come degne di lettura sono le riflessioni riportate sul nome, per esempio, di Emma: gli amanti di Jane Austen non potranno non cogliere il nesso con l’eroina organizza matrimoni di zia Jane e il possibile tributo fatto da Charlotte Bronte, donando proprio quel nome ad un suo scritto.

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