Metafisica dei tubi – Amélie Nothomb

Amélie Nothomb è nata nel 1967 a Kobe, in Giappone, da genitori belga. Il padre console si era trasferito con la famiglia nella terra del  Sol Levante. Questo piccolo romanzo è una piccola biografia dei primi tre anni di vita di questa scrittrice molto particolare.

Il titolo “Metafisica dei tubi” è molto esemplificativo: la parola metafisica indica qualcosa che va al di la della natura fisica dei corpi e collegandola ai tubi la Nothomb vuole indicare la natura quasi surreale dei tubi e cavità all’interno del corpo umano all’inizio dell’infanzia.

Surreale è infatti il racconto di questa bambina che per i primi due anni della sua vita conduce un’esistenza vegetativa: come un tubo riceve il cibo dalla bocca, vive in silenzio, quasi come un bambolotto. Percepisce le parole e comincia a dare cenni di vita verso i due anni e mezzo, quando comincia a piangere e a “recuperare” il tempo perduto. La vita è uno schifo, ci sono cose a cui non si può arrivare e nessuno capisce la tragedia di questa consapevolezza.

Ma un giorno arriva una persona sconosciuta: la nonna paterna, che è giunta con una piccola sorpresa per Amélie: una barretta di cioccolato bianco. La dolcezza del cioccolato che si scioglie in bocca apre le porte del piacere per la piccola, che sembra come nascere una seconda volta dopo questa esperienza. Da questo momento comincerà a condurre una vita divina: tutti la vezzeggiano, qualsiasi cosa fa riceve complimenti. Comincia a pronunciare le sue prime parole, anche se nella sua testa esistevano già da tempo, così come coesistono in lei le due lingue: francese e giapponese. Ogni giorno è una scoperta, dalla bellezza del mare e dell’acqua, al mistero dei pesci appesi in ogni giardino in Giappone nel mese di maggio.

Amélie Nothomb con un linguaggio maturo e l’esperienza da adulta ha deciso di immedesimarsi in sè stessa bambina, per suggerirci la scoperta del mondo agli occhi di chi tante cose non le ha mai viste e non le può comprendere. Sono presenti tanti spunti di riflessione interessanti, tra cui l’importanza delle parole: Amélie scopre che dare un nome alle cose le rende potenti, capisce che la comunicazione ha un ruolo molto importante che può essere anche pericoloso. Ma è importante anche la parte relativa alla separazione: perchè Amélie scopre che per il lavoro del padre un giorno dovrà lasciare il suo amato Giappone e la sua governante Nishio-san. Capisce di essere impotente di fronte alle scelte degli adulti, capisce che la vita quando dà toglie anche e ci si deve solo arrendere a questa realtà.

Assistiamo anche a scene esilaranti: come quando Amélie scopre che maggio è il mese dei ragazzi e delle carpe, simbolo associato ai ragazzi. Dopo l’iniziale sorpresa e stupore comincia a notare tutti i difetti di questi pesci e capisce che sono l’essere giusto da associare ai maschi, che sono solamente “stupidi e brutti”. Ma la sua ossessione per le carpe porterà i genitori a regalargliene tre per il suo compleanno, al posto del meraviglioso elefante di peluche che Amélie desiderava. Da qui tutta una serie di aneddoti scherzosi e divertenti che travalicano nell’assurdo, ma che fanno spuntare un sorriso sulle labbra.

“Metafisica dei tubi” è un romanzo che stupisce e incuriosisce, molto scorrevole e veloce da leggere nelle sue poco più di 100 pagine. Fa ridere e riflettere e, personalmente, mi ha fatto venir voglia di leggere altro di questa autrice così strana e fuori dall’ordinario.

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