“Delfini” di Banana Yoshimoto

 

Kimiko ha trent’anni, è una giovane scrittrice di romanzi rosa, vive da sola, ha come unici parenti rimasti il padre anziano e la sorella. Dopo una bruttissima influenza inizia ad uscire con Goro, di due anni più giovane, con cui si trova subito molto bene. Ma Goro ha già un’altra relazione: dieci anni prima ha instaurato con la lontana cugina Yukiko un legame molto forte, che sembra escludere qualsiasi rapporto più profondo con un’altra donna. Kimiko conosce questa situazione e le va bene, lei per prima pensa di non poter condividere la sua vita con un uomo, quindi vive il presente godendosi il momento.

Dopo un appuntamento stupendo, in cui vanno a vedere i delfini e mangiano un hamburger, Kimiko e Goro passano una notte d’amore. Per evitare gli strascichi affettivi di questo rapporto, Kimiko decide di andare a lavorare come cuoca per qualche settimana per aiutare un’amica, in un tempio. Questo è un luogo di rigenerazione e riposo, molte donne giungono lì assieme al loro bagaglio di problemi e storie, per purificarsi e trovare conforto, portando con sè, molto spesso, i bambini.

Dopo aver svolto questo lavoro Kimiko non se la sente ancora di tornare a Tokyo e decide di accogliere l’invito di un suo amico scrittore, che sta partendo per la Spagna, e ha bisogno di qualcuno che pulisca la sua villa sulla scogliera, in un paese poco lontano dal tempio. Kimiko in questa casa inizierà ad avere strani e inquietanti sogni, rivedendo gli spiriti del suo gatto Shiro e della madre. Qualcosa di particolare aleggia nella casa e rende la sua atmosfera quasi paranormale. Proprio in questa casa Kimiko scoprirà di essere incinta.

Kimiko è una donna dalle molteplici caratteristiche: abituata al movimento e alla fuga non riesce a rimanere legata ad una persona e ad un luogo, sembra avere paura degli affetti, ma allo stesso tempo ne viene inesorabilmente attratta. Assistiamo alle sue incoerenze: durante la sua iniziale malattia sembra malsopportare la presenza della sorella, ma una volta ripartita desidererebbe passare altro tempo con lei. Affronta con estrema tranquillità le situazioni che le si presentano davanti, ha un atteggiamento molto riflessivo.

Come in tutti i romanzi di Banana Yoshimoto letti finora, traspare la mentalità giapponese dei suoi personaggi: l’amore non è passionale, i personaggi non sono sentimentali o irrazionali. C’è molto autocontrollo in loro, spiritualità e un pizzico di magia. Permeano queste pagine le capacità extrasensoriali così come la possibilità di sognare chi non c’è più ed evocare il futuro: istinto e sensazioni si mescolano.

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Il risultato sono 170 pagine che riescono a tenere il lettore attento, lo affascinano con la loro leggerezza facendolo innalzare oltre la realtà. Banana Yoshimoto può convincerti a credere che i delfini possano avere un sesto senso per le persone e che la loro presenza onirica influenzi l’umore e la vita di chi li sogna e vede accanto a sè.

Un romanzo leggero che sospende, lasciando una sensazione di vaporosità e dolcezza addosso.

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