La Strega di Cetona di Andrea Gasparri

Con La strega di Cetona Andrea Gasparri è tra i primi dieci scrittori che quest’anno si sono aggiudicati la pubblicazione della propria opera in formato digitale all’interno del torneo IoScrittore, in attesa – chissà – di raggiungere gli stessi risultati, in termini di fama, di chi deve proprio al concorso indetto dal gruppo Gems il proprio successo (ricordiamo, tra gli altri, Ilaria Tuti, caso editoriale dell’anno passato con Fiori sopra l’inverno, Longanesi). Le premesse ci sono tutte e anche di più: La Strega di Cetona è un romanzo come non se ne leggevano da tempo: ispirato e rigoroso, suggestivo e accurato sia nella ricerca storica che lo sorregge che in quella filologica e linguistica, rinnova le atmosfere manzoniane riuscendo nella rara impresa di fonderle con quegli elementi ritmici e stilistici più adusi al lettore contemporaneo.

Sullo sfondo dell’incoronazione dell’Imperatore Carlo V e del Sacco di Roma, in una piccola comunità della Valdichiana, Cetona appunto, si consuma il devastatane amore di Melusina per lo smaliziato Lorenzo che prima la sposa e poi la tradisce ingravidando Bianca, figlia del mugnaio e rivale storica di Melusina.  Il matrimonio con Lorenzo è annullato ma l’amore invece di spegnersi arde sotto la cenere e avvampa fino a bruciare il figlio dell’unione tra Bianca Lorenzo, nato malaticcio e morto in culla per il malocchio – si sussurra in paese – fattogli il giorno del battesimo da Melusina e Berta, sua madre. Tacciate di stregoneria (sono i tempi dello scisma luterano e della spietata Inquisizione), le due donne sono costretta a fuggire. Berta, tuttavia è catturata, torturata e bruciata sul rogo in quanto strega. Melusina riesce a fuggire e a scomparire nelle viscere del monte Cetona portando con sé la mano rattrappita e cauterizzata della madre e un’insaziabile sete di vendetta.

«Tutti i giorni seduta nell’erba sulla cima del monte, contemplava Cetona e l’immagine placida del paese scavava più a fondo il buco che aveva nell’anima»

Qualche anno dopo, a Castel della Pieve, sull’altro versante della Valdichiana, un altro sacrificio segna la vita della nobile Eleonora, nata secondogenita nella potente famiglia dei Monaldi è costretta al monacato nel monastero delle clarisse di Santa Lucia col nome di sorella Mansueta, una sorta di contrappasso linguistico per la sua indole insofferente e ribelle e che, tuttavia, non riesce nel suo intento: sola, contrastata dalla nuova Abadessa del Convento, vittima di faide famigliari, è facile preda di un confessore intrigante e scellerato. Ancora una volta sarà un infante, un innocente, a pagare il prezzo più alto. Ancora una volta, un bambino sarà il legame tra due donne, Eleonora e Melusina, che per un momento, sulle rive del lago Trasimeno, l’una reclusa e l’altra scacciata, uniscono i loro destini di donne infelici e appassionate. Ma quale sarà l’esito di questa alleanza forzata?

Cattura

Amore, guerra, rivalità, passioni inconfessabili e vizi travolgenti, Storia, processi alle streghe: nel romanzo di Andrea Gasparri gli ingredienti sono tanti e tutti amalgamati con una abilità magistrale. Una trama dai molti intrecci ma senza nodi: la finzione si fonde con la realtà storica dei fatti, l’ardore del sentimento con la freddezza e quasi l’indifferenza di vicende che vanno al di là della comprensione, perché più grandi e fondamentalmente estranei all’umanità che impregna invece i personaggi. I personaggi, appunto. Anch’essi si fondono e si confondono tra verità e finzione, e lascio al lettore di scoprire (dalla nota storica che conclude il romanzo) chi è realmente esistito e chi è frutto dell’ingegno del suo autore. Ma tutti, e questo è bene dirlo, sono posseduti da un’aura ammaliatrice, inseriti in una dimensione che è sia epica che naturale e molto umana. È questa capacità di sincretismo che colpisce immediatamente il lettore e non lo abbandona, la possibilità, per una volta, di varcare un confine che non si sa se sia arte o artificio, fantastico o realistico, e che, comunque, non importa, perché il ritmo, l’atmosfera, il fuoco narrativo stimolano e trascinano la lettura in un’esperienza quasi sensoriale.

Un accenno al registro e alle scelte lessicali è quasi d’obbligo: in La Strega di Cetona, Andrea Gasparri fa sfoggio di una conoscenza linguistica rara, di un vocabolario che si è perso nel tempo e nell’uso ma che è perfettamente calato nella trama; non un mero esercizio estetico, insomma, ma un momento fondamentale della narrazione stessa. Si potrebbe anzi dire che senza, l’efficacia ne risulterebbe seriamente alterata.

Di tutto questo abbiamo parlato con l’autore stesso, ed ecco come ci ha risposto.

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La sua opera, La Strega di Cetona, si è classificata tra le prime dieci al torneo IoScrittore guadagnandosi la pubblicazione in formato digitale. Che cosa significa mettersi in gioco in un torneo organizzato da uno dei più grandi marchi editoriali italiani, giudicato non solo dai migliori editor ma, soprattutto, da lettori forti e consapevoli?

Chi, come me e molti aspiranti scrittori, è stato palleggiato da un Editore all’altro, da un premio all’altro, da un agente all’altro apprende alcune lezioni importanti: la prima è sugli Editori. Quelli “a contributo” non vogliono rischiare nulla e non s’impegnano di conseguenza a lanciare sul mercato il libro (di cui in genere non stampano nemmeno tirature sufficienti). I grandi Editori sono sommersi dagli inediti e raramente danno risposta. In un mercato editoriale inflazionato, gli agenti letterari potrebbero avere una funzione trainante, ma per mia esperienza anch’essi non sembrano voler rischiare nulla e si garantiscono dietro tasse di lettura, restituendo ben pochi benefici agli autori. Tra i grandi Editori, solo GEMS con IoScrittore (con qualche imitazione) offre agli esordienti la possibilità di essere letti ed eventualmente andare sul mercato. È una soluzione “economicamente realistica” per l’Editore e “compatibilmente efficace” per l’esordiente. IoScrittore è, in altre parole, un impegno editoriale ecosostenibile.

La domanda è forse un po’ ovvia, ma come è nata l’ispirazione per la trama de La Strega di Cetona?

Alcuni anni fa, in una intervista televisiva sponsorizzata dell’Editore Albatros che aveva pubblicato un mio romanzo, ho detto che scrivere romanzi mi consente di vivere molte vite oltre la mia. La strega di Cetona è nata dalla passione per la Storia e dalla mia esperienza di vita (vivo a Cetona in Valdichiana). Tra i temi storiografici ho poi un particolare interesse per la storia sociale e le devianze come la stregoneria, perché consentono di penetrare a fondo l’animo umano.

Il romanzo affonda le sue radici nella Storia (l’incoronazione di Carlo V, la calata dei Lanzichenecchi, gli intrighi politici e religiosi del XVI secolo) ma sviluppa anche un intreccio puramente romanzesco. Immagino che dietro ci sia non solo un lavoro di profonda ricerca e studio delle fonti ma anche di incastro, integrazione, cura delle componenti romanzate così da dare armonia al risultato finale. Cosa può dirci al riguardo?

Avendo dichiarato che la scrittura mi consente di vivere più vite e la storia sociale mi appassiona, la risposta s’intuisce. Un contesto storico realistico richiede uno studio accurato e il ricorso alle fonti. Ad esempio nel mio romanzo “Hellequin” (che descrive la cattura dell’ultimo vescovo cataro Belibasta) ho lavorato sui verbali dei processi inquisitori di Jacques Fournier (vescovo di Pamier e poi papa nel 1235 come Benedetto XII). I miei personaggi sono raramente di totale invenzione. In genere sono persone effettivamente esistite ma la cui la traccia nelle fonti è minima. Sono ombre che mi consentono di muovere sul terreno della realtà, offrendo al contempo i gradi di libertà necessari alla creazione letteraria. Quegli uomini e quelle donne non sono esistiti ma potevano esistere. Ancora meglio, sono esistiti senza lasciare traccia di sé.

A proposito di studio e ricerca, anche la lingua e il lessico usato mostrano un’accurata conoscenza e indagine filologica dei termini e del registro linguistico in uso ai tempi. Si è mai posto la questione della fruibilità da parte del lettore medio di una scrittura così ricercata?

Sì, me sono posto la questione. Tendo sempre più a semplificare ora, ma una scrittura appropriata può essere di stimolo a qualsiasi lettore. Non dimentichiamo che la povertà del linguaggio è molto spesso un problema di pigrizia o di convenzione. Io non ho pudore a dire che ricorro al dizionario quando la lettura di un testo mi propone qualche difficoltà, lessicale o di altro genere.

Parliamo dei personaggi del romanzo: da una parte abbiamo figure di donne forti e fragili allo stesso tempo (Melusina, Berta, Bianca, Eleonora, Madre Chiara…), dall’altra personaggi maschili (Lorenzo, Padre Agostino…) schiavi delle loro passioni e ambizioni. È una contrapposizione voluta o semplicemente funzionale alla storia narrata?

La contrapposizione è certo funzionale al romanzo, ma corrisponde anche da un lato al mio interesse per l’esplorazione dell’animo femminile e dall’altro alla realtà storica dell’epoca in cui la cultura era fortemente di genere.

La caccia alle streghe appartiene ormai al passato o sopravvive ancora, magari in mutata forma?

La caccia alle streghe è una metafora del vivere sociale e credo sia immanente in qualsiasi dinamica umana di cambiamento.  I nemici sono diversi nella forma ( come gli eretici, gli ebrei, le minoranze, gli immigrati, i mussulmani o i cristiani ) ma gli stessi nella sostanza. Poiché non sono né uno storico né un sociologo mi sarà consentita una generalizzazione condannabile sul piano scientifico: in una determinata società spesso la devianza nasconde il cambiamento ed è percepita come un pericolo da combattere…

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