“Il sogno della macchina da cucire” di Bianca Pitzorno

C’era una volta un mestiere molto sviluppato tra le donne e le fanciulle d’Italia. Un mestiere che purtroppo ad oggi viene poco praticato e insegnato: la sartoria.

Protagonista di questo romanzo è una giovane sartina che vive alla fine dell’Ottocento. Ha perso la famiglia da bambina e, trasferitasi dalla nonna sarta, ha appreso le tecniche del cucito. Desiderio della nonna era che diventasse una donna indipendente, non costretta a fare la governante o la domestica nelle case dei ricchi; voleva insegnarle il lavoro per permetterle di realizzarsi in quanto persona e donna indipendente.

Leggiamo quindi la vita di questa giovane quando, dopo la morte dell’anziana donna, si trova a dover mandare avanti l’attività sartoriale per permettersi il piccolo appartamentino nel casolare, il companatico e anche qualche libro, rivista e serata all’Opera. Conosciamo le persone e le famiglie per cui lavora: la marchesina Ester, unica figlia adorata di un ricchissimo nobile, riesce a realizzare il suo sogno d’amore con l’uomo che ama, ma forse non tutto quello che è nei nostri sogni nella realtà è così dorato.

Poi abbiamo Miss Lily Briscoe, giornalista d’arte e pittrice americana, amica di Ester e poi della nostra protagonista: donna indipendente, innamorata di un nobile anch’ella, ma non disposta a rinunciare alla sua libertà individuale. I suoi modi mascolini e il suo andare in bicicletta la rendono facile preda dei pregiudizi dei cittadini. La famiglia Provera invece è molto particolare: il capofamiglia è molto avaro, eppure la moglie e le figlie vestono sempre magnificamente e all’ultima moda. Ci si chiede come mai lui si vesta così sbadatamente, quando alle donne di casa viene permesso tanto sfarzo.

E poi abbiamo Zita, la vicina stiratrice, colei che in grande povertà si prodiga sempre per aiutare al bisogno con le pulizie e il cibo: ha una figlioletta, Assuntina, di grande intelligenza e purtroppo di salute cagionevole.

 

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Leggendo ci si affeziona ad ogni personaggio, ai suoi pensieri, alle sue avventure e ci si chiede se la protagonista alla fine incontrerà qualcuno nella sua vita, se riuscirà ad essere felice.

Bianca Pitzorno ha scritto una storia di fanciulle e donne, una storia di un mestiere e di un mondo ormai quasi scomparso. Ma ha anche affrontato tematiche sociali: dalla differenza di classe tra i poveri, gli operai, le sartine e domestiche, e i grandi nobili, i ricchi della città che con il loro potere possono rovinare la vita e la reputazione di chi è più sfortunato di loro. Inoltre vengono affrontate tematiche legate all’essere donna: la difficoltà di vivere da sole in un mondo in cui il pericolo è sempre dietro all’angolo, così come l’accusa di prostituzione, la difficoltà di lavorare e realizzarsi in un mondo che cambia, la delusione d’amore che rischia di portare alla rovina.

Ma le eroine descritte in queste pagine sono donne estremamente forti: quando Ester scopre che il marito che tanto la ama e adora, in caso di rischio di morte durante il parto, preferisce scegliere il figlio, piuttosto che la vita della sua amata, lascia tutto e torna a vivere con il padre, scegliendo di crescere sua figlia Enrica senza padre, perdendo quasi la fiducia nell’amore. Miss Lily Briscoe cerca di costruire il suo futuro lontano e affida un vitalizio alla sua sartina di fiducia e alla sua domestica. Zita anche se una povera donna, dopo la morte del marito cresce la figlioletta da sola e si barcamena per la sopravvivenza di entrambe. E poi c’è Assuntina, piccola giovane eroina, che riuscirà a risolvere una questione spinosa e affronterà coraggiosamente la sua sorte, senza neanche versare una lacrima.

E a far sfondo al racconto ci sono i tessuti, l’ago, il filo, abiti e costumi. E poi c’è una macchina da cucire con la manovella, una delle prime, così preziosa e speciale da rivoluzionare un intero mondo.

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