Luce di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola

Uscito lo scorso ottobre per Clown Bianco Edizioni, Luce, scritto a quattro mani da Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola, è un breve romanzo di formazione, quasi una novella, che senza alcuna pretesa di morale riesce a picchiare duro il lettore. La vicenda di Luce, ragazzina della prostrata provincia meridionale, racconta senza banali avviticchiamenti stilistici o estetici «la necessità di disobbedire per non morire […] ed essere se stessi. In ogni circostanza.». Anche quando il prezzo da pagare è il più alto che si possa chiedere.

Il testo, del resto, si dispiega con tutta la forza di un documento di partecipazione sociale che riporta alla memoria una pagina della nostra Storia nazionale tra le più complesse e contraddittorie, mostrando apertamente come il rapporto tra bene e male, giusto e sbagliato è un’equazione difficile da risolvere, se non proprio impossibile. L’unica via è scegliere, schierarsi, ma talvolta la scelta esige una prova disumana da superare.

La trama, in sé semplice ed essenziale, narra una storia nella quale i più adulti tra noi si possono facilmente ritrovare. Siamo alla fine degli anni Settanta, l’Italia è alle prese con il caso Moro e gli anni di piombo. Piombo come l’atmosfera, il clima, il paesaggio. Piombo come l’ordito della trama, quasi un’armatura o peggio una gabbia a cui la ragazzina tenterà di sottrarsi fino al gesto estremo. Orfana di punti di riferimento –  che non siano le vacanze (odiatissime) a Palinuro, il Bar Gioia dove Luce assaggia la sua prima coca cola e il sapore della libertà mentre stringe un legame profondo con il compagno Ivan, o il minimarket di Egidio dove sboccia, precocissima e delicatissima, la sua infatuazione per Rosetta – Luce è prigioniera dell’inerzia di una famiglia proletaria e patriarcale che nonostante i lenti cambiamenti che stanno molecolarmente modificando il ruolo della donna, è incapace di riconoscere alla loro unica figlia femmina il diritto a spazi di espressione e maturazione suoi propri. Saranno proprio Rosetta e Ivan a occupare lo spazio vuoto dei punti cardinali attraverso i quali passerà la traiettoria del riscatto, una catarsi seppur dolorosa, di una bambina che bambina non è più.

 «Tienilo tu,» mi aveva detto «io l’ho ascoltato tante di quelle volte che ho finito per consumarlo.» Ed era proprio così. Le tracce di quel quarantacinque giri erano talmente scavate dalla puntina che i brani venivano continuamente interrotti da fastidiosi saltelli. Sulla copertina del disco appariva Patti Smith in canottiera, con lo sguardo rivolto al basso mentre con le mani si reggeva i capelli. Le donne di quegli anni erano delle vere eroine. Semplici e feroci. Ancora non avevano l’abitudine di radersi le ascelle. Non ne avevano bisogno per esaltare le loro doti. A piedi scalzi, alzandomi sulle punte, facevo partire la traccia che avrebbe reso memorabile sia l’artista che l’album: Because the Night. In quel preciso momento, nella mia stanza non c’era spazio per nient’altro. C’eravamo soltanto io, la voce di Patti Smith e le sue note alte…

Con una prosa nitida e asciutta, non priva di venature realiste, in cui le quattro mani degli autori si fondono in un’omogeneità sorprendente, impossibile sia da distinguere che da contraddire, il romanzo ha una forza e un coraggio incredibili che mettono il lettore davanti a verità scomode ma non più occultabili, costringendolo a raccogliere la polvere che decenni di omertà e di falso conformismo hanno accumulato sotto i tappeti della nostra coscienza per filtrarla e distillare la sterile ganga dalla sottile materia utile che ancora può arricchire i nostri spiriti depauperati.

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Luce di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola è un libro a tratti scomodo ma necessario: una prova per il lettore, uno specchio, un esame, un fuoco di fila di domande tra cui una spicca, abbacinante e inevitabile: quella sulla responsabilità collettiva di fronte al percorso di crescita di un minore. Che sia figlio o figlia, fratello o sorella, semplice conoscente: qual è il ruolo della società che lo circonda, dell’ambiente che lo nutre, della cultura che lo educa, nella formazione del suo equilibrio e nel riscatto che potrà avere o nella condanna che potrà subire? E Luce, al bivio tra riscatto e dannazione, quale strada sceglierà di percorrere? È poi davvero possibile perseguire una strada retta e senza inciampi, o le mete che ci prefiggiamo richiedono viaggi, reali e metaforici, con più fermate e numerose e impreviste svolte?

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