Arrivederci Piccole donne di Marcela Serrano

Natale non è Natale se non si legge o si rilegge Piccole donne almeno una volta. E se questa volta per cambiare leggessimo Arrivederci piccole donne di Marcela Serrano (Feltrinelli Editore)? Sarebbe un Natale meno idilliaco, forse, più amaro e molto, molto più contemplativo delle umane piccolezze, degli scarti della vita, delle trame impigliate tra storia individuale e Storia universale. Ma forse sarebbe anche un Natale più consapevole che quello che siamo, quello che facciamo è nelle nostre mani solo fino a un certo punto, un punto oltre il quale intervengono fattori imprevedibili e arbitrari e la nostra forza – o debolezza – si misura tutta nel modo in cui siamo capaci di affrontarli. Che poi è quello che fanno già le Piccole Donne della Alcott, solo in un modo più leggero, sottile, delicato. Delicatezza, sottigliezza e leggerezza che Marcela Serrano trasforma ma non stravolge, intensifica, amplifica, ma non cancella, riscrive ma non distrugge.

Sì, a tutti gli effetti Arrivederci Piccole Donne può essere considerato un retelling delle Piccole Donne della Alcott: una versione riveduta e corretta della storia originale che combina elementi cosiddetti canonici ad altri originali e peculiari dell’autrice (come lo stile, ma ne parleremo tra un po’). Laddove Meg, Jo, Beth e Amy erano sorelle, Nives, Ada, Luz e Lola sono cugine. Laddove lo sfondo geografico era l’America del Nord qui l’ambientazione si sposta a sud, al Pueblo, in Cile. Laddove il contesto storico era quello della guerra civile americana, qui è il colpo di stato che instaurerà la dittatura di Pinochet l’11 settembre del 1973. Un 11 settembre che ritorna come data e filo conduttore fino all’11 settembre del 2001.

Ogni capitolo è dedicato a una delle protagoniste che dal proprio corrispondente alcottiano prende una traccia (Nieves la stabilità e l’equilibrio di Meg, Ada la cocciutaggine di Jo, Luz la bontà di Beth, Lola la vanità e l’ambizione di Amy) ma la esplora fino a sviscerarne tutte le possibilità, a mostrare un lato e il suo contrario, il bianco e il nero e l’intera gamma di colori che c’è nel mezzo, perché l’essere umano, tanto più se è donna, ha una complessità profonda e infinita.

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Il legame delle une con le altre è dato dai continui rimandi e intrecci tra le loro storie: ognuna rappresenta un’unità individuale e distinta (il capitolo) e una collettività inseparabile (il romanzo). Ognuna racconta la storia a modo sua, con distanze che si allungano o si accorciano, con la propria voce, stile e registro, prendendo in prestito la lingua di un narratore o prendendo la parola di persona, in un alternarsi di punti di vista e focalizzazioni che rappresentano una vera lectio magistralis di scrittura. Anche i tempi narrativi rispecchiano questo continuo gioco di scambi e di rimandi tra passato e presente, specchiandosi, talvolta, anche nel futuro.

Queste piccole donne sono più che cresciute: tutte alla soglia, o al di là della soglia dei quarant’anni, hanno realizzate le premesse insite nelle fanciulle ottocentesche da cui hanno tratto ispirazione (così come taluni episodi raccontati nel romanzo e che sono attinti direttamente dall’originale), alcune sono partite, altre sono rimaste, tutte hanno fatto le loro scelte, volontariamente o meno; tutte hanno affrontato la loro parte di dolore ed è dal confronto con esso che hanno potuto dire addio, anzi arrivederci, alle piccole donne che sono state.

«In fin dei conti le nostre preghiere sono state esaudite, riflette Ada, ma non è sicura che ne sia valsa la pena. Durante l’infanzia e l’adolescenza parlavano sempre di sogni. Oggi il solo concetto le pare insopportabile, se qualcuno le chiedesse dei suoi sogni, le verrebbe subito il cattivo umore, tutta colpa del linguaggio, a forza di manipolare un’idea, finiscono per risultare aberranti non soltanto la definizione linguistica ma anche il concetto stesso»

Non sono più piccole, sono cresciute, sono adulte, ma sono diventate davvero le donne che si aspettavano di essere? A cosa, a quanto, a chi hanno dovuto rinunciare? Quanto è costato a ognuna esaudire i propri sogni?

Un romanzo denso, intenso, a tratti doloroso, che non si legge facilmente perché sono talmente tanti gli spunti di riflessione a cui ciascuna di loro offre il destro che ogni tanto è necessario fermarsi, ogni tanto è necessario deglutire quel groppo amaro che si è formato e fermato nella gola, perché se le Piccole Donne della Alcott sono state l’ideale di ognuna (o quasi) di noi quando eravamo bambine e adolescenti, Arrivederci piccole donne di Marcela Serrano sono la realtà degli anni della nostra maturità.

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