Camminare di Thomas Bernhard

Chiunque abbia già letto qualcosa di Thomas Bernhard (per esempio Perturbamento o Il soccombente, alcuni tra i suoi titoli più celebri e celebrati) sa quanto l’architettura labirintica della prosa e la costruzione monolitica della sintassi di questo particolare autore siano ostacoli di difficile superamento, e quanta attenzione, impegno mentale e dedizione richiedano da parte del lettore. Camminare l’ultimo romanzo breve pubblicato da Adelphi nella collana Piccola Biblioteca non fa, ovviamente, eccezione. Eppure è una sfida che vale la pena affrontare, un ostacolo il cui superamento offre al lettore un’indicibile soddisfazione.

Quello che lo scrittore, poeta, drammaturgo e giornalista austriaco ha da dire nei suoi libri non si trova mai sulla pagina, ma tra gli interstizi delle parole, nelle circonvoluzioni delle frasi, tra le righe, sotto l’aggressiva perfezione dell’uso che sa fare del discorso indiretto libero, un flusso di coscienza che tuttavia non è monologo interiore, e tanto meno soliloquio, perché a ben vedere, il lettore costituisce sempre l’altra parte di un dialogo.

In Camminare la storia – se di storia si può parlare; Thomas Bernhard più che autore di trame è autore di profonde e veementi riflessioni filosofiche, sociali, psicologiche, politiche, antropologiche – inizia dopo che il protagonista ha iniziato a camminare con Oelher anche il lunedì, con il quale prima che Keller impazzisse e fosse rinchiuso nel manicomio dello Stheinof, camminava solo il mercoledì. Il perché Keller sia impazzito, il ruolo avuto dal suicidio dell’amico Hollensteiner – il chimico sconfitto dalla crudeltà dello Stato austriaco ‒ sono i fili conduttori di un furioso assolo drammatico durante il quale si toccano le corde più svariate pur mantenendo una magica armonia d’insieme.

Tra gli argomenti che sorreggono questa mono-conversazione-fiume troviamo:

l’arte di esistere contro i fatti

«Dunque l’arte è senza dubbio quella di sopportare l’insopportabile»

la letalità del pensiero

«L’arte della riflessione consiste nell’arte di interrompere il pensiero esattamente prima dell’attimo letale»

la perfidia dello stato

«Con uno Stato civile questo Stato non nulla da spartire, non stanchiamoci di ripeterlo sempre e di continuo e in ogni occasione […] Tale Stato non ha limiti alla mancanza di intelletto e di sentimento»

Ecco, quelli di cui sopra sono solo alcuni esempi dei temi affrontati, temi che si sovrappongono come milioni e milioni di immagini che si pongono l’una sull’altra e l’una sotto l’altra, spingendosi in continuazione l’una lontana dall’altra.

Si tratta, come detto, di una prosa che travalica i limiti dell’equilibrismo e del funambolico, di una sotto-forma di trama che ha in sé qualcosa di kafkiano dove però l’assurdità e l’incomprensibilità non afferiscono tanto alla situazione – camminare è uno degli atti più tipici e distintivi dell’essere umano – quanto delle questioni espresse. Ma di fatto è l’esistenza stessa dell’uomo a essere “assurda” e “incomprensibile” (se non sotto il mero aspetto biologico), tanto da doversi ogni volta punteggiare sulla filosofia, la religione – astrattismi, insomma, mai completamente in grado di spiegare chi siamo, cosa facciamo, perché impazziamo. Perché Keller è impazzito?

Photography Musings (1)

Bisognerebbe, forse, adeguarsi alle circostanze come fa la massa, ignorando i temi dominanti della nostra vita. Essere delle menti ordinarie. Ma quella di Thomas Bernhard è una mente fuori dall’ordinario che non può far altro che interrogarsi fino allo sfinimento su questioni fondamentalmente insolubili. Lo stesso sfinimento che coglie il lettore quando decide di impegnarsi in una vero e proprio scontro con la lettura di una qualunque tra le opere di questo autore.

In palio non c’è la dimostrazione di essere menti straordinarie, non è questo il gioco. Si può pensarla in maniera completamente opposta a Bernhard (non è detto che «il suicidio sia la vera rivoluzione») e ciononostante l’esercizio del pensiero a cui la lettura obbliga è qualcosa che ogni essere umano dovrebbe imparare a praticare con una certa costanza. L’equivalente speculativo dell’esercizio fisico del camminare. Per mantenere integra la nostra mente nello stesso modo in cui cerchiamo di mantenere integro il nostro corpo.

È questo, almeno secondo me, il senso di un libro come Camminare di Thomas Bernhard.

 

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