Le cinque domande per prepararsi al SalTO2018: un giorno tutto questo…

Il Salone internazionale del libro di Torino lancia, in preparazione alla manifestazione che si svolgerà anche quest’anno dal 10 al 14 maggio presso il Lingotto Fiere, cinque domande rivolte a scrittori, a scienziati, artisti, lettori. Si tratta di domande che spaziano dal rapporto dell’individuo con se stesso, con la spiritualità, la scienza e, ovviamente, l’arte, allo stato del mondo, come si presenta oggi e chi lo erediterà domani.

Tutte le risposte, e sottolineiamo che chiunque può rispondere, saranno raccolte in un sito dedicato a partire da aprile, basta inviare una mail a :

5domande.salto18@gmail.com

Ho provato a rispondere anch’io. Non è stata un’operazione semplice perché implica un lungo lavoro di confronto con se stessi che non sempre restituisce l’immagine che ci piacerebbe dare di noi agli altri. E, tuttavia, è un lavoro utile, un’analisi di chi siamo, di chi vorremmo essere, cosa pensiamo, proviamo, desideriamo che può destabilizzare ma più di tutto arricchire.

Mi piacerebbe che anche i lettori di questo blog provassero a rispondere, magari lasciando nei commenti un proprio feedback a una o a più domande.

 

 

Chi voglio essere?
La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

Una volta credevo che essere se stessi fosse un work in progress, un puzzle a cui aggiungevamo tasselli man mano che incontravamo situazioni nella vita che ci mettevano alla prova. In parte lo credo ancora. Per una parte ancora più grande, però, so che non è proprio così: le situazioni possono cambiare, e se non posso (e chi mai potrebbe?) dare per scontate le mie reazioni, posso ragionevolmente prevederle. Un vantaggio? Macché, una catastrofe! Perché pur sapendo che la mia risposta a quella determinata azione potrebbe essere, potenzialmente e verosimilmente sbagliata, mi ostino a… essere me. Per una forma molto poco astuta, e soprattutto inutile, di coerenza.

In altre parole, conosco me stessa, sono me stessa, ma non chi voglio essere. È una differenza che c’è e che ho, con molto rammarico, imparato a riconoscere. È un po’ frustrante sapere chi si vuole essere e non riuscirci. È un fallimento, una colpa, una delusione. Mi chiedo se ci sia un limite anagrafico oltre il quale non è più possibile diventare se stessi. Perché, nel caso, più passa il tempo e meno vita mi avanza per diventare la persona che vorrei.

«Sapere dove è l’identità è una domanda senza risposta»

José Saramago

Perché mi serve un nemico?
I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

Il mio nemico non è un confine. È un limite. Pur rappresentando quel qualcuno che sicuramente non voglio essere, il sentimento che suscita equivale a un dolore che, alla fine, trafigge solo me. E tuttavia ne ho bisogno. Incontrarsi e cooperare è un ideale al quale ho dedicato molto tempo della mia vita, ma di fatto richiede un principio di reciprocità che non sempre viene condiviso: accade allora che ci sia un’invasione della tua vita da parte di soggetti che non hanno nessuna intenzione di collaborare a farti crescere con la loro diversità e piuttosto scambiano l’incontro con la conquista e la sottomissione dell’altro. In questo senso, ho imparato a mettere delle sentinelle a guardia di me stessa e a tracciare confini non inamovibili ma nemmeno più così fluidi come erano un tempo.

«Possiamo imparare persino dai nostri nemici»

Ovidio

A chi appartiene il mondo?
Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

Il mondo appartiene ai potenti, ai prepotenti, agli scaltri, agli ipocriti, ai bugiardi. Di fatto sta che costoro non sono interessati a prendersene cura quanto piuttosto a sfruttarlo.

«La verità, pensava lui, non era mai stata di aiuto a nessun essere umano, è una specie di simbolo che perseguono matematici e filosofi. Nelle relazioni umane gentilezze e menzogne valgono mille verità»

Graham Greene

Dove mi portano spiritualità e scienza?
Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore delle scienze? O altrove?

Il positivismo è fallito.

La spiritualità è connaturata all’essere umano. Nessun individuo, a mio parere, può dirsi totalmente privo di una sua parte puramente spirituale. La religione, ogni religione, è un’altra cosa: un’impalcatura eretta dagli uomini, manipolata e condizionante. La scienza non è una creazione umana ma scoperta, impegno, scelta. Entrambe possono essere reazionarie e rivoluzionarie al tempo stesso. Sia l’una che l’altra mi portano a uno scontro laddove invece io cerco l’incontro.

«Ci sono leggi che governano il mondo e che non sono fatte né pro né contro di noi. Quando scoppia il temporale non te la prendi con nessuno, sai che la folgore è prodotta da due polarità elettriche, le nuvole non ti conoscono. Non puoi muovere loro alcun rimprovero. E del resto sarebbe assurdo, non capirebbero»

Irène Némirovsky

Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?
La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

Libertà. La rivoluzione è di pochi e per pochi. L’arte rende liberi, affranca il pensiero, emancipa l’individuo. O dovrebbe. Quella vera. Quella che nasce come istinto originale e potente.

«Per me l’arte viene prima della democrazia»

Alfred Hitchcock

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