Nel Guscio di Ian McEwan

Nel Guscio di Ian McEwan (Einaudi editore) è il libro che regalerei a una persona che non sopporto. L’indicazione proviene dalla BookChallenge di Iread e fin dal principio mi è sembrata una delle sfide più critiche da passare. Anche perché – diciamo la verità – se una persona non la sopporto non ci parlo nemmeno, figurarsi mettermi a consigliare un libro.

In questo caso, l’aiuto a risolvere l’impasse è venuto dall’eco di una frase detta qualche mese da qualcuno con cui per un po’ di tempo (anni) avevo condiviso molto di me stessa, della mia vita, dei miei pensieri, della mia storia, dei miei sentimenti, persino aspetti che per la loro natura privata si fa fatica a far uscire dal buio della coscienza, dai reconditi dell’animo.

Ma a un certo punto questa condivisione di me era diventata scomoda? Noiosa? Pesante? Invadente? Be’ sì, ci sta.

La frase venne smezzata lì, così: «Se vuoi, possiamo parlare di libri o del mondo», un’offerta condizionata, un premio di consolazione, un ricambio parzialissimo. Perché di fatto nel tempo, negli anni, di libri e del mondo non avevamo mai parlato.

Libri, questa persona, ne leggeva. Si faceva vanto, anzi, di essere un’accanita lettrice. Talmente accanita da non averne mai nominato uno, nemmeno per scambiarci reciproci pareri.

Ma parliamo di libri, allora! Quali, non sono ancora sicura di averlo capito. Dei pochi che avevamo letto entrambe (in ere geologiche rigorosamente separate), il confronto si fermava a: «Oh sì. Bello. Mi è piaciuto». Oppure il contrario. Per poi cambiare immediatamente discorso e tornare su qualche argomento più utile alla nostra reciproca conoscenza: il suo karma, la sua mindfulness, il suo buddha e l’ultimo dei suoi boyfriend (ehm, ultimi… l’ultima volta erano tre: quello che forse era gay, quello che era troppo piccolo, quello bruttino, fidanzato ma finanziariamente molto ben sistemato). Oppure finiva che la conversazione la monopolizzavo io che giustamente mi credo il centro dell’universo.

Eh no, questo, invece, non ci sta.

Così ho pensato che, se ci rivedessimo oggi, con Nel Guscio di McEwan potremmo forse recuperare queste fantomatiche conversazioni sui libri e sul mondo.

To live is the rarest thing in the world. Most people exist, thatis all. (4)

 

Nel guscio è un romanzo complesso nonostante la trama semplice, esemplificata sull’archetipo amletico del tradimento coniugale che sfocia nel crimine: Trudy e John sono sposati e aspettano un figlio ma il loro matrimonio è infestato dalla presenza di Claude, l’amante di Trudy e fratello di John. Il novello Amleto è il feto ormai prossimo al parto che dal guscio in cui ancora si trova tutto vede, tutto contempla, tutto sente. Incluso il piano criminoso dei due cognati fedifraghi per eliminare l’incomodo marito, fratello e padre.

Osservatorio privilegiato, dunque, quello del narratore scelto da McEwan: per la sua posizione nell’utero materno, esso (o egli? Un feto può già considerarsi non solo essere vivente ma altresì essere senziente e raziocinante?) è il testimone perfetto non solo dei progetti criminali ma anche delle dinamiche di questo rapporto a tre, dei caratteri dei protagonisti, conoscendo alla perfezione le più intime debolezze così come le virtù. Trudy è il suo guscio, John il seme che l’ha fecondato, Claude è l’estirpatore e l’usurpatore.

È un incontro drammatico con la vita, quella del feto prima di nascere (ma è già vita?), fatto di inganni, manipolazioni, esercizi di potere, ma anche di disperati momenti di riflessione profonda sul bene e sul male, sui rapporti umani, l’amore filiale e tutto quanto lo attenderà in questo modo dopo il primo vagito: diseguaglianze, lotta per la sopravvivenza, scelte da compiere e scelte (altrui) da subire. È un feto colto, il nostro protagonista: attraverso la placenta assorbe non solo nutrimento (e molti, molti bicchieri di vino) ma anche lezioni sui più variegati argomenti: letture, simposi, podcast radiofonici che spaziano dalla politica alla filosofia all’etica e alla morale.

Da questo punto di vista, McEwan mette subito in chiaro il patto di verisimiglianza col lettore: la sua narrativa è metafora strumentale che forza i limiti dell’immaginazione senza essere astrazione pura.

E, tuttavia, accettando il patto che l’autore ci propone, non possiamo fare a meno di chiederci: come influirà tutta questa mole di informazioni sulla crescita dell’individuo-feto futuro? C’è qualcosa che può fare per evitare il destino che gli si profila ora, nel guscio?

Ed ecco che non è solo di Shakespeare e di Amleto l’eco che squarcia queste pagine: più indietro nel tempo e nella Storia della Letteratura Occidentale troviamo un altro celebre matricidio, quello di Clitennetra da parte di suo figlio Oreste. Ce ne parla Eschilo nell’Orestea, una trilogia formata dalle tragedie AgamennoneLe CoeforeLe Eumenidi (459 a.c). Agammenone, ricordiamolo (perché ce lo ricordiamo vero?), Agamennone, dunque, sovrano di Argo, alla partenza per la guerra di Troia, non aveva venti favorevoli, così per propiziarsi gli dei (in particolare Artemide che gli era ostile), su consiglio dell’indovino Calcante aveva sacrificato la figlia Ifigenia. I venti cominciarono a essere propizi, sicché la flotta poté alzare le vele. Clitennestra aveva però deciso di vendicare il sacrificio della figlia, convincendo Egisto, cugino del marito e suo amante, ad aiutarla in tale impresa.

E Oreste, figlio di Agammenone e Clitennetra, giura vendetta per il padre, uccide la madre, e subisce la persecuzione da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago.

Oreste. Amleto. E il feto. La continuità narrativa è straordinaria. Anche nella forma tragica, nella scelta – cui McEwan non fa eccezione – di una sorta di unità di tempo, luogo e azione, cifra – appunto – della tragedia classica secondo la codificazione aristotelica.

E non è tutto, perché – e il feto di McEwan lo sa – dopo la nascita dovrà vedersela con conseguenze tutt’altro che astratte: il γένος e la Δίκη… per non parlare del carcere dove Trudy potrebbe essere rinchiusa.

Per questo e per tanto altro, Nel Guscio di McEwan mi sembra l’opera perfetta se vogliamo, seriamente, parlare di libri e di cose del mondo in un confronto aperto e schietto delle nostre rispettive intelligenze e conoscenze.

Perché si fa presto a dire: parliamo di libri… Ma se non ci sono argomenti di discussione – perché gli interessi non convergono, perché non si ha voglia di ascoltare, perché non si è  curiosi, disposti e disponibili… tanto vale stare zitti.

Titolo: Nel Guscio

Autore: Ian McEwan

Editore: Einaudi

Pagine: 173

Costo: 18 €

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