L’OPULENTO E SELVATICO DI IRÈNE NÉMIROVSKY: RECENSIONE A IL CALORE DEL SANGUE

Autore: Antonella Di Martino

Un’ambientazione insolita per questo romanzo di Irène Némirovsky, lontana dalle luci parigine e dal sole della Costa Azzurra. Ne Il calore del sangue (Adelphi Editore) siamo sempre in Francia, ma nel cuore della provincia, la stessa che ritroveremo in Suite Francese. Qui troviamo i colori teneri e aspri della campagna, lo splendore dei tramonti, il gelo degli inverni, le ampie foreste. Qui, la borghesia ha lasciato da poco la miseria contadina e non conosce i lussi cittadini. Qui, regna la diffidenza. Qui si accumulano grano e denari.

Qui, osserviamo la vita con gli occhi lucidi e freddi di Sylvestre, tornato al paese natìo dopo una vita dedicata a viaggiare, a gustare la varietà del mondo. Qui, ha trovato solitudine e povertà, che tuttavia non lo rendono infelice.

«Sono vecchio, povero, scapolo, e vivo in una catapecchia in fondo al bosco… Eppure, a dispetto delle loro certezze, io in questo posto trascorro dei bei momenti.»

La vita l’ha respinto ai margini di una vecchiaia selvaggia e solitaria, ma serena, e priva di rimpianti. Il calore del sangue è lontano.

La provincia è silenziosa. Qui non si parla volentieri e non ci si confida nemmeno con i familiari, al massimo si mormora. Qui nessuno vuole essere coinvolto nei fatti altrui. A poco a poco, la narrazione ci trascina sotto la superficie della complicità senza parole, del non detto condiviso che avvolge i segreti. Non mancano, tuttavia, le punizioni: si tace ma si osserva, per poi agire di conseguenza, isolando il colpevole, talvolta assimilando i suoi beni. Non si tratta di giustizia, ma di autodifesa, di tutela. Tutto deve rimanere inalterato, la logica dell’accumulo identifica nella dispersione e nell’intrusione l’estremo pericolo.

«Vivono in case confortevoli, isolate, costruite lontano dal borgo, difese da porte ostili, chiuse a tripla mandata come le porte di una prigione…»

All’interno di queste porte, il calore del sangue tende a estinguersi.

Irène Némirovsky dimostra di conoscere a fondo difetti e crudeltà di questa piccola borghesia contadina, che, a pensarci bene, sembrano sintetizzarsi nell’avarizia. Non è forse la tendenza ad accumulare che induce a immergersi nella materialità come in un fango rassicurante? Non è forse l’attaccamento al denaro che induce a usare la moneta come unità di misura per l’universo intero, umanità e affetti compresi?

irene-Nemirovsky

Esiste anche il lato luminoso, simboleggiato dal focolare della coppia degli Érard, simbolo ed esempio di famiglia accogliente e di affetto coniugale autentico, fatto di condivisione e dedizione, non privo di mistero e dedizione. Un amore davvero grande, che non appartiene alle classi sociali più elevate, ma soltanto alle anime meno ricche e più semplici; il romanzo lo racconta nella sua globalità, senza temere sdolcinatezze. L’amore coniugale è completezza e luce, ma il calore del sangue è altra cosa.

Il calore del sangue è il calore della giovinezza, è quella follia, quella fame d’amore e d’avventura che rischia di marchiare per sempre la vita. Il calore del sangue è pericoloso, ma in pochi anni si spegne lasciando spazio alla dolce quiete dell’età matura. Dopo, arrivano le angosce rinnovate della vecchiaia, l’anticamera della morte. Sylvestre assapora la quiete della sua vecchiaia, ma apprezza ancora il fuoco dei giovani, subisce ancora il fascino della fiamma che si riflette negli occhi, dona vivacità ai gesti, ravviva la bellezza e scalda la pelle.

Il calore del sangue non genera soltanto guai, ma anche tensioni nascoste, fino ad arrivare al crimine che tinge questo romanzo di giallo, con un’ombra di noir; gli ingredienti ci sono tutti, dalla suspense ai colpi di scena, dalla morte agli amori proibiti. Noi seguiamo il protagonista e lentamente, trascinati dal ritmo sornione della narrazione, scopriamo il lato più oscuro della tranquillità rurale, scartando una sorpresa dietro l’altra, assaporando il retrogusto degli indizi, disseminati dall’autrice come sassolini aguzzi e pungenti fino alla rivelazione finale.

Gli ultimi capitoli di questo breve romanzo, che si legge d’un fiato, sono stati ritrovati soltanto nel 2005, e la pubblicazione integra risale al 2007. Una perla rara, da non perdere.

Titolo: Il calore del sangue

Autore: Irène Némirovsky

Editore: Adeplhi

Pagine: 155

Costo: 11 €

Antonella Di Martino è nata ad Aosta e vive tra la Liguria e la Toscana. Amante dell’arte in ogni sua forma, ha scritto una trentina di libri tra cui Diecipercento e la Gran Signora dei Tonti (Autodafé Editore), Adolf Hitler, il dittatore; Napoleone Bonaparte, il grande; Giulio Cesare, il primo dei Cesari (Le case book), Un ultimo abbraccio (Graphe) Una famiglia bellissima (Eclissi Editore). Per BookaBook uscirà in primavera Una diagonale perfetta.  

 

 

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