Maria De Medici: La decadenza di Matteo Strukul

Qualche giorno fa Facebook mi ricordava che nel gennaio del 2017 stavo leggendo: I Medici: Una regina al potere di Matteo Strukul (Newton Compton Editore), terzo e – all’epoca così pensavo – ultimo capitolo della saga famigliare dei Medici che, devo ammettere, mi aveva stregata anche grazie alla omonima serie tv che a fine 2016 era andata in onda su RAI 1. Senza fare confusione, però. L’opera di Matteo Strukul non aveva (quasi niente) a che fare con il prodotto televisivo. Un po’ lo stesso discorso che facevo nel post dedicato a Victoria di Daisy Goodwin: è nato prima l’uovo o la gallina? Discorsi oziosi e retorici, come sempre, del resto, quando si parla del binomio libro-film (o serie tv).

Dopo aver raccontato di Cosimo, Lorenzo e Caterina De Medici, pensavo che la serie si fosse conclusa. Sbagliavo: in qualche modo mi deve essere sfuggito il fatto che non di una trilogia si trattava ma di una tetralogia, anche perché ai personaggi che avevano fatto grande la storia della famiglia fiorentina dei Medici mancava ancora un nome da narrare: quello di Maria De Medici, regina di Francia nel XVII secolo come Caterina lo era stata nel XVI secolo.

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(Firenze: androne della Vila della Pietraia dove sono conservati gli affreschi che riguardano il ciclo mediceo. All rights reserved)

In I Medici: decadenza di una famiglia la parabola di Maria De Medici che viene tracciata è puntuale fino all’ultima coordinata. Moglie amata di Enrico IV, sovrana osteggiata dai pari e dagli aristocratici per via delle sue origini italiche tanto quanto per l’ingombrante paragone con l’altra Medici, Caterina. Invise furono pure le compagnie a cui legò il suo nome e la sua lungimirante generosità verso gli italiani che alla corte di Francia superarono per titoli e ricchezze la progenie di famiglie più antiche e dal nome più blasonato (la famiglia Concini su tutte).

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(Maria De Medici in un ritratto del pittore fiammingo Rubens da ella fortemente incoraggiato a raggiungerla al Palazzo del Luxemburg)

Quando nel maggio 1610 venne nominata regina reggente (in vista di una lunga campagna che avrebbe tenuto Enrico lontano dal trono per molti mesi, campagna che si concluse ancora prima di iniziare in virtù della morte del sovrano avvenuta appena 4 giorni dopo), il suo potere dovette scontrarsi con le ferree opposizioni da parte di coloro i quali la ritenevano incapace di governare un paese dalla forte tradizione storica e politica, minacciato al suo interno dalle laceranti guerre di religioni, quelle tra cattolici e ugonotti in primis (va da sé che la sovrana parteggiasse per i primi) e, all’esterno, dalle agitazione ai confini spagnoli. Furono, gli anni della reggenza, anni di turbolenti equilibri imperfetti, di tradimenti dietro ogni angolo, e dunque cospirazioni a ogni voltar di pagina. Anni in cui il suo diritto a governare il paese dovette, più e più volte, essere ribadito con fermezza.

L’ascesa al trono del figlio, Luigi XIII (fatto sposare ad Anna d’Austria da cui nascerà il futuro Re Sole), lungi dal rappresentare la conferma della linea politica materna, spazzò via con un sol colpo tutto ciò che ella aveva fatto, senza contare che i nobili vicini alla regina madre, come Concino Concini e sua moglie Leonora Galigai, furono fatti arrestare e poi condannati a morte per squartamento. Luigi XIII fece estromettere la madre, la esiliò presso il Castello di Blois da cui Maria fuggì nascosta in una cesta per muovere subito guerra al figlio, a Pont-de-Ce, guerra da cui uscirà comunque sconfitta.

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Nel frattempo stava sorgendo, in Francia, l’astro di Armand-Jean du Plessis, il cardinale Richelieu, che ben presto accentrò nelle sue mani sorti e potere del paese spingendolo prima verso una dura persecuzione degli ugonotti asserragliati alla Rochelle, e rivolgendosi poi contro l’Impero Asburgico per la successione del ducato di Mantova, fino alla sanguinosa Guerra dei Trentanni con la quale la Francia intendeva strappare alla Spagna il predominio sull’Europa.

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Il materiale su cui Strukul si è trovato a fare ricerche storiche, acquisire documenti, assimilare informazioni è, come si può ben intuire, davvero vasto (tanto più che non solo di fatti ed eventi bellici si tratta, ma anche di usi, costumi; come ci si vestiva all’epoca, cosa si mangiava, quali erano le condizioni minime di sopravvivenza del popolo) e questo fa de I Medici: decadenza di una famiglia, un romanzo storico per eccellenza (la categoria per la quale è stato inserito nella Book Challenge Di Iread).

A rimetterci, tuttavia, è proprio il senso del romanzo. Dov’è il sentimento? Dov’è l’introspezione dei personaggi, la loro evoluzione, la loro psicologia? Sembrano tutti marionette che scattano a comando. Anche nei dialoghi, dove spuntarono termini quali “pulzella”, “mustacchio”,  “guascone” che, sicuramente parte del linguaggio dell’epoca, oggi fanno sorridere e pensare a un manierismo lessicale privo di carattere.

A rimetterci è l’autenticità, là dove tutto sembra ricostruito più a partire dalla tediose carte che dal palpito, dal guizzo, dalla scintilla di personaggi che, per quanto passati alla Storia, sono pur sempre stati prima uomini e donne.

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C’è una lentezza nel ritmo narrativo che smorza il pathos, una fiacchezza che spegne l’appeal che gli altri romanzi della saga avevano saputo trasmettere al lettore. Più che un romanzo, assomiglia a un ordinato e diligente saggio storico, privo di slancio, di verve, di qualcosa che, insomma, faccia desiderare al lettore di girare una pagina, e poi ancora un’altra, fino alla fine.

Maria de Medici è stata una figura di indubbio spicco, ma lontana (non solo per distanza geografica) da quella grande saga che furono (nel bene o nel male) i Medici nella Firenze del XV secolo. È piuttosto un’erede stanca, decadente, come il romanzo che Strukul le cuce addosso.

Delle quasi quattrocento pagine, alla fine, restano interrogativi oziosi come: la regina Anna ebbe davvero una liaison con il Duca di Buckingham? Tra i “moschettieri” (vero corpo di guardia reale) c’erano davvero Porthos, Athos e Aramis, senza dimenticare D’Artagnan? E, a proposito, non era meglio leggere I tre Moschettieri di Dumas Padre o piuttosto guardare l’omonima serie… animata?

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Titolo: I Medici: Decadenza di una famiglia

Autore: Matteo Strukul

Editore: Newton Compton

Pagine: 382

Costo: 9.90 €

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