L’amore in un clima freddo: Nancy Mitford e la (f)rigidità dei sentimenti

«Ah, l’amore… Bisognerebbe sparargli, a quello che l’ha inventato»

Un libro con un titolo che descrive la mia vita sentimentale? L’amore in un clima freddo di Nancy Mitford (Adelphi Editore), senza dubbio. Un titolo, in questo senso, interpretabile: l’amore in un clima freddo può essere rovente per l’esigenza, tutt’altro che paradossale, di scaldare. Oppure può essere frigido e basta. Quale delle due interpretazioni si attaglia alla mia vita amorosa non vi è dato, però, di sapere.

BookChallenge di Iread a parte (che, tuttavia, vedete? tra le altre cose ha il merito di farci anche giocare con i libri che leggiamo), era da tempo che volevo leggere qualcosa di una delle mitiche sorelle Mitford (Nancy, la maggiore, in questo caso), «le sorelle più affascinanti del XX secolo», «un prototipo di Forrest Gump, sempre al limite della Storia, se non coinvolte direttamente» (The Guardian), donne non scontate, riprovevoli femmes du monde, irriverenti, sfacciate, fuori dagli schemi della morale aristocratica inglese, oltre che icone del (alla lettera) politically uncorrect (oscillarono tra nazismo e comunismo) e, sotto il profilo letterario, appena riportate in auge da Jessica Fellows con la sua serie “I delitti Mitford”, il primo dei quali, L’assassinio di Florence Nightingale Shore, è uscito alla fine del 2017 per Neri Pozza editore e sarà tra le mie prossime letture.

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L’amore in un clima freddo, da tutti considerato il capolavoro assoluto di Nancy Mitford, ha una trama molto semplice e lineare: la giovane debuttante Fanny, parente povera di una famiglia della bassa aristocrazia inglese, osserva e racconta in prima persona, sia prima che dopo il matrimonio col suo Alfred,  un accademico di Oxford:

«un professore di teologia! Che, per colmo dell’obbrobrio, legge libri!»

le eccentriche e turbolenti avventure della famiglia di Lord e Lady Montdore, in particolare quelle legate a un’altro e più decisivo matrimonio, quello dell’unica figlia ed erede, Polly.

«Il fatto era che quella celebrata bellezza non sembrava esercitare alcun fascino sull’altro sesso»

Sotto l’apparente banalità degli eventi che si susseguono e i blandi colpi di scena, dietro a personaggi più o meno probabili (o proprio improbabili) che si assiepano intorno ai Montdore e alle loro vicende, si indovina, a mio parere, una metafora della rigida società britannica, una società, appunto, figlia di un clima freddo, incapace di godere appieno di quell’eccitazione e quello slancio tipici, invece, dei costumi amorosi di paesi che possono contare su un clima più mite e meno tetro di quello inglese.

«[Le donne inglesi sono] orgogliose e distaccate, sempre fuori casa quando squilla il telefono, mai libere per cena, a meno che non le si inviti con una settimana di anticipo… insomma, elles cherchent à se faire valoir e non ci riescono, mai e poi mai.»

E tuttavia, si scorge, in controluce, un’idea se non proprio originale (la critica alla società e ai suoi manierismi, celata sotto lo sguardo divertito proprio delle donne con la loro feroce capacità di osservare, anche da prospettive privilegiate, è una delle prerogative della narrativa anglosassone da Jane Austen in poi), quantomeno latrice di una declinazione inedita della materia trattata: come l’ambiente può influire sulla capacità di innamorarsi ma anche qualcosa di più problematico e attuale, la fascinazione infantile come radice dell’amore che fa sì che una ragazzina oggetto di avances possa credersi, a distanza di anni, un’adulta innamorata (Polly).

È però un controluce fatto più di ombre che di luci: a fianco di un piglio narrativo brioso, di uno stile scanzonato, soprattutto nei dialoghi teatralmente comici, e di un parossismo che sfocia in un finale da commedia dell’arte, non si può fare a meno di avvertire una fiacchezza di fondo, una leggerezza che scivola facilmente in superficie lasciando inesplorate le dimensioni più complesse o anche solo un po’ meno profonde di quelle di una tazza di tè, sicché ogni tema è assaggiato e poi subito abbandonato, in un continuo rimescolio. Finanche i personaggi hanno la sostanza bidimensionale dei bozzetti caricaturali, senza una vera e propria connotazione non dico psicologica ma almeno realistica.

Beninteso, forse l’intenzione della Mitdord non era quella di scrivere un libro pregno di sollecite osservazioni sul mondo e sulla sua complessità. E questo glielo concediamo volentieri. Il tè sono è una pausa deliziosa dalle turbolenze della giornata, un appuntamento irrinunciabile, un rito millenario. Forse sono io che l’ho letto mentre ero ancora sotto l’influenza di Elizabeth Jane Haward e della saga dei Cazalet e mi aspettavo di imbattermi in una vitalità che non fosse solo temperamenti irrefrenabilmente vivaci e altrettanto vacui come quelli delle cugine Jesse e Victoria.

È il problema di avere aspettative molto alte quando a un libro non si dovrebbe chiedere nulla più di quello che ha da offrire.

Per tornare all’interpretazione aperta del titolo con cui è iniziata questa recensione, leggendolo non ho potuto fare a meno di oscillare tra due sensazioni: quella di una lettura scorrevole, piacevole ma tiepida, adatta a fare compagnia nelle fredde serate invernali, ficcati sotto un piumone e con il caminetto acceso… e una tazza di tè in mano. Oppure di una lettura frigida, incapace di far godere pienamente il lettore. Il prevalere dell’una o dell’altra è dipeso, nel mio caso, dall’umore, o piuttosto… dal clima?

Posso aggiungere però che Nancy Mitford scrisse un seguito de L’amore in un clima freddo: Non ditelo ad Alfred, dove Fanny «ci parla finalmente di se stessa. Catapultata dal tedioso mondo accademico di Oxford fino all’ambasciata britannica a Parigi, dove il marito Alfred è stato inopinatamente nominato ambasciatore, Madame l’Ambassadrice ci fa assaporare gli aspetti più esilaranti dell’ambiente diplomatico europeo degli anni Cinquanta: una vita di società gaia ma ancora formale, nella quale si affacciano a sorpresa i quattro figli della coppia, alfieri della rivoluzione giovanile ai suoi albori.»

Indovinate chi si è precipitata a inserirlo nella lista dei desideri? Perché sarò pure una donna da amore in un clima freddo, ma sono anche recidiva.

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Titolo: L’amore in un clima freddo

Autore: Nancy Mitford

Editore: Adelphi

Pagine: 280

Prezzo: 12,00 €

 

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